’OLTRAGGIO AL CAMPIDOGLIO’

Steve Bannon rischia l’incriminazione per l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio

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Torniamo per un attimo al 6 gennaio 2021. Da poche settimane gli Stati Uniti d’America ha scelto il loro nuovo presidente: Dopo delle elezioni frantumatrici di vari record, e con una scia di scorie in verità neanche del tutto esaurite, sono trascorse poche settimane dalla scelta di Joe Biden alla Casa Bianca al posto dello sconfitto Donald Trump. Da qui un feroce assalto a Capitol Hill nel giorno dell’Epifania, di manifestati pro-tycoon che ha sì portato a vari feriti ma fortunatamente senza vittime. L’evento, tuttavia, ha suscitato lo scandalo e il clamore pubblico, e dopo dieci mesi e mezzo iniziano a vedersi le conseguenze. La commissione d’inchiesta della Camera, infatti, si è espressa in favore dell’incriminazione di Steve Bannon, rifiutatosi di presiedere all’audizione del Congresso per testimoniare in merito l’assalto. Stephen Kevin Bannon, classe 1953, è l’ex Capo stratega e consigliere anziano della Casa Bianca durante il mandato di Trump – carica che ha ricoperto dal 20 gennaio 2017 al 18 agosto 2021, preceduto da John Podesta e seguito da Kellyanne Conway. Purtroppo per lui, non è nuovo a controversie giudiziarie: nel 1990 fu accusato da una collega di lavoro di molestie sessuali, causa poi ritirata; nel 1997 gli è stata imputata l’accusa di violenza domestica dalla seconda moglie, e fu poi prosciolto in quanto l’accusante non si presentò in aula per l’udienza preliminare; nel 2020 (e non c’è due senza tre, ndr), venne arrestato nel Connecticut per frode dalla Procura federale di New York e poi liberato dopo un giorno su cauzione.

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Alla quarta volta, però, potrebbe non andargli bene come le precedenti. Sia perché le prove ci sono e sussistono, sia perché l’accusa è di una gravità imparagonabile a quella delle vicende da cui è scampato. A questo punto la Commissione raccomanda fortemente alla Camera di incolpare formalmente Bannon, in modo tale da aggravare la sua posizione e non lasciargli scampo di salvarsi dalla pena che dovrebbe venirgli inflitta. Il voto ufficiale sulla mozione presentata si terrà presumibilmente nell’arco della giornata odierna. L’accusa a Bannon è oltraggio al Congresso, in quanto appunto rifiutato di testimoniare alla corte.

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Il fatto che Bannon e Trump rivendichino il privilegio esecutivo sembra rivelare un’unica cosa, ovvero che l’ex presidente era personalmente coinvolto nella pianificazione e nell’esecuzione del 6 gennaio”. Ad affermarlo è Liz Cheney, vicepresidente repubblicana della Commissione. “Sapete – dice ai suoi colleghi di partito al Congresso – che non ci sono prove di frodi elettorali in grado di capovolgere l’esito del voto, sapete che questa accusa è falsa”. Il riferimento, palese, è alle accuse mosse da Donald Trump, che hanno portato agli eventi del 6 gennaio. “Il signor Bannon o si conformerà alla nostra inchiesta o dovrà affrontare le conseguenze - afferma Bennie Thompson, presidente democratico della Commissione – se pensate di seguire il percorso scelto da Bannon, vi renderete conto di cosa cui andrete incontro”. Dunque entro questo fine settimana l’aula della Camera dovrà portare ai voti questa importante decisione, che se approvata passerà in mano ufficialmente al dipartimento di giustizia per avviare la procedura di incriminazione. La condanna sarebbe di un anno di carcere, al massimo.

Francesco Bulzis

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