"Decisionismo per la vita" oppure "decisionismo per la morte"???

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Papa Francesco, non perdendo occasione per ricordarci che la vita è un dono da preservare con cura, non ha mai mancato di condannarne la negazione insita in ogni espressione di violenza che ne mette a repentaglio la incolumità; anzi, da ultimo, ha voluto aggiungere qualcos’altro annoverando fra le forme di violenza anche l’eutanasia; così, avendo implicitamente indicato che un corpo cui venga spento il respiro con la cosiddetta "dolce morte" è da considerarsi, soprattutto, "violentato" al pari di un altro che sia stato mandato a finire i suoi giorni scannato o gettato giù da quanto funga da attuale "rupe Tarpèa".

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In buona sostanza, il nostro carismatico Pastore di anime, puntando l’indice sulla violenza e glissando sulla relativa più tragica conseguenza; proprio circa l’esito finale sembrerebbe averne voluto rimarcare l’assoluta non appartenenza alla discrezionalità umana che, nel mettere in atto una causa per quanto deleteria, resta nei confini della brutalità che proviene e lega in basso; mentre dipende solo dall’Alto accendere e spegnere ogni soffio di vita. Come si coniuga il dettame del Papa in questo nostro mondo confuso dove, al naturale susseguirsi della ineluttabilità della fine che recide il miracolo della vita, gli uomini si pongono con un loro esasperato relativismo?

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Da una parte, la preservazione umana è rincorsa anche in modo esagitato da quelle migliaia di disperati che, cercando di sfuggire a carestia guerre e persecuzioni, vogliono fare salva la loro vita e, paradossalmente, accettano il rischio di metterla subito a repentaglio affrontando ogni pericolo in assoluta mancanza di sicurezza, puntando al nostro mondo come ad un faro fulgido di promesse di una esistenza degna di essere vissuta.

cms_2334/eutanasia_seconda.jpgDall’altra parte, proprio nel nostro contradditorio eppure ancora vivibile mondo, l’esistenza non ha quel valore assoluto che il Papa si affanna ad indicarci; come si evince non solo da ciò che accade quotidianamente nelle troppe vicende di messa a repentaglio e conseguente esito finale per troppe vite ma, addirittura, da una espressa volontà di essere arbitri assoluti della propria vita la cui fine sarebbe anticipata di propria mano oppure, come già successo, dalla pretesa che, d’Autoritarismo, sia disposto che venga spento un soffio di vita ritenuto, magari, ingombrante e inutile.

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Quanto al primo di questi due ultimi riferimenti, ha destato scalpore la notizia secondo cui un cosiddetto "vip" delle pagine di tendenza, il visagista Diego Dalla Palma, avrebbe inteso comunicare ai seguaci di Facebook la decisione di porre fine alla sua esistenza quando ne dovesse ravvisare il punto di non tolleranza determinato da futuri acciacchi e dal decadimento fisico. In questa fase di programmazione della sua dipartita, il "morituro" avrebbe chiesto di essere aiutato a disporre la sistemazione di tutti quei suoi beni materiali che non potranno seguirlo. Certamente, non può non avere suscitato più di una perplessità questa divulgazione di una espressa volontà di "suicidio" che, da atto disperato di un momento di perdita di controllo o di follia, venga rapportato ad un programma ben definito e perseguito in un tempo determinato.

cms_2334/eluana_englano.jpgMa, soprattutto, come conciliare un simile "decisionismo per la morte", di contro a quel "decisionismo per la vita" cui spinge l’insegnamento di Papa Francesco? Inevitabile il chiedersi come si sarebbe posto Papa Francesco riguardo all’ultimo caso prospettato; nello specifico, davanti alla sentenza che dispose l’interruzione della idratazione e della nutrizione di Eluana Englaro. Da questo Papa, genuino amante e sostenitore della vita secondo la volontà imperscrutabile di Colui che ne ha il potere di nascita e di morte, sarebbe venuta solo una silente amara riflessione, o cos’altro ??? Dato che Eluana Englaro respirava autonomamente, quindi ERA VIVA; cosa avrebbe detto Papa Francesco di quella Autorità armatasi di "decisionismo per la morte"nei confronti di una ancora giovane donna indifesa il cui ostinato respiro era, comunque, la migliore testimonianza e il più alto grido del di lei "decisionismo alla vita" ???

Rosa Cavallo

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