8 Marzo e gap da colmare

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Il marketing ha sicuramente reso commerciale la ricorrenza tv della Giornata internazionale della donna, finendo così per perdere di significato. Ritengo, invece, sia fondamentale spiegare ai nostri figli le origini storiche di questa data, trasmettere loro il suo significato profondo. Non possiamo non fare riferimento all’incendio accaduto in una fabbrica di New York nel marzo del 1911 in cui morirono 123 giovani donne. Una tragedia memorabile che ci induce a riflettere sulle terribili condizioni di lavoro. È necessario che i nostri figli sappiamo delle lotte del passato per l’emancipazione femminile, delle tante donne ancora oggi oppresse, dell’esistenza delle spose bambine nel mondo (circa 12 milioni ogni anno secondo gli ultimi dati dell’Unicef), dell’obbligo in alcune parti del mondo di indossare il burqa e subire violenze senza potersi difendere, della pratica della mutilazione degli organi genitali femminili. Sin dall’infanzia, dobbiamo educare i nostri figli al rispetto dell’altro nella sua alterità, all’empatia, al dialogo. Dobbiamo crescere i nostri ragazzi in un clima di tolleranza e conoscenza reciproca, di rispetto e parità tra i sessi al fine di superare vecchi stereotipi ancora presenti in tante famiglie.

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Noi cresciamo per imitazione, siamo il prodotto della nostra storia. Perciò è fondamentale il nostro esempio, il nostro stile di vita. Fratelli e sorelle devono avere gli stessi ruoli. Le mansioni domestiche devono essere equamente suddivise tra maschi e femmine. Oggi 8 Marzo non possiamo non chiederci a che punto siamo nella faticosa strada della libertà e della parità. Il pensiero razionale ci dice che siamo tutti uguali, donne e uomini, ma nella vita reale le cose non stanno così. Noi donne partiamo svantaggiate da secoli di inferiorità e in Italia ci sono ancora molti gap da colmare, a cominciare da lavoro e stipendi. I dati Istat relativi a dicembre 2018 segnalano un tasso di occupazione femminile del 49,7% contro il 68% degli uomini. Continua a esistere la disparità salariale, il gender pay gap: le donne lavoratrici guadagnano meno degli uomini. Poche le donne che occupano ruoli apicali e la maggior parte delle nazioni del mondo non ha mai avuto una leader donna. I numeri della rappresentanza politica sono ancora esigui. Oggi su 63 membri di governo ci sono solo 11 donne, il 79,2% degli incarichi istituzionali è in mano agli uomini. Inoltre, siamo penalizzate nel mondo del lavoro anche dalla maternità. Troppo spesso le donne sono costrette a lasciare il lavoro per assenza di servizi, impossibilità di conciliare lavoro e cura dei figli e assenza di rete parentale. Ancora, il numero di donne vittime di violenze domestiche non accenna a diminuire.

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Attivare politiche per le donne, significa investire nella crescita economica del Paese. E l’investimento maggiore va effettuato per creare un clima socio-culturale che renda difficile il verificarsi della violenza. Diversamente, nessuna legge potrà mai risolvere il problema. Occorre riconoscere le pari opportunità, ancora tanto lontane, tra uomini e donne nella vita sociale, lavorativa e familiare. Buon 8 Marzo a tutte!

Luana Campa

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