‘ENI’ KILLER DEL CLIMA

Il colosso petrolifero è il numero uno in Italia per emissioni di CO2

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Le attiviste e gli attivisti di Greenpeace richiedono che il colosso petrolifero italiano ENI si muova verso una transizione ecologica che privilegi le energie pulite. Sembra che questa transizione green promessa e promossa dalle multinazionali, dalle aziende e dalle società che fanno credere di investire in energie rinnovabili, come l’ENI, sia tutta una messa in scena per inseguire il vecchio e a loro carissimo profitto, a discapito di tutte le persone. Fanno credere alle nuove generazioni di avere a cuore il loro futuro e di effettuare scelte sostenibili ed ecologiche ma non c’è niente di più falso. L’ENI, “killer del clima”, come recitava l’enorme striscione appeso giorni fa al quartier generale romano dell’azienda, dalle attiviste e dagli attivisti di Greenpeace durante un blitz, è tra le più grandi aziende al mondo che emettono CO2: al contrario di quello che si narra nelle pubblicità, nei loro slogan e in televisione, in realtà l’azienda vuole incrementare l’estrazione di petrolio e gas almeno fino al 2024.

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Gli investimenti programmati per il periodo 2021-24 saranno al 65% sui combustibili fossili; solamente il 20% del capitale sarà investito in scelte “green” come energia solare ed eolica, che però includono anche attività dannose per il clima, come bioraffinerie e settori retail gas e power. Nel 2018 l’ENI ha emesso complessivamente 537 milioni di tonnellate di CO2 e si è aggiudicata il primo posto tra le aziende italiane per emissioni di anidride carbonica. Siamo tutte e tutti azionisti di ENI, o almeno così si potrebbe dire, come lo Stato Italiano, il suo maggior azionista (attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze con 4,37% e Cassa Depositi e Prestiti SPA con 25,96%).

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Il gigante della compagnia petrolifera è colpevole della crisi climatica, tematica della quale oramai si è smesso di parlarne quotidianamente, privando questa della sua concreta importanza e diminuendo le reali possibilità di sensibilizzare le persone al condurre uno stile di vita diverso, quello che potrebbe garantire un lungo futuro su questo Pianeta. Le persone, comunque, esercitano un’influenza decisiva sul clima e sulla temperatura terrestre, realizzando attività che aggiungono grandi quantità di gas serra nell’atmosfera: nel 2020, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera superava del 48% il livello preindustriale (1750). La CO2 prodotta da queste attività umane, come la combustione di carbone, petrolio e gas o l’abbattimento di foreste e lo sviluppo dell’allevamento di bestiame, è il principale fattore del riscaldamento globale. Perciò, smettere di rimandare gli investimenti nel settore della sostenibilità ambientale sarebbe vantaggioso per tutte e tutti noi, e per il benessere del mondo.

Nicòl De Giosa

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