ABBASSO LE ARMI, IN ALTO I VIOLINI

Musicisti ucraini insieme per dire no alla guerra

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In questo momento di grande confusione mediatica riguardo alla narrazione del conflitto in Ucraina, bisogna stare molto attenti quando di discute di pace e di stop all’aumento della spesa bellica. Si può correre il rischio di finire nel tritacarne di “giornalai” fin troppo americanisti e NATO dipendenti, sempre più intenti a una maccartista caccia alle streghe di opinionisti, blogger e addetti ai lavori, più favorevoli a una via diplomatica nella risoluzione dei conflitti bellici, anziché procedere ad un’analisi spassionata di una guerra pre-annunciata dal 2014 (nella piena consapevolezza degli Stati Uniti d’America e della NATO) che continua a mietere vittime innocenti. Il mio parere di pacifista convinta, è di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica sul tema della pace, anche attraverso la cultura musicale. La "musica è strumento di pace"! Ad affermarlo è Dmitri Yablonski, direttore dei Virtuosi di Kiev, orchestra d’archi di qualità internazionale.

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L’assioma è “violini al posto dei Kalashnikov”: un modo per dimostrare che ci sono ucraini che manifestano per la pace. Questi musicisti ucraini saranno coinvolti in Italia in un progetto non solo musicale. La notizia, giunta alle agenzie nelle ultime ore, riporta che il comune di Chieti ospiterà in città i componenti della Virtuosi di Kiev, dando loro alloggi e l’utilizzo del teatro “Marrucino”. Si tratta di una ventina di musicisti in età militare e arruolabili che, grazie all’istituzione comunale e alla Prefettura della città abruzzese, imbracceranno i propri strumenti musicali anziché un fucile. Giovedì ci sarà il primo di una serie di concerti che si svolgeranno anche in altre località europee.

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“Il Marrucino sarà la nostra piccola Scala - ha detto Yablonski - e faremo di tutto per occuparci solo di musica, restando il più possibile lontani dalle strumentalizzazioni politiche. Se suoneremo musica russa? La musica è strumento di pace, in Israele non si suona Wagner, ma Baremboin è ebreo e dirige Bayreuth, in Armenia non si suona Katchaturian, parlare di queste cose non è uno scherzo. Io so solo che l’Italia è paese di aiuto sincero nei confronti dei rifugiati”. Auspico a un proliferare di queste iniziative, perché dagli ucraini (e anche dai russi) può, principalmente, levarsi l’urlo di speranza che porti il buon senso a prevalere su odio e nazionalismi.

Nicòl De Giosa

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