11 SETTEMBRE 2001

La data scolpita nella memoria collettiva dell’Occidente giunta al suo ventesimo anniversario

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Un ventennio è trascorso da quella fatidica mattinata. Erano le 8:46 a New York (ora italiana 14:46) quando il primo aereo dirottato si schiantò contro i piani alti della Torre Nord, una delle Twin Towers (Torri Gemelle), che svettavano su Manhattan con i loro 417 e 415 metri di altezza. Gli edifici ospitavano, tra l’altro, il WTC (World Trade Center), un complesso finanziario nel cuore della Metropoli, metafora del potere economico degli Usa e della globalizzazione, luogo di operazioni stratosferiche. Subito dopo - esattamente 17 minuti dopo - un secondo aereo penetrava la Torre sud. Nel giro di un’ora e 42 minuti, entrambe le torri crollarono, travolgendo (sia a causa dei detriti, sia a causa dei vasti incendi) altri edifici del WTC attigui, nell’area della Power Manhattan. Gli attentati dell’11 settembre 2001 furono una serie di quattro attacchi suicidi coordinati, compiuti contro obiettivi civili e militari degli Usa da un gruppo di terroristi appartenenti ad Al Qaida. Gli attacchi causarono la morte di 2977 persone (più 19 dirottatori) e il ferimento di altre 6400. Negli anni successivi si verificano ulteriori decessi, a causa di tumori e malattie respiratorie legate alle conseguenze dei crolli, per la presenza di migliaia di tonnellate di detriti tossici, tra cui amianto.

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I quattro obiettivi avevano ognuno un valore simbolico per gli attentatori contro gli Usa.

Il Pentagono è il centro nevralgico del potere militare di Washington, nella contea di Arlington (Virginia). L’attacco che lo vide coinvolto causò il crollo della facciata Ovest dell’edificio.

Capitol Hill, l’unico dei quattro bersagli a restare indenne, ospita il Congresso e, quindi, il potere legislativo degli Usa.

Le Twin Towers rappresentavano, invece, l’entità straordinaria dell’intera operazione, sia per il peso specifico sia per l’ampia risonanza a livello video e audio che avrebbero immortalato la "ferita dell’Occidente" nella Grande Mela. Gli Usa reagirono subito attaccando l’Afghanistan al fine di deporre il regime dei Talebani, neutralizzare Al Qaida e catturare o uccidere il suo leader, Osama Bin Laden, il quale era localizzato in Afghanistan e gestiva i movimenti dell’organizzazione terroristica da lui guidata. La distruzione del WTC danneggiò l’economia della Lower Manhattan ed ebbe un significativo impatto sui mercati globali, causando la chiusura di Wall Street fino al 17 settembre di quell’anno. La rimozione dei detriti del WTC (poi ribattezzato Ground Zero) fu completata nel maggio 2002, mentre i danni al Pentagono furono riparati nel giro di un anno. Il 18 novembre 2006 iniziò la costruzione del One World Trade Center, inaugurato il 3 novembre 2014.

Come già accennato, gli attacchi ebbero un significativo impatto sui mercati finanziari statunitensi e mondiali in quanto, dopo una chiusura forzata della borsa di New York, alla riapertura l’indice Dow Jones precipitò di 684 punti, pari al 7,1%, fino a 8921, la maggiore flessione avuta in un solo giorno; alla fine della settimana l’indice Dow Jones era precipitato a 1369,7 punti (14,3, la maggiore caduta settimanale della sua storia). A New York, tra l’altro, si contarono circa 430.000 posti di lavoro persi, nonché effetti disastrosi sui settori economici dell’export. Anche in termini di prodotto interno lordo, negli ultimi 3 mesi del 2001 e per tutto il 2002 si registrò una perdita di 27,3 miliardi di dollari e il Governo Federale concesse immediatamente al Governo cittadino un sostanziale contributo per incentivare la ripresa e lo sviluppo.

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Come è ben comprensibile, per gli intrecci economico-finanziari che intercorrono tra l’economia statunitense e quella globale - in particolare quella europea, che ci riguarda - le ricadute negative hanno interessato tutti i mercati. Al di là di tutto ciò, rimane l’incredulità, a tutt’oggi, su come possa essersi verificata una simile tragedia e, soprattutto, su come la mente umana abbia potuto ideare e progettare gesti tanto efferati. Il resto è storia dei nostri giorni, con il ritiro delle truppe statunitensi e di altri Paesi di sostegno dall’Afghanistan e il ritorno impetuoso, dopo 20 anni, del Governo dei Talebani.

Antonio Iasillo

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