“STORIA DI STORIE DIVERSE” - XXIX
Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.
Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.
Si affronteranno anche problematiche più generali del sistema scolastico da una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.
È arrivata, del tutto inattesa ed improvvisa in Puglia, la notizia della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado con l’esclusione della scuola dell’infanzia.
La Francia e la Germania, pur essendo in procinto di varare severe misure restrittive, hanno dichiarato che le scuole rimarranno aperte e che, nell’eventualità di un aggravamento della situazione, saranno le ultime ad essere chiuse.
Le ordinanze emesse dai governatori della regione Campania e Puglia non sono impugnabili da parte del governo. Come ha sostenuto lo stesso presidente Conte: “Chi ha chiuso lo ha fatto nel pieno della legittimità formale”. Il ministro dell’istruzione Azzolina non può opporsi alle fughe in avanti delle Regioni né il presidente Conte frena di fronte a una chiusura non uniforme delle scuole a livello nazionale. Il bivio sulle scuole, in queste ultime ore, è proprio questo: chiuderle tutte o lasciare la decisione alle Regioni? Di fatto, è facoltà delle singole Regioni emettere ordinanze più restrittive di quelle governative, soprattutto dove a livello territoriale ci sono situazioni fragilissime dal punto di vista delle infrastrutture sanitarie.
Nella sola Lombardia si registrano oltre 200 contagi giornalieri nelle scuole, e dunque circa 4000 persone in quarantena fra i contatti stretti: ciò rende l’idea di quanto abnormi e fuori controllo siano i numeri.
Secondo Andrea Crisanti, uno dei più autorevoli virologi italiani, la scuola non è più protetta di altri luoghi ma è un luogo in cui i contagi avvengono allo stesso modo in cui si propagano all’esterno.
Nella nostra scuola abbiamo vissuto dei giorni davvero convulsi sull’onda o nell’attesa di decreti e ordinanze che, di volta in volta, determinano una diversa organizzazione della vita scolastica.
I dirigenti lavorano ogni giorno fino a tarda ora e sono anche perseguibili penalmente per epidemia colposa nel caso in cui il contagio si diffondesse.
Per gli insegnanti di sostegno l’ordinanza regionale di chiusura delle scuole ha introdotto un’inattesa novità: la possibilità, per gli alunni più fragili, di frequentare la scuola in presenza.
È impossibile far seguire, ad alunni che hanno gravi difficoltà, un percorso didattico a distanza. L’ho sperimentato con grande frustrazione nel periodo del precedente lockdown. Riuscivo, con grandissima difficoltà, a lavorare con i miei alunni disabili che seguivano, in gran parte, la programmazione di classe e che non avevano un grave ritardo mentale.
Tanti alunni con bisogni educativi speciali sono rimasti tre mesi “parcheggiati” nelle loro case a regredire poiché per loro la didattica a distanza non era accessibile; pensiamo a disabilità come l’autismo.
Per cui ben venga la scelta della didattica in presenza per questi alunni più fragili. Occorre, tuttavia, anche volgere lo sguardo a che cosa accade nelle scuole: ieri sono stata da sola in classe con la mia alunna per sei ore. Può mai essere accettabile un isolamento del genere per questi alunni? Si ripropone, drammaticamente, la diade alunno disabile - insegnante di sostegno.
E che dire poi del ritorno delle scuole speciali, ormai chiuse quarant’anni fa in Italia dalla legge Falcucci? Le nostre scuole accoglieranno solo alunni disabili? È mai possibile tutto questo?
Non è accettabile che un’ordinanza regionale, in un ambito di tale delicatezza, non parli di inclusione consentendo, ad esempio, la frequenza ad un piccolo gruppo di alunni insieme all’alunno disabile. È questo, lo dico con un tono grave e solenne, il fallimento del progetto di integrazione per cui tanto si è lavorato.
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