“A GIORNI COMMISSIONE PER NUOVA REPUBBLICA”

Tunisia, Saied: via a dialogo nazionale con le organizzazioni nazionali

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Della storia odierna conosciamo il finale, ma non l’inizio. La politica della Tunisia si rifà al quadro di una repubblica costituzionale democratica: il presidente funge da capo di Stato, il primo ministro è il capo del governo, vi è un parlamento bicamerale e anche un sistema giudiziario influenzato dal diritto civile francese. I poteri sono tre – esecutivo, legislativo e giudiziario – e i partiti sono: l’Appello della Tunisia, l’Ennahdha, il Partito Democratico Progressista, l’Unione Patriottica Libera, l’Afek Tounes, l’Ettakatol, il Partito del Congresso per la Repubblica, la Coalizione Modernista Democratica, il Partito Pirata Tunisino, il Partito Comunista dei Lavoratori Tunisini e l’Hizb ut-Tahrir. Rinfrescate le informazioni fondamentali sull’ordinamento giuridico tunisino, si può passare agli aggiornamenti, che sicuramente richiederanno degli sforzi mnemonici per essere seguiti. In occasione dei tradizionali auguri per la festa dell’Aid El Fitr, che decreta la fine del Ramadan, il presidente Karis Saied ha annunciato che nel giro di pochi giorni sarà istituita una commissione per preparare la creazione di una nuova Repubblica.

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Questa commissione sarà composta da due organi – chiarisce il capo di Stato in un discorso alla televisione nazionale – uno dei quali sarà responsabile del dialogo con quattro organizzazioni nazionali”. Il diritto civile francese, chiamato “codice Napoleonico”, interviene proprio nello stabilire chi potrà partecipare al dialogo nazionale: la legge voluta da Napoleone stabiliva che chi aveva contribuito alla crescita della Nazionale poteva avere voce in capitolo per futuri cambiamenti; il dialogo nazionale, dunque, sarà aperto a chi ha partecipato al ristabilimento del processo del 25 luglio mentre sono esclusi “coloro i quali hanno sabotato, fatto morire e maltrattato il popolo”.

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La summa dei lavori della commissione sarà successivamente sottoposta a referendum nella data succitata. Rivolgendosi ai suoi oppositori, Saied ha asserito che “abbiamo agito nel quadro della legalità e della legittimità popolare che essi temono, immaginano di avere una certa popolarità e hanno tentato di minare la consultazione elettronica, ma si sono gettati nelle braccia dello straniero”. Il presidente tunisino ha poi ribadito che non ci saranno “nessuna riconciliazione, nessun negoziato e nessun riconoscimento con e per coloro che hanno distrutto il paese – conclude – sono un ricordo del passato e non faremo il minimo passo indietro”. Fine della prima puntata, ma la storia continuerà molto presto.

Francesco Bulzis

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