28 OTTOBRE 2021:CENTENARIO DEL MILITE IGNOTO

Perché noi non si ignori la storia

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La Storia siamo noi…La storia non ha nascondigli,la storia non passa la mano

qualcuno ricorderà sicuramente il testo della canzone di Francesco de Gregori che faceva da sigla all’omonimo programma Rai volto a riportare attraverso docufilm e interviste gli eventi che hanno segnato il passato per meglio comprendere il presente e, aggiungo io, attraverso la valorizzazione della memoria costruire un futuro migliore. Trovo questo richiamo “mediatico” il migliore abbrivio per introdurre la ricorrenza di ieri: 28 ottobre 2021, centenario del Milite Ignoto.

Il Milite Ignoto. Perché?

Il Milite Ignoto è un militare italiano sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma, posta al centro dell’Altare della Patria (Vittoriano). La tomba contenente le sue spoglie, onorata giorno e notte dagli euzoni che la presidiano, sta a ricordare il sacrificio dei giovani soldati italiani (i “ragazzi del “99” , di cui vi parlerò prossimamente) caduti sul campo di battaglia della Grande Guerra del 1915-1918.

Fu il Generale Giulio Douhet, nel lontano 1920, a volere che il governo italiano, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri Paesi belligeranti, desse un segno di riconoscenza simbolica ricordando i 600.000 soldati caduti.

Il progetto di legge per la «Sepoltura della salma di un soldato ignoto» fu presentato dal ministro della guerra Giulio Rodinò, insieme al presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’interno Giovanni Giolitti e al ministro del tesoro Ivanoe Bonomi, alla Camera dei deputati il 20 giugno 1921, pochi giorni prima delle dimissioni del quinto governo Giolitti.

Il successivo 20 agosto il ministero della guerra, incaricato dell’esecuzione della legge appena approvata, diramò la circolare n. 25 che istituì una commissione speciale con l’incarico di individuare le salme di undici caduti al fronte, privi di qualsiasi segno di riconoscimento.

La commissione esplorò tutti i luoghi nei quali si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello curando che fra i resti raccolti ve ne potessero anche essere di reparti di sbarco della Marina.

Fu scelta una salma per ognuna delle zone di combattimento: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

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Le undici salme (una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano), inizialmente condotte a Gorizia, furono poi trasportate nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921, giorno in cui Maria Maddalena Bergamas, madre di una delle vittime senza nome avrebbe scelto quella destinata a rappresentare il sacrificio di seicentomila italiani.

Maria Maddalena Bergamas

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Maria Maddalena Bergamas era la madre di Antonio, sottotenente del Regio Esercito, originario di Gradisca d’Isonzo, suddito austro-ungarico, che sotto mentite spoglie era passato a combattere con gli italiani cadendo sul campo di battaglia nel 1916.

cms_23634/4.jpgIl corpo senza vita di Antonio, recuperato al termine del combattimento e tumulato, venne successivamente dichiarato disperso quando un violento tiro di artiglieria sconvolse l’area ove era stato sepolto.

Il momento di intensa commozione venne rappresentato nella copertina della Domenica del Corriere.

La donna posta di fronte alle undici bare allineate appoggiò lo scialle che indossava sulla seconda bara. Comprensibilmente provata si sforzò di proseguire fino all’ultima ma, giunta davanti alla decima fu colta da malore; si accasciò urlando il nome del figlio e non riuscì ad andare oltre. Venne, per questo motivo, deciso che quella bara sarebbe stata quella del “Milite Ignoto”.

Anni dopo la figlia Anna dichiarò che, la madre era decisa a scegliere l’ottava o la nona bara, poiché quelli erano i numeri che ricordavano la nascita e la morte di Antonio ma giunta dinanzi alle bare provò un senso di rimorso al pensiero. Perchè nulla dovesse ricordare suo figlio, scelse, quindi, la decima: il simbolo che sarebbe andato a Roma avrebbe dovuto appartenere davvero un soldato ignoto.

Da lì partì il viaggio sulla linea ferroviaria che toccò Venezia, Bologna, Firenze e Roma. Un treno che a velocità moderatissima passava di stazione in stazione dando l’opportunità alla popolazione, stretta nel lutto collettivo, di onorare il caduto simbolo. Quel giorno, e i giorni successivi fino al 4 novembre, sono stati un rito collettivo.

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Maria Maddalena Bergamas morì a Trieste il 22 dicembre 1953 e l’anno successivo, il 3 novembre 1954, la sua salma riesumata, venne sepolta nel cimitero di guerra di Aquileia retrostante insieme ai corpi degli altri dieci militi ignoti.

La tomba del Milite Ignoto al Vittoriano

Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato nel sacello posto sull’Altare della Patria.

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Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro con questa motivazione:

"Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria."

Attorno al sacello è presente una decorazione di foglie di alloro.

Sopra la tomba è posta una corona d’alloro in bronzo con l’iscrizione:

Ai prodi caduti / nella grande guerra liberatrice / le donne d’Italia.

La corona attuale è diversa da quella immortalata nelle fotografie del 1921 e del 1922, che aveva una parte che scendeva al di sotto del piano di appoggio. Fu forse sostituita in occasione dei lavori del 1924, che interessarono la parte centrale del Vittoriano.

Di fronte alla tomba sono posti due bracieri in cui arde una fiamma perenne; alla base di ognuno dei bracieri è posta una targa che riporta l’iscrizione:

Gli italiani all’estero / alla madre Patria.

Il Presidente della Repubblica rende omaggio al Milite Ignoto in tre diverse occasioni durante l’anno.

  • Anniversario della liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista (25 aprile)
  • Festa della Repubblica Italiana (2 giugno),
  • Giornata dell’ Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre)

È prassi che i Capi di Stato esteri in visita ufficiale in Italia rendano omaggio al Milite Ignoto.

Questa la pagina di storia celebrativa che commuove (forse) e (forse) fa riflettere circa il senso dei valori dei giovani italiani.

E’ una pagina di storia che oggi si legge a fatica perché sembra appartenere ad un’era geologica lontana.

Eppure risale solamente a 100 anni fa. Quanti giovani minorenni (la gran parte dei ragazzi al fronte non avevano raggiunto la maggiore età) sarebbero “pronti a morire per la Patria”, a incoraggiare madri e padri o fidanzate circa l’alto significato del loro sacrificio? Queste erano le parole contenute nelle lettere inviate dalle trincee dove gli eroici ragazzi del “99 marcivano al freddo, soffrendo fame, malattie e postumi di ferite devastanti. Era la generazione ottocentesca deamicisiana, educata all’esempio.

Il secolo XIX avrebbe scritto altre pagine di storia patria di lì a poco.

Per restare in tema ma senza divagare troppo mi limito a far cenno alla bagarre “pseudoideologica” scatenata dalla partitocrazia da subito proprio sulla matrice del simbolo del milite ignoto, che oscurò la vita della Bergamas fino alla fine dei suoi giorni.

Simbolo fascista, socialista, neonazista? Omaggiato dal nostro Capo dello Stato (e, come si è detto, dai Capi di Stato esteri in visita ufficiale) il sacello è stato per anni oggetto di scontri politici, violenze, attentati. Degli errori storici ( gli ultimi sono cronaca di questi giorni) preferisco non parlare qui mi limito solamente a dire triste, molto triste leggerla la cronaca recente per chi, come chi scrive, ha avuto due nonni tra i ragazzi del “99 che la storia vissuta, quella vera fatta di eventi terribili, la raccontavano con le lacrime agli occhi. Senza lacrime ma con rispetto io quella storia la racconto

perché …è la gente che fa la storia

Quando si tratta di scegliere e di andare,

Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,

Che sanno benissimo cosa fare.

Quelli che hanno letto milioni di libri

Insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare,

Ed è per questo che la storia dà i brividi,

Perché nessuno la può fermare.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli…

Antonella Giordano

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