“DANTE E D’ANNUNZIO”

A Gardone Riviera fino al 31 dicembre

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Per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, molti sono stati gli eventi dedicati in tutt’Italia al Poeta.

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“Dante e D’Annunzio”, è un evento che ancora per pochi giorni sarà visibile a Gardone Riviera, a cura di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, organizzato in collaborazione con la Biblioteca Classense di Ravenna, resterà aperto sino al 31 dicembre 2021, la mostra evidenzia il legame fra il Vate e il Sommo, tra l’altro ricorre anche il centenario del Vittoriale, è anche, per me, occasione per presentarvi un’artista.

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Tra gli oggetti della mostra vi è la xilografia del “Dantes Adriacus” e vi sono tre sacchi colmi di foglie d’alloro inviati a Ravenna da Gabriele d’Annunzio, che era stato invitato dalla città romagnola come ospite d’onore per l’anniversario del 1921, ma come si addice alla sua fervida creatività, il Vate invece di presenziare inviò i sacchi di alloro su tre distinti aerei pilotati da aviatori della Squadra del Carnaro. I sacchi di tela juta sono decorati con delle stelle e con la scritta “Inclusa est flamma” (la fiamma è all’interno) intendendo con ciò la fiamma del Poeta che ieri come oggi è accesa dentro la tomba di Dante, fiamma e alloro sono anche in analogia col tempio di Apollo a Delfi.

cms_24253/2_1640482901.jpgIl “Dantes Adriacus” è una xilografia del 1920 che ebbe molto successo e fu poi stampata in molte copie, ritrae Dante a mezzobusto con le mani intrecciate poste su un libro aperto e lo sguardo verso l’alto, fu d’Annunzio che diede tale nome all’immagine in ricordo dell’impresa fiumana e pure ne collocò una copia nella biblioteca del Vittoriale.

Sia il “Dantes Adriacus” che le decorazioni dei sacchi furono realizzati dall’artista Adolfo De Carolis.

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Adolfo de Carolis -Autoritratto-xilografia

Adolfo de Carolis (Montefiore dell’Aso 1874-Roma 1928) è stato un’artista poliedrico, pittore, scultore, un abilissimo illustratore e incisore, scenografo, ceramista, fotografo e anche scrittore; un eccellente maestro del Liberty italiano, dalla linea raffinata, elegante e incisiva. Uomo colto e convinto che l’arte fosse a beneficio dell’intera umanità e non fine a sé stessa. Fu un appassionato cultore di arte popolare, promosse l’apertura delle Botteghe d’arte popolare interessandosi molto alle arti applicate.

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Adolfo de Carolis- Ritratto di Lina Ciucci. 1889- Collezione privata- Roma

Inizialmente studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si sposta poi a Roma per frequentare la scuola di decorazione pittorica del Museo Artistico Industriale; si appassiona alla riscoperta dei grandi del Quattrocento fiorentino, alla loro purezza, sull’esempio dei Preraffaelliti che ritenevano il Rinascimento cinquecentesco troppo lezioso. Fra i dipinti di ispirazione preraffaelita il ritratto dell’amatissima moglie Lina, da cui ebbe cinque figli appare assai poetico; è una tempera su tavola dai colori tenui, la donna ha un bel volto e gli occhi luminosi e pensierosi, è raffigurata come una casta Venere.

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Decorazione esterna-Villa Blanc-Roma

De Carolis, si dedica con grande attività al rinnovamento delle arti applicative, battendosi contro l’industrializzazione che stava andando verso una massiccia produzione seriale. Nel campo della ceramica, crea le decorazioni esterne per Villa Blanc, per il villino Matricardi di Grottammare e altre residenze, non disdegnando di elaborare figure e immagini per vasellame, piatti e altri servizi da tavola.

cms_24253/6.jpgL’artista è impegnato nella “democratizzazione dell’arte”, tuttavia si occupa anche di pubblicità, in particolare per la Varnelli disegna la figura della Sibilla Appenninica per l’etichetta dell’omonimo liquore d’erbe.

De Carolis appartiene al periodo della Belle Epoque, che è caratterizzato dallo stile Liberty (il nome che è stato dato in Italia all’Art Nouveau francese) che si colloca tra la fine dell’Ottocento fino all’inizio della prima guerra mondiale, un arco di tempo in cui si cavalcò il progresso con allegria e sicumera, anche se fra gli artisti del Decadentismo si sentivano già i primi sintomi di qualche cosa che non andava; così De Carolis seppure si opponga alle bizzarrie organicistiche dell’arte nuova, realizza xilografie e disegni per la pubblicità ai prodotti seriali dell’industria, come dire presta servizio al nemico, d’altrondele prime immagini pubblicitarie furono create da grandi artisti, per esempio tra loro troviamo Henri de Toulouse Lautrec o Alfons Mucha.

“Al momento le stampe sono l’unica cosa che interessa, qui, è una mania, i giovani artisti non fanno altro che questo”, scrive il pittore impressionista Camille Pissarro a suo figlio, col qui è sottinteso Parigi che è la città simbolo di questa epoca.

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De Carolis ha collaborato con grandi letterati, illustrando con disegni e xilografie alcune opere di Giovanni Pascoli, ma soprattutto affiancando D’Annunzio nei suoi molteplici progetti tra cui quello per la pubblicità dei profumi per la ditta L.E.P.I.T. di Bologna, una nota azienda che fu attiva fino alla prima metà del Novecento.

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D’Annunzio creò i nomi dei profumi ispirandosi alle sue imprese istriane: La Fiumanella, La Brezza del Carnaro, La Rosa degli Uscocchi, La liburna, Il Lauro di Laurana, L’ardore del Carso, L’alalà.

De Carolis si occupò di tutta la parte del confezionamento con i disegni dei contenitori, le etichette, le scatole, e le varie illustrazioni per gli opuscoli pubblicitari.

Con d’Annunzio ebbe una stretta amicizia, e un ruolo fondamentale nelle illustrazioni delle opere del Vate, non solo disegnò le copertine per i testi, ma realizzò i manifesti e anche i disegni per adornare i motti che d’Annunzio creava, fu scenografo e costumista per l’allestimento dei drammi come la Francesca da Rimini e La figlia di Iorio e per le scene e i costumi di Eleonora Duse. D’Annunzio gli commissiona spesso anche disegni per medaglie, francobolli e altro.

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Molto evocativo è il frontespizio per il “Notturno”, par quasi di vedere la sofferenza di d’Annunzio, non più esteta o superuomo, ma meditativo nello scrivere i suoi ricordi, che il poeta realizzò mentre era completamente immobile causa un incidente aereo che lo aveva reso temporaneamente cieco.

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Lo scambio intellettuale, fra De Carolis e d’Annunzio è assai evidente nel dipinto “Le Castalidi”, il quale sembra dare visione al panismo dannunziano, al poeta che si fonde nella natura, l’opera fu eseguita l’anno dopo la pubblicazione di Alcyone.

Castalidi è uno dei molti nomi attribuiti alle muse, deriva da quello della ninfa Castalia, di cui Apollo si innamorò, la ninfa fuggì, gettandosi in una fonte del monte Parnaso, Apollo la tramutò nella stessa fonte, alle cui acque chi beveva otteneva l’ispirazione poetica.

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Adolfo de Carolis- Le Castalidi- Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Roma

De Carolis eseguì affreschi sulle pareti dei saloni di importanti palazzi, tra cui quello del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno, il Palazzo della Provincia ad Arezzo e il Palazzo della Podestà di Bologna, nella Basilica di Sant’Antonio di Padova; nel 1928 vincerà anche il concorso per la decorazione della Basilica di San Francesco a Ravenna, con una maestosa raffigurazione della Divina Commedia, che non si farà mai, anche perché l’artista, muore di cancro a 54 anni a Roma nel 1928. Viene sepolto con pubbliche esequie al Cimitero del Verano, nel 1950 le sue spoglie vengono traslate nella sua città natale.

Paola Tassinari

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