"SPORTELLO A QUATTRO ZAMPE"

ASINO SARDO E ASINO DELL’ASINARA

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L’asinello sardo originario dell’Etiopia arrivò in Sardegna nel III millennio a.C. con lo sviluppo del commercio marittimo. Alcune fonti ritengono che l’isola di Asinara sia sta chiamata così dagli arabi per la grossa presenza di asini. Nell’Ottocento il marchese di Mores, duca dell’Asinara importò dall’Egitto l’asino bianco che veniva utilizzato per la soma. Una leggenda racconta anche del naufragio di un vascello alla fine del 1700 proveniente dall’Egitto e diretto in Francia, il cui carico di asinelli sarebbe riuscito ad arrivare sull’isola dell’Asinara. Esiste una terza ipotesi, forse la più probabile, secondo la quale gli asini bianchi dell’Asinara deriverebbero da quelli grigi sardi, sarebbero infatti una razza albina. Con il termine albinismo si definisce un’alterazione ereditaria del metabolismo della melanina, praticamente assente nelle zone che normalmente ne sono piene. L’asino dell’isola dell’Asinara presenta un caratteristico fenotipo che si manifesta con colorazione bianca del mantello, pelle rosa e parziale pigmentazione dell’iride che viene percepita di colore rosa- celeste. Soffre spesso infatti di una forte fotofobia. l’isola dell’Asinara si trova a nord ovest della Sardegna. È un’ex colonia penale, una macchia mediterranea intervallata da aree coltivate. Gli animali vivono allo stato brado in piccoli gruppi.

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Nell’antichità gli asini erano lasciati liberi di pascolare e di riprodursi casualmente. In alcuni paesi esisteva la figura del “molentraxu” cioè il guardiano degli asini, che li radunava e li conduceva al pascolo, sollevando i proprietari dall’onere della custodia. Veniva pagato in natura con fave, grano o formaggi. Gli asini sono animali molto docili e remissivi. Si cominciava a mettergli la soma verso i due anni di età con una coperta, la sottosella, aumentando pian piano il peso fino ad arrivare alla sella e al basto. Poi gradualmente veniva abituato ai lavori che gli erano destinati, come il trasporto della legna nei boschi per trascinare piccoli carri o quello del latte. Ogni famiglia aveva in casa la macina per la farina e l’asinello veniva attaccato alla mola per parecchie ore al giorno.

Oggi non è più un animale da lavoro. È stato rivalutato per le sue qualità caratteriali, come la sua innata dolcezza. L’asino sardo e quello dell’Asinara sono razze protette, perché a rischio di estinzione, da un programma di controllo dell’Associazione Italiana Allevatori (A.I.A.).

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Gli esemplari di entrambe le razze non superano i 105 cm di altezza al garrese. Si affezionano a noi molto facilmente, ci corrono incontro per avere le coccole e sono davvero speciali per i bambini, ai quali trasmettono calma e pazienza. Per questo vengono utilizzati nella onoterapia. I più adatti sono i maschi castrati perché molto tranquilli. Non dobbiamo sottovalutare le loro forza e tenacia. Sono animali robusti ed economici da mantenere.

L’asino è un animale sociale e non ama stare solo. Ha bisogno di un compagno anche se di razza diversa dalla sua. Si nutre di fieno, circa 5 kg al giorno e di tanto in tanto apprezza una buona paglia che è un ottimo integratore di cellulosa e fibra. L’asino sardo è di colore grigio e ha la riga mulina crociata sul dorso. Le orecchie hanno il bordo più scuro, gli arti sono robusti e il ventre è più chiaro. Oltre che in Sardegna è diffuso anche nel Lazio e in Umbria. In natura vive circa 25-30 anni mentre in cattività può arrivare anche ai 50. Partorisce un solo cucciolo dopo 12 mesi di gestazione. Il latte d’asina è considerato il più simile a quello della donna e per questo può sostituire efficacemente il latte vaccino in caso di allergie, soprattutto nella dieta dei neonati. Il suo utilizzo in campo pediatrico risale ai Greci: Ippocrate lo raccomandava in caso di avvelenamenti e intossicazioni, dolori articolari e cicatrizzazione delle piaghe. Fin dall’antichità era considerato un elisir di bellezza, destinato esclusivamente ai ceti più alti. Regalava una pelle chiara, morbida e vellutata. V i ricordate Cleopatra la regina dell’ antico Egitto? Pare che per non farsi mai mancare l’immersione quotidiana in questo prezioso latte, avesse una scuderia con oltre 700 asine. Ma non era l’unica: anche Poppea, moglie di Nerone e Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone eseguivano questo rituale di bellezza.

Infatti il latte d’asina contiene una gran quantità di acidi grassi, vitamine e sali minerali. È inoltre ricco di proteine che aiutano a mantenere la pelle morbida e setosa. Possiede proprietà ipoallergeniche e antinfiammatorie con azione lenitiva e costituisce una barriera protettiva contro l’azione dannosa dei radicali liberi, prevenendo l’invecchiamento.

cms_5064/4.jpgNegli anni Novanta si è acceso l’interesse per le passeggiate con gli asini, anche in Italia. Soprattutto a livello turistico di nicchia, le escursioni someggiate affiancano oggi l’attività di Onoterapia o della salvaguardia delle razze in via d’estinzione da parte di aziende legate all’ecoturismo. A differenza di quanto avviene nel trekking equestre, gli animali non vengono cavalcati, ma accompagnano le persone.Nel caso di escursioni,le guide sono spesso A.T.A.S (Accompagnatore turistico ambientale someggiato) o O.A.A.A. (Operatori di attività assistita con asino).

Renata Are

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