25 NOVEMBRE, UN GIORNO DA RICORDARE

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(Maria Casalanguida: Le ragazze di Riano - acrilico su tela)

Oggi ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna, giornata istituita- come recita Wikipedia- dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. Precedentemente era stata adottata, sempre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro la donna (20 dicembre 1993).

In essa si legge l’importantissimo enunciato in cui viene riconosciuta “ la necessità urgente per l’applicazione universale alle donne , dei diritti e dei principi in materia di uguaglianza, la sicurezza, la libertà, l’integrità e la dignità di tutti gli esseri umani.” Non è retorica affermare che a distanza di 21 e 27 anni questi principi vengano oltraggiati e spesso calpestati brutalmente fino alla perdita della vita.

Sono invece principi che devono essere celebrati ogni giorno con l’amore, il rispetto, la cura, che devono indurre alla riflessione sulla sofferenza e sull’umiliazione, sulla derisione e la noncuranza. Oggi la pietas verso l’essere umano pare non appartenere a questa avulsa società distratta da temi futili, una pietas intesa non come atteggiamento religioso, ma proprio come sensibilità verso i deboli: bambini, donne, anziani.

Lascio ora che siano l’arte figurativa e la letteratura a rendere omaggio a questa giornata così importante e necessaria, con un bellissimo dipinto dal titolo “Le ragazze di Riano” di Maria Casalanguida e con una poesia di Sibilla Aleramo.

Le ragazze di Riano (acrilico su tela)

Nel dipinto si osservano delle donne molto belle, assorte, quasi in attesa di qualcosa. Si avverte una nota di solitudine anche se vicine le une alle altre. L’atmosfera è sospesa, gli spazi scanditi dall’alternanza dei colori, nel viso le bocche serrate. Guardano verso un punto indefinito, che noi non scorgiamo. Il silenzio dell’opera è quasi tangibile. L’attesa che aleggia potrebbe essere interpretata come speranza che si raggiungano nel consorzio umano quelle premesse enunciate nella Dichiarazione del 1993 e confermate nella giornata odierna.

Sibilla Aleramo nel suo romanzo “Una donna” (1906) narra la violenza subita dalla protagonista, ma in realtà narra la sua stessa vita, il sofferto allontanamento dal figlio, la difficoltà di essere libera e indipendente. Nella sua vita si aggiunse anche la difficile relazione con Dino Campana, una vicenda drammatica che durò tre anni e fu segnata da luci e ombre. Nella poesia seguente tratta da “Selva d’amore” (1947) la Aleramo rivela la sua vena poetica che rese preziose le sue liriche nel secolo scorso.

SON TANTO BRAVA

Son tanto brava lungo il giorno.

Comprendo, accetto, non piango.

Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.

Ma, al primo brivido di viola in cielo

Ogni diurno sostegno dispare.

Tu mi sospiri lontano: “Sera, sera dolce e mia!”

Sembrami aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra.

Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene.

Carla Malerba

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