AFFETTO DA MALATTIA CARDIACA TERMINALE, SI SALVA CON CUORE DI MAIALE

Il primo “xenotrapianto” di cuore della storia apre gli orizzonti della medicina e promette di risolvere il problema della scarsità di organi

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Il 2022 della medicina si apre con una innovativa conquista, spingendo la realtà oltre i confini dell’immaginabile. Il protagonista di questa incredibile storia è il 57enne David Bennett, affetto da una grave malattia cardiaca che l’avrebbe presto condotto alla morte. L’unica alternativa percorribile consisteva nell’esperienza che l’ha reso noto alle cronache di mezzo mondo: un trapianto con cuore di maiale geneticamente modificato, il primo della storia.

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L’operazione è stata effettuata qualche giorno fa presso la University of Maryland Medical Center, a Baltimora (Stati Uniti). Il paziente è oggi cosciente, non necessita di respirazione artificiale e sembra godere di buone condizioni, anche se per il momento qualsiasi previsione è prematura. L’équipe di medici che si è occupata del suo caso ha dovuto far approvare uno speciale permesso dalle autorità regolatorie americane per condurre ciò che tecnicamente viene definito “xenotrapianto”. Permesso che è stato subito accordato in virtù delle condizioni disperate in cui versava Bennett: sei settimane prima dell’intervento, infatti, era in vita solo grazie ai macchinari cui era collegato.

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Come spiegato da uno dei chirurghi del team, la possibilità di effettuare trapianti anche dagli animali apre molte speranze poiché rappresenta una reale soluzione al problema della scarsità di organi, che purtroppo costringe spesso a salvare solo parte dei malati terminali. Fin da tempi non sospetti si sostituiscono valvole cardiache umane con quelle suine, ma questo è il primo caso in cui ad essere trapiantato è il cuore intero. Gli organi di maiale si prestano bene a tali scopi poiché si tratta dell’animale che condivide con noi il maggior numero di somiglianze in termini anatomici e fisiologici, tra cui anche le caratteristiche del sistema immunitario. Tuttavia, tali operazioni sono state rese possibili solo dalla nuova tecnica definita “taglia e cuci del Dna”, la quale consente di disfarsi di alcuni geni di maiale che, introdotti nel corpo umano, innescherebbero rigetto.

Anna Maria Stanca

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