2017 il sogno di Transit-1 e lo spettro di Nibiru

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Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…” accadeva che l’Impero colpisse ancora o che uno Jedi ritornasse da un pianeta sperduto. Così ha raccontato George Lucas sin dagli anni Settanta, immaginando astronavi, extra terrestri e umani in sosta su pianeti distanti anni luce dalla terra. Un sogno che tutti abbiamo accarezzato quello di viaggiare nello spazio alla volta di mondi lontani. Un desiderio forse ancestrale in cui si cela il convincimento di discendere proprio da quegli astri che da sempre l’umanità ha scrutato. Da qui alle teorie di Zecharia Sitchin, ai Sumeri e al Libro di Enoch il passo è breve. Ma a ben percorrere la storia delle antiche civiltà, l’adorazione di alcune stelle era pratica rituale, comune un po’ a tutti. Gli Egizi, ad esempio, ritenevano celesti le proprie origini.

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L’uomo non ha mai smesso di cercare, assieme alle risposte, altre forme di vita e magari dimore adatte alla propria specie.Un anno fa alcuni scienziati si accorsero che, nella costellazione dell’Acquario, attorno a un’ultra-fredda nana rossa, ruotavano tre pianeti, grandi più o meno quanto la Terra e distanti appena 40 anni luce da noi. Quella stella la chiamarono Trappist-1. Oggi, uno studio condotto con telescopi terrestri e spaziali, ha scoperto che attorno le gravita un sistema planetario di sette corpi terrestri, composti cioè in prevalenza da rocce e metalli. Ad individuarli, grazie alla promettente tecnica dei transiti - un metodo che rileva la diminuzione di luminosità della curva quando passa di fronte alla stella madre - è stato un team internazionale condotto da Michaël Gillon dell’Istituto Space sciences, technologies and astrophysics research del Belgio.Sei sarebbero i pianeti con orbita stretta - da 1.5 a 12.4 giorni – mentre uno si terrebbe a maggiore distanza. Tutti si troverebbero comunque in un raggio paragonabile a quello compreso tra Sole e Mercurio. Potenzialmente adatti ad ospitare acqua in superficie, per via delle elevate temperature, quelli più vicini a Trappist-1, non offrirebbero le condizioni ideali alla vita.

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“Il sistema multiplo di pianeti terrestri transitanti individuato attorno a Trappist-1 è straordinario sotto diversi aspetti - ha detto il ricercatore all’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Torino Alessandro Sozzetti -Innanzitutto, è il primo sistema contenente pianeti di tipo terrestre nella fascia di abitabilità (quell’intervallo di distanze da una stella entro il quale un pianeta di tipo roccioso con un’atmosfera può potenzialmente avere acqua allo stato liquido sulla superficie) per i quali sia stato possibile determinare sia pur in modo preliminare la loro densità, e quindi la composizione interna, scoprendo che sono probabilmente rocciosi come la nostra Terra. In secondo luogo, tre dei sette pianeti del sistema sono soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, la Terra e Marte ricevono dal nostro Sole, e se posseggono un’atmosfera di tipo terrestre potrebbero avere oceani sulla superficie. Inoltre, la bassissima luminosità e le dimensioni paragonabili al nostro Giove rendono gli eventi di transito dei pianeti in fascia abitabile frequenti e facili da rivelare, aprendo la possibilità della caratterizzazione dettagliata delle loro proprietà atmosferiche con strumentazione di punta già esistente”.

Chissà se un giorno sarà davvero possibile posare piede sul suolo di un altro pianeta, magari per sfuggire all’ipotesi catastrofica formulata, pur senza il conforto della scienza, da Sitchin. Del suo Nibiru o Marduk si sono occupati in molti.

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Nel 2008 alcuni ricercatori giapponesi annunciarono che, secondo i loro calcoli, un pianeta non ancora scoperto, di grandi dimensioni, si aggirerebbe a circa 100 UA, ossia a 0,001 anni luce, dalla Terra. Nel gennaio 2016, Michael Brown e Konstantin Batygin del California Institute of Technology, formularono l’ipotesi secondo cui un pianeta gigante, grande dieci volte il nostro, scagliato nella profondità dello spazio dalla forza gravitazionale di Giove, sarebbe responsabile dei movimenti erratici dei mondi ghiacciati oltre l’orbita di Nettuno. La loro ricerca fu pubblicata dalla rivista Astronomical Journal.Secondo Daniel Whitmire, astrofisico in pensione dopo una vita trascorsa presso l’Università della Louisiana, Nibiru sarebbe reale e potrebbe significare una grossa maledizione, essendo in stretta relazione con l’estinzione di massa sulla Terra. Lo scrittore David Meade disse che Nibiru, o un pianeta con caratteristiche simili, avrebbe fatto la sua comparsa nel sistema solare proprio nel 2017, spinto dalle forze gravitazionali di una “stella binaria”.

La sua affermazione non è supportata da alcuna teoria scientifica, dunque possiamo continuare a dormire sonni tranquilli. Affascina - e magari conforta - sapere però che vi siano mondi dove continuare ad esistere, nel caso il nostro, in un tempo lontano lontano, dovesse finire.

Silvia Girotti

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