“PINK CITY”, INSTALLAZIONE DI FRANZ CERAMI

Così si declina la nuova diplomazia culturale

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"Pink City", opera dell’artista Franz Cerami, è stata esposta nei giorni scorsi a Yerevan come in altre parti del mondo. Si declina così la nuova diplomazia culturale italiana: molteplicità di linguaggi e molteplicità di percorsi che sposano in un presente atemporale secoli di relazioni e scambi, pervenendo ad una sintesi mirabile, in cui il mezzo, ovvero la video proiezione d’arte, distilla le emozioni, i sentimenti e le estetiche del passato e della contemporaneità.

Non è un caso se Franz Cerami, maestro d’arte e docente universitario di digital storytelling presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, è anche ambasciatore del Design Italiano nel mondo. Napoletano, di madre barese, cresciuto alle pendici del Vesuvio, poliglotta, compie da sempre operazioni alla ricerca del Sublime.

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"Pink City" è prima di tutto un sogno, di venti minuti, una installazione digitale fortemente voluta dall’ambasciatore italiano a Yerevan Alfonso Di Riso. Si tratta al contempo di una “speculazione mentale ed esperienza della realtà. In quanto sogno è un viaggio, ma di quei viaggi che non mirano a raggiungere una meta, piuttosto a perdersi nel fluire”, come ha scritto nel suo saggio “Pink City: nei codici visivi” del 2019 Carla Langella.

Come tutte le opere di Cerami è un gioco narrativo, che illustra i luoghi, mediante l’attraversamento di spazi fisici e metafisici.

Il 25 settembre scorso l’opera è stata proiettata sulla facciata del Cafesjian Centre for the arts e il 27 settembre all’esterno del Komitas Chamber Music Housedi Yerevan. L’artista utilizza tutte le concrezioni della pietra rosa della capitale armena, i contorni dei monumenti, gli spigoli squadrati, i riflessi sull’acqua, le ombre lunghe come chiaroscuri nella notte, dipingendo le superfici con immagini cariche di simboli e allegorie, in una scenografia totalizzante che resterà a lungo nella mente e nei cuori degli spettatori.

È un esempio di Diplomazia, perché la Diplomazia è un’arte fra le arti, che tutte le condivide e tutte le utilizza. L’installazione di mapping video racconta la bellezza circolare emotiva della città rosa, Yerevan, all’interno di un emozionante viaggio tra grandi capitali del mondo. Il progetto è un moderno Grand Tour 2.0 che ha già raccontato e riproposto San Paolo, Capri, Napoli, Roma, Parigi, Marrakech e Rio de Janeiro. Ora Yerevan. Allo stesso tempo, al centro del mapping, vi è l’essere umano con le sue categorie di pensiero, con le proprie narrazioni del sé, valori socio-culturali, estetici, politici; perché il valore politico è possibile solo nel rapporto fra la Polis e l’Uomo, in una sorta di ricerca neo-rinascimentale.

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L’artista porta il proprio carico di narrazioni pubbliche e private legate alla sua stessa identità, alle identità da cui proviene, uno e molteplice, nel tempo e nello spazio. Questo percorso ha inevitabilmente colpito nel segno l’azione di mecenatismo pubblico che l’ambasciatore Di Riso, in continuità con il suo predecessore Vincenzo Del Monaco, svolge a Yerevan.

La riflessione sul valore intrinseco e l’importanza dell’arte pubblica conduce a suggestioni profonde che vengono da lontano, così il nostro ambasciatore a Yerevan, figlio di quella Napoli Nobilissima e memore dei breviari estetici di crociana memoria, ha sposato il progetto. A partire dai concetti di post-metropolis, di frammentazione, di agglutinazione, ovvero congiunzione più o meno durevole o evidente di elementi eterogenei, il capo della Missione Diplomatica Italiana a Yerevan, si è affidato all’opera di Franz Cerami per rappresentare un alto esempio dei valori plastici della nuova estetica italiana nel mondo.

Carlo Coppola

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