"TUTTU CANCIA”: JUDAICA AUSTERIA ALLA JURECA DI ORTIGIA

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cms_27904/1v.jpgNegli anni Ottanta del secolo scorso, Ortigia era conosciuta principalmente per la squadra di pallanuoto che porta questo nome. I suoi giocatori più forti, tra i migliori in Italia, erano i siracusani Jano Di Caro e Sandro Campagna. Quest’ultimo campione olimpico nel 1992 e da diversi anni allenatore del “Settebello Nazionale”. L’isola di Ortigia era nota a pochi.

Certo, i turisti che già giungevano in quel di Siracusa, antica metropoli della Magna Grecia, scoprivano che il celebre duomo, emblematico nella sovrapposizione di cristianità al paganesimo ellenico, nonché la pittoresca Fontana di Aretusa – con i papiri che narrano di una non lontana Africa e la leggenda della scodella con sette monete che unisce Siracusa alla Terra Santa (un pellegrino perse la scodella in un fiume in Terra Santa e la ritrovò intatta presso la Fonte Aretusa) – erano situati proprio nell’isola, non dunque nella terraferma; che poi tanto terraferma non è, trattandosi pur sempre di Sicilia!

Siracusa comprende Ortigia;ma Ortigia, nella sua configurazione isolana, è uno scrigno che brilla di per sé.

Everything’s changed! – in siciliano: tuttu cancia. Ortigia, u scogghiu, è rinomata in tutto il mondo. Con essa, Siracusa, un tempo città di Archimede, è oggi un importante centro turistico. Nell’antichità, invece, fu una delle più grandi potenze politiche ed economiche del Mediterraneo, sotto il tiranno Dionisio I (430 a.C.367 a.C.), ricordato dagli aretusei moderni che gli hanno intitolato una via dalla quale, ovviamente, si può ammirare u scogghiu.

Il rione più caratteristico di Ortigia è probabilmente la Giudecca, a Jureca, che fino a un paio di decenni fa era off limits. Oggi tutto è cambiato. Sono stati realizzati diversi B&B, di lusso ed economici, e quasi tutti gli edifici sono stati resi abitabili o quasi abitabili. Molti antichi residenti hanno venduto a un ottimo prezzo il loro appartamento e hanno comprato case molto più comode e meno costose in altri quartieri della città; lasciando così spazio a italiani del nord, francesi, tedeschi, inglesi, americani … . Essi, apprezzando la peculiarità di Ortigia, hanno occupato a Jureca senza badare a spese. Sì, sembra più appropriato parlare di “occupazione del rione” piuttosto che di “occupazione di appartamento”. Occupano e vivono a Jureca più che l’appartamento. Alcuni ci abitano stabilmente, altri solo un paio di mesi all’anno. La vivono e la fanno vivere. Melting pot e meeting point in salsa sicula.

Così può accadere che i Kings of Convenience, duo canoro norvegese molto conosciuto nel panorama internazionale, intonino nel 2013 “Una ragazza in due”, cover de I Giganti; proprio perché uno dei componenti, Erlend Oye, aveva deciso di trasferirsi con la madre a Ortigia, nel 2012, con sviluppi musicali coinvolgenti artisti locali.

Commovente è la storia del canadese, Witzke, Nicholas Kevin Jake. Semplicemente “Nicola” per gli ortigiani. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo. Ha vissutogli ultimi mesi della sua vita alla Jureca. Altro che non aver paura di battere il calcio di rigore! Non ha avuto paura di vivere con gioia gli ultimi passi della sua vita. Somigliava a un filosofo stoico del 2000, la serenità interiore era la sua caratteristica. Quasi ogni giorno andava in bicicletta ad Avola per curarsi. Ricorda la sua famiglia:“Dopo la sua diagnosi, Nicholas decide di inseguire un sogno di lunga data di vivere in Italia e si trasferisce nella piccola città di Ortigia in Sicilia. Ha trascorso gli ultimi 9 mesi lì sorseggiando caffè espresso, andando in bicicletta, facendo jogging per l’isola, mangiando pomodori e seduto in spiaggia con gli amici. Forse, i doni più grandi della Sicilia sono venuti dal legame culturale che ha vissuto e dalle amicizie amorose che ha stretto”. Il suo ultimo viaggio lo ha fatto il 29 aprile 2021, aveva 33 anni.

cms_27904/2v.jpgOggi, a Jureca per storia, architettura e posizione è un must per i turisti che sbarcano dalle navi da crociera. E non solo per loro. A Jureca è distante poche decine di metri dal mare, dove ci sono bagnanti tutto l’anno, e dalla semi-ellittica, barocca e nobiliare Piazza Duomo, una delle più belle piazze del mondo.

Il centro della Jureca è delimitato da via Maestranza, via della Giudecca, via Larga – larga si fa per dire, a stento ci passa una macchina – e da via Gian Battista Alagona, vescovo di Siracusa dal 1773 al 1801. In questa via, al n. 52, a 18 metri sotto terra, c’è il miqweh, il bagno di purificazione ebraico, tra i più antichi d’Europa. Si può visitare grazie all’interesse della Marchesa Amalia Daniele che ha dato il via a una serie di lavori di recupero. Al n. 42 è nato Salvo Randone (1906 - 1991) uno dei maggiori attori italiani. In via Larga n. 34, come ricorda la targa apposta dal Comune di Siracusa e dall’Ordine degli Avvocati, espletò la sua attività l’avvocato e scrittore Piero Fillioley (1919-2005), insigne penalista, profondamente innamorato di Ortigia.

L’unica strada a vocazione commerciale è via della Giudecca, lunga circa 250 metri e larga circa 4 metri. Inizia con il Teatro dei Pupi e finisce con il Museo dei Pupi. Com’è risaputo, i “pupi siciliani” sono marionette che caratterizzano storie di matrice epico-cavalleresca, ispirate al ciclo carolingio (e dunque appaiono Orlando, Angelica, Rinaldo, Ruggero …). L’Opera dei Pupi, cioè il classico teatro risalente ai primi decenni dell’Ottocento, è per l’Unesco, dal 2001, capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

Via della Giudecca si apre, con degli slarghi, in Piazza San Filippo – con l’omonima Chiesa – in Piazza del Precursore – con la Chiesa di San Giovanni Battista, situata dove prima c’era la “meschita judeorum", la Sinagoga – e in Largo Logoteta, dove si trova il M. Cherif Bassiouni Center, inaugurato il 23 settembre 2018 dal Presidente della Repubblica, il siciliano Sergio Mattarella. Si tratta di un istituto, nato nel 1972, quale Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, rivolto agli studi di diritto penale transazionale.

Sempre all’interno della Giudecca, c’è il vicolo dell’Ulivo, ex Ruga de l’aulivo, un tempo sede dell’ospedale ebraico, con la foresteria per gli orfani e i pellegrini.

cms_27904/3v.jpgTra i nuovi abitanti del quartiere, i coniugi Małgorzata e Wojciech Ornat, ebrei polacchi e promotori della cultura e della religione ebraica che diffondono con diverse iniziative, pure in qualità di editori. Per esempio, nel 1999, hanno aperto a Cracovia una grande e bella libreria ebraica, in una ex Sinagoga situata nello storico quartiere giudeo Kazimierz, che dal 1978 è nella lista del Patrimonio Culturale e Naturale dell’Unesco e dal 1988 è sede del festival della Cultura Ebraica. Per il numero, la storia e l’architettura dei suoi monumenti giudaici, Kazimierz è considerato in Europa secondo solo a Praga. Kazimierz, ha una vivace movida e numerosi localini. Ma, ancora oggi, come scrive Henryk Halkowski nel libro Żydowski Krakówil vuoto per gli ebrei che furono uccisi in Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale o emigrati dopo quella guerra, è particolarmente sentito a Kazimierz”.

A Cracovia, i coniugi Ornat hanno imbastito una proficua collaborazione con il locale l’Istituto Italiano di Cultura, che ha consentito, tra le altre cose, la stampa dei Quaderni di via Grodzka, con poesie in polacco e italiano di famosi poeti italiani, tra cui anche il siciliano Premio Nobel Salvatore Quasimodo.

cms_27904/4v.jpgUn paio di mesi fa, in via della Giudecca 38, di fronte alla Chiesa di San Filippo Apostolo, hanno aperto una libreria ebraica. Contrastando la damnatio memoriae di chi voleva cancellare il ricordo degli ebrei, tanto da trasformare, tra l’altro, via David Sigilmes in via del Crocifisso, Platea Parva in Piazza del Precursore, Ruga della Meschita in via Mario Minniti; in quest’ultimo caso, in ricordo e in onore del pittore siracusano del Seicento che abitava alla Giudecca e che era allievo, amico e forse anche amante del Caravaggio.

Com’è noto, gli ebrei furono scacciati dalla Spagna e dalla Sicilia nel 1492, dai re cattolici Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia, con il decreto del 31 marzo dello stesso anno. Secondo alcuni storici, circa 40.000 ebrei vivevano in Sicilia nel 1492 e le comunità più numerose, con circa 5.000 anime ciascuna, si erano stabilite a Palermo e a Siracusa.

Sempre nel 1492, il 2 gennaio, Ferdinando II aveva conquistato la città di Granada e allontanato dalla Penisola Iberica l’ultimo sultano musulmano. Il 17 aprile, sua moglie, Isabella I di Castiglia, firmò il contratto per finanziare il viaggio di Cristoforo Colombo che portò “alla scoperta dell’America” ma provocò anche il genocidio dei nativi americani, l’olocausto degli “indiani d’America”.

cms_27904/5v.jpgLa Judaica Austeria ha piccole dimensioni ma un grande valore simbolico, perché è un segno del ritorno, alla Giudecca di Siracusa, della cultura ebraica. Un piccolo seme. Naturalmente, è chiusa il sabato e aperta la domenica. È chiusa anche per le festività ebraiche. Ad esempio, lo scorso 5 ottobre, non era aperta in occasione dello Yom Kippur, la ricorrenza che celebra il giorno dell’espiazione.

Vi si vendono libri, dischi e oggetti tipici della tradizione ebraica come, per esempio, gli Hanukkioth, candelabri a nove bracci – otto bracci più quello centrale per accendere le altre luci – utilizzati nella liturgia ebraica della festa di Hanukkàh. Nel simbolismo, Dio è il braccio centrale del candelabro, detto Shamash (servo, diacono), che dona la luce agli altri. Il significato della festa sta nella celebrazione di Dio come la luce che vince le tenebre del paganesimo e dell’idolatrìa.

Vi si vendono anche i cosiddetti libri da scrivere, un’idea della casa editrice Austeria. Sono una serie di libri su diversi temi: città, regioni, scrittori e così via, con citazioni, poemi e frammenti letterari sul tema e illustrate da bellissime foto o disegni. Nei libri ci sono, intervallate con le pagine scritte, delle pagine bianche su cui il lettore può vergare propri pensieri, poemi, testi.

Sono, quindi, libri di cui ogni lettore può essere coautore, riempiendo le pagine bianche secondo la personale sensibilità e la propria vena artistica. Un po’ come riempire le pagine della storia nazionale.

In questi giorni si è registrato qualcosa di significativo, da scrivere con inchiostro d’oro. Invero, il 13 ottobre, a Palazzo Madama, la prima seduta del nuovo Senato è stata presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre. Perseguitata dal regime fascista e deportata, in quanto ebrea, in un campo di concentramento nazista, è sopravvissuta a tanta malvagità e adesso, a 92 anni di età, lei che è testimone della crudeltà disumana della Shoah, funge da Presidente di uno dei due rami del Parlamento. Una terra che, in epoche buie, intendeva spegnere la sua esistenza oggi può apprezzare che lei sia figura istituzionale e lo sia, appunto, fino alla fine dei suoi giorni, gli stessi che la barbarie voleva ridurre per indicibile e ingiustificabile odio.

Nella foto di sopra, scattata da Joanna Kierska, si vede l’interno della libreria. Anche la foto dove si vede il calendario ebraico e uno scorcio della Giudecca è stata scattata da Joanna Kierska.

Conclusione

cms_27904/6.jpg"Se rispettano i templi e gli Dei dei vinti, i vincitori si salveranno." Lo scrisse Eschilo, nato a Eleusi nel 525 a.C. e morto in terra sicula, a Gela, nel 456 a.C. Là Eschilo esule misurò versi e passi e passi sconsolati, in quel golfo arso l’aquila lo vide e fu l’ultimo giorno (Salvatore Quasimodo). Le sue tragedie, sono ancora oggi messe in scena al Teatro Greco di Siracusa. Nella stagione 2022 sono state rappresentate Agamennone e Orestea; nel 2023, andrà in scena Prometeo Incatenato.

Raramente i vincitori hanno seguito il consiglio di Eschilo. Nella foto a fianco, l’ex Sinagoga trasformata nella Chiesa di San Giovanni Battista. Nel 2015, l’Isis ha distrutto il Baal Shamin uno dei più importanti templi del sito archeologico siriano dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Ma tanti anni fa anche i templi ebraici non sono stati rispettati. Ben vengano quindi alla Jureca di Ortigia iniziative come quella intrapresa dai coniugi Ornat.

Non solo memoria, ma anche futuro, per luminosissima convivenza tra idee, fedi e stili di vita.

Andrea Vaccaro e Camillo Beccalli

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