“Palabra en el mundo” 2018

La pace nel mondo attraverso l’arte e la poesia

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Per il terzo anno consecutivo Bari partecipa all’incontro mondiale di scrittori e lettori. L’evento è inserito nel festival che da dodici anni vede impegnati numerosi Paesi per promuovere, attraverso l’arte, la pace nel mondo.

Nato in Argentina, ma diffuso rapidamente in circa 60 Paesi, il festival poggia le sue ragioni su due elementi cardine: LA PALABRA, la parola, come strumento di comunicazione sociale, e la POESIA come azione per la pace e la solidarietà umana.

Per cinque giorni, dal 23 al 27 maggio, centinaia di artisti di diverse nazionalità e culture saranno impegnati, con le loro opere, in un’esposizione nella suggestiva Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana del capoluogo pugliese.

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La coloratissima mostra, inaugurata dal pittore siriano Zahi Issa, vedrà impegnati gli artisti, provenienti da Paesi europei ed extraeuropei, ad un concorso interno all’evento sul tema “Percorsi di pace e solidarietà”.

Ospite speciale della giornata di apertura, il poeta siriano Raied Abou Kubaa, cantore delle tradizioni poetiche del suo martoriato Paese.

La città di Bari conferma, ancora una volta, la sua vocazione di città del dialogo tra i popoli. Una finestra sul Mediterraneo dove gli unici venti che soffiano sono di pace.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione culturale “Virtute e conoscenza”, in collaborazione con la Città Metropolitana di Bari e l’Associazione Nazionale Vittime Civili della Guerra, nonché con il patrocinio del Garante dei Diritti del Minore della Regione Puglia.

La professoressa Santa Vetturi, presidente dell’Associazione culturale, ha potuto contare, in fase organizzativa, dell’importante contributo di Giovanni Lafirenze, responsabile del Dipartimento Ordigni Bellici Inesplosi dell’ANVCG, mentre l’affermata pittrice Aldina H Beganovic Todorovic ha messo a disposizione la sua competenza e la sua passione nella cura della direzione artistica.

I pomeriggi della prestigiosa location fronte mare saranno scanditi da racconti dalla viva voce di autori e volontari. E poi ancora laboratori di poesia, esibizioni teatrali, conversazioni di storia contemporanea, recital poetici in lingua e nel dialetto locale, sfilata di abiti d’epoca, il tutto accompagnato dalle avvolgenti note musicali di cantautori e musicisti locali.

Santa Vetturi ha ricordato le finalità dell’Associazione che ha come obiettivo quello di migliorare le condizioni di vita e lo sviluppo dei Paesi disagiati.

In questo percorso si inserisce il nuovo progetto editoriale solidale volto a raccogliere fondi per garantire l’istruzione ad una classe di 50 bambini del campo profughi di Atma, in Siria. L’antologia, a cura di Santa Vetturi, si intitola “Un maestro per un anno, un libro per sempre!” e ha richiesto l’impegno di più di cento artisti, tra poeti, scrittori, fotografi, provenienti da diversi Paesi.

Il libro è tradotto in inglese in quanto si inserisce in un contesto di diffusione internazionale. La presidente Santa Vetturi ha voluto evidenziare gli sforzi di autofinanziamento, di ciascun artista, per la pubblicazione del prezioso volume affinché tutto il denaro raccolto potesse essere interamente devoluto al lodevole progetto. L’obiettivo è di continuare nel percorso di aiuti già intrapreso in passato dall’Associazione in Bangladesh, Nepal, Libia e ovunque ci fosse un’emergenza.

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“Palabra en el mundo” è una mostra importante non solo per i significati che vuole rappresentare ma anche per il valore artistico di ogni singola opera esposta. Le immagini dei capolavori, su tela o fotografici, riproducono il senso di smarrimento della società. L’arte, con il suo messaggio universale, annulla le diversità che fanno da pretesto a guerre senza alcun senso e assurge a ruolo di strumento per un progetto di coesione tra i popoli.

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Sebastiano Nino Fezza è un video reporter che ha lavorato per trent’anni in Rai collaborando ai programmi di approfondimento di maggior interesse nel settore dell’informazione. Oggi Nino è volontario per Atma di “Maram Foundation” e sarà lui a fare da tramite affinché gli introiti della pubblicazione dell’antologia andranno a garantire la realizzazione del progetto.

All’età di 60 anni ho deciso di abbandonare il mio lavoro in Rai perché, dopo aver visto la sofferenza dei bambini a causa delle guerre, ho pensato che dovevo fare qualcosa di concreto per loro. - descrive così la sua attività al campo profughi Nino Frezza - all’inizio abbiamo aiutato la gente del posto portando convogli di vestiti, cibo e generi di prima necessità, dopo abbiamo riflettuto sull’importanza di fornire ai bambini l’opportunità di scegliersi un futuro. Un maestro ci costa circa 300 dollari ognuno, per tenere classi di 50 bambini, ciò significa che con 20, 30mila euro all’anno riusciremo a mandare a scuola circa 500 bambini. Tenere impegnati quei bambini a scuola non è solo per lo scopo prioritario di dargli un’istruzione, ma è indispensabile per tenerli lontani dai pericoli del campo profughi. Quando parlo dei bambini che ho visto morire li ricordo con il loro nome, devo farlo per dare loro dignità, altrimenti sono solo dei numeri. Non dimentichiamo mai che ogni cinque secondi nel mondo muore un bambino”.

Maria Cristina Negro

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