“ATTIVITÀ MILITARE CINESE PROVOCATORIA”

Il capo del Pentagono commenta gli ultimi avvenimenti vicino Taiwan

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cms_26411/Jet-cinesi.jpgL’attività militare cinese vicino a Taiwan è provocatoria e destabilizzante”. Le parole di Lloyd Austin, capo del Pentagono, non si lasciano andare a circonlocuzioni di sorta. E fanno seguito a quelle di Pechino, che aveva ammonito come “non esiterà a scatenare una guerra se l’isola dichiarerà l’indipendenza”. A seguito del vertice della sicurezza Sangri-La Dialogue, tenutosi a Singapore, “siamo assistendo a una crescente coercizione da parte di Pechino – asserisce Austin – abbiamo assistito a un costante aumento delle attività militari provocatorie e destabilizzanti vicino a Taiwan”. Il leader del Pentagono commenta anche come la Cina debba “astenersi da ulteriori azioni destabilizzanti nei confronti di Taiwan”, secondo quanto riportato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. D’altro canto, l’omologo cinese Wei Fenghe ha invece avvertito che il Dragonenon esisterà a “distruggere in mille pezzi qualsiasi complotto di Taiwan, e che sosterrà risolutamente l’unificazione da parte della madre patria”.

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Il ministro della Difesa cinese ha aggiunto che “se qualcuno osa dividere Taiwan dalla Cina, l’esercito cinese non esisterà ad avviare una guerra, a qualsiasi costo”. L’unificazione di Taipei, quindi, è ancora un rompicapo senza soluzione. Anche perché la Cina continua a marciare sulla linea del salvaguardare la sua sovranità nazionale e la sua integrità territoriale. Voltando la medaglia si ha degli Stati Uniti che si sono impegnati, a loro dire, a mantenere lo status quo e a trovare modi per non risolvere la disputa con le cattive; situazione che, come si è arguito, non piace al colosso asiatico. Austin ha accennato anche all’importanza di “mantenere linee di comunicazione completamente aperte con l’esercito cinese, per evitare qualsiasi malinteso”.

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L’oggetto della contesa, Taiwan, ha deciso in ogni caso di non rimanere con le mani in mano: alla fine di maggio ha schierato aerei da combattimento per mettere in guardia la stessa Cina, coinvolgendo 22 caccia taiwanesi e aerei antisottomarino. La questione, in ogni caso, non nasce negli ultimi mesi ma affonda le sue radici in un passato un po’ più lontano: Cina e Taiwan furono divise durante una guerra civile negli anni ’40, e gli strascichi si stanno protraendo sino ad ora. Tra l’altro gli USA si stanno mobilitando non per spirito filantropico o misericordioso, ma perché hanno una legge che impone loro di fornire armi all’isola taiwanese. Tutto ciò sta anche condizionando l’opinione pubblica: nonostante il suo avere una propria costituzione, leader eletti democraticamente e quasi 30mila soldati attivi nelle sue forze armate, solo pochi Paesi al mondo riconoscono ufficialmente Taiwan.

Francesco Bulzis

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