" Lei "

Il romanzo di Paolo Varese

lei_di_Paolo_Varese.jpg

Ieri pomeriggio è staato presentato a Roma “Lei”, romanzo di Paolo Varese, edito da Aracne .

Un libro sicuramente da leggere tanto è bello nel suo genere, in cui amore e solitudine si intrecciano in un gioco di luci ed ombre.

cms_6767/Copertina_LEI.jpgPaolo, in "Lei" c’è molto di te. È un romanzo che scorre Via, senza nemmeno accorgersene, tanto è leggero nella tecnica di scrittura, ma cela una delicatezza di cui pochi sono capaci. Quanto c’è di autobiografico?

“Nel romanzo “Lei”, di autobiografico ci sono i timori, gli incubi della solitudine e della malattia, la consapevolezza, da sempre avuta, che possediamo solo noi stessi, per quanto possibile, e di certo non qualcun altro. Questo ovviamente riferito alla fine di un amore, ed ogni volta che leggo di femminicidio a causa di una relazione finita, questa consapevolezza diviene più forte. Una sezione autobiografica intima direi, riferita più al modo di percepire il mondo che ad un vissuto vero e proprio”.

La donna, questa sconosciuta... avrebbe detto Arnold Franz Xaver. Chi è per te?

“La donna. Bellissima domanda, a cui non sono certo di poter rispondere con certezza. Per quanto mi riguarda la donna è il completamento, in tutto, nel bene e nel male, perché ovviamente i riflessi della nostra anima non sono solamente positivi, quindi per essere completi servono luce ed ombra. Ed ovviamente non mi riferisco soltanto alla donna del rapporto amoroso, perché le diverse realtà sessuali sono innegabili, parlo invece della donna come altro dall’uomo, anche se si tende a vedere la donna sempre sotto la sfera materna o femminile. Ma io ho sempre apprezzato persone come Ipazia oppure Artemisia Gentileschi o altre donne che hanno mostrato in modo inequivocabile che la forza non è un fattore fisico ma interiore. In questo elenco di donne forti metto le madri coraggio che si espongono contro la mafia, capaci di sacrificare loro stesse per preservare le generazioni future. Ecco, direi che la donna è in grado di usare il cuore sia per amare che per combattere”.

Vivere ogni attimo come fosse il primo, ma anche l’ultimo. Un grande insegnamento che spesso disattendiamo. Nel tuo libro sembra un mantra silenzioso...

“Io ho sempre apprezzato le massime, i proverbi, e relativamente al modo di concepire la vita, ne esiste uno indù che in qualche modo è un viatico “la vita è un ponte, traversalo pure ma non costruirci mai una casa sopra”. Letta in modo superficiale può ricondurre ai sogni della beat generation, gli hippies, nessuna certezza e morire prima di diventare vecchi, ma analizzando quelle parole invece, si comprende quanto stiano a significare che non ci si deve fermare, che la vita non è solo data dalla materia fisica ma anche dalla mente. Per alcuni, specialmente per gli occidentali, questo non fermarsi mai significa progettualità, obiettivi, per altri invece vuol dire evoluzione interiore, crescita a livello umano. Ed io cerco di portare avanti entrambe le visioni, perchè porsi degli obiettivi vuol dire allungarsi le aspettative di vita a livello mentale, mentre la crescita interiore ti consente di ricordare da dove sei partito”.

L’amore sul web. Per noi donne può essere possibile. Ma si sa, siamo inguaribili romantiche. Per gli uomini...?

“L’amore sul web non è un sogno impossibile, e senza dubbio non è limitato alla sfera femminile, anzi, se dovessi immaginare chi rincorre un amore cercandolo sullo schermo di un computer, penserei più ad una mascolinità fragile, delusa, sentimentalmente arenata. Perché le donne sono più solidali tra loro, e quindi riescono a reagire facendosi forza l’un l’altra, dandosi speranza l’una con l’altra, mentre gli uomini cercando di far branco, parlare di sentimenti svilisce il maschio, e quindi si è costretti a cercare una relazione emotivamente forte nella solitudine di una stanza, dietro uno schermo, dietro una maschera in cui ci si può rivelare senza timore di giudizio”.

cms_6767/2.jpgCosa ti ha regalato scrivere "Lei"?

“Scrivere Lei mi ha regalato serenità. Sai, io non ho mai in mente un finale, parto con la storia e poi mentre evolve in qualche modo anche io vivo quel percorso. Ed è così che immedesimandomi in Alfredo, nelle sue reazioni, ho respirato le sue paure, la sua voglia di rinascita, la sua sofferenza ma anche la sua serenità quando ha consapevolizzato che doveva reinventarsi”.

Un sogno nel cassetto…

“I miei sogni ormai hanno invaso non solo cassetti ma anche armadi guardaroba. Forse però il sogno più grande che vorrei realizzare è quello di fondare un centro per la crescita dei bambini. Non parlo di centri ricreativi, o di centri culturali, ma di una comunità dove poter trasmettere, e far trasmettere, amore per la terra, per gli altri, per noi stessi. Immagino una sorta di fattoria, con animali, piante, e soprattutto serenità. So che si tratta di un sogno impossibile...”

Ma i sogni spesso si avverano…

Renata Are

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App