ADDIO A TULLIO DE MAURO, PADRE DELLA LINGUISTICA ITALIANA

L’ex Ministro della Pubblica Istruzione ci ha lasciati all’età di 84 anni, dopo aver dato ampio contributo alla cultura del nostro Paese

Addio_tullio_demauro.jpg

Si è spento lo scorso 5 gennaio, nella sua casa di Roma, il linguista e docente universitario Tullio De Mauro, portandosi via un pezzo di cultura italiana. Lo ha annunciato il figlio Giovanni sul sito di “Internazionale”, settimanale da lui diretto e con cui lo stesso Tullio collaborava, curando personalmente le rubriche “La parola” e “Scuole”. I suoi ultimi articoli, “Occhio alla media superiore” e “Il Nuovo vocabolario di base della lingua italiana”, risalgono al mese scorso. La sua intelligenza acuta e brillante lo ha dunque accompagnato fino all’ultimo.

cms_5269/2.jpg

Nato a Torre Annunziata (Napoli) nel 1932, dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche aveva insegnato presso le università di Napoli, Chieti, Palermo e Salerno. Alla Sapienza di Roma era stato docente di Filosofia del linguaggio e ordinario di Linguistica generale, fino alla fondazione della Società di linguistica italiana, avvenuta nel 1996. Una decina di anni dopo aveva intrapreso una lunga e prolifica carriera politica, ricoprendo il ruolo di consigliere della Regione Lazio, di membro del Consiglio delegato per la didattica del rettore, di presidente dell’Istituzione biblioteche e centri culturali di Roma. Nominato Ministro della Pubblica Istruzione dal presidente Amato nel 2000, fu alla guida del dicastero per un anno, ottenendo il titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana, il primo di una lunga lista di riconoscimenti per la sua attività di ricerca e insegnamento. Tra i più prestigiosi, ricordiamo il premio della Presidenza della Repubblica, giunto nel 2006, e l’Honorary Doctorate dall’Università di Waseda (Tokyo), conseguito nel 2008.

Innumerevoli le sue opere dedicate alla sua più grande passione, la lingua italiana: “Storia linguistica dell’Italia unita”, “Il grande dizionario italiano dell’uso”, “Minisemantica dei linguaggi non-verbali e delle lingue”, “Idee per il governo: la scuola” e tante altre, fino a raggiungere le 103 pubblicazioni in Europa. Celebri anche le sue traduzioni, tra cui la ricostruzione del Cours de linguistique générale di Ferdinand de Saussurre, e i suoi articoli in collaborazione con l’Espresso e Il Mondo.

La nostra cultura non sarebbe stata la stessa senza le sue idee, per certi versi profondamente innovative, e i suoi ritratti volti a immortalare non solo la lingua italiana, ma anche la popolazione e le sue dinamiche sociali, radici profonde di qualsiasi fenomeno linguistico. Attento osservatore del modo della scuola, sosteneva l’importanza del dialetto, alternato con l’italiano, come “lingua dell’espressività e dell’affettività”, evidenziando la necessità di “sbaraccare il modello del docente in cattedra” e privilegiando metodi di insegnamento moderni e interattivi, che elevassero l’alunno ad attivo costruttore della propria conoscenza. Un’eredità preziosa, da rispolverare per onorare la sua memoria e dare una chance a generazioni di studenti che sembrano non rispecchiarsi più nella cultura del Belpaese e nei suoi metodi educativi.

cms_5269/3.jpg

I personaggi di spicco della politica italiana hanno ricordato il linguista con parole di affetto e profonda stima. "Ricordo Tullio De Mauro maestro appassionato per quanti amano la scuola, la ricerca e la lingua italiana” ha scritto in un tweet il Presidente del Consiglio Gentiloni. “La scomparsa di Tullio De Mauro priva il Paese di un insigne linguista, un uomo di profonda cultura capace di trasmettere con passione sapere e conoscenza, una vivace intelligenza che ho avuto modo di apprezzare negli anni di comune lavoro con il Premio Strega della Fondazione Bellonci”, queste le dichiarazioni del Ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, che ricorda l’impegno di De Mauro alla presidenza della fondazione organizzatrice dell’annuale Premio Strega.

Infine, le parole commosse del Presidente Mattarella: “De Mauro è stato un intellettuale appassionato, un fine studioso, un italiano che non ha esitato, quando gli è stato richiesto, a mettere la propria esperienza e le proprie capacità a servizio delle istituzioni della Repubblica. La sua testimonianza resterà nel Paese, nella società, nelle università, come una spinta all’impegno e come un rafforzativo del valore educativo della scuola, così decisivo per il nostro futuro.

cms_5269/4.jpg

La camera ardente è stata allestita ieri, dalle 11 alle 18, presso l’Aula 1 di Lettere della Sapienza (Roma). Presente il Presidente del consiglio, che ha espresso la sua vicinanza nei confronti dei familiari del defunto. Sempre nella stessa aula, stamane intorno alle 10,30 si terrà una commemorazione pubblica.

“Quando un popolo ha perduto patria e libertà e va disperso pel mondo, la lingua gli tiene luogo di patria e di tutto”: queste alcune delle più celebri parole pronunciate da Tullio De Mauro, che dovrebbero farci da guida nei momenti più difficili della vita del nostro Paese. Siamo accomunati da una lingua e da una cultura che vantano affascinanti radici millenarie. E’ nostro dovere valorizzarle ogni giorno ed esserne orgogliosi, sempre.

Federica Marocchino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos