“ LE OPERE DI BENEFICENZA E LE COMUNITA’ ” DI DOMENICA PACE

Intervista all’autrice

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cms_5014/1.jpgDomenica Pace è una scrittrice e saggista tarantina, nata a Mottola nel 1987. Fin da giovanissima si dedica alla poesia, di matrice principalmente autobiografica. Consegue la laurea magistrale in “Consulente per i servizi alle persone e alle imprese” presso l’università Aldo Moro di Bari. Coltiva l’interesse per la scrittura, in particolare per la saggistica di attualità. Nel febbraio 2016 esordisce con “Le opere di beneficenza e le comunità” (Ed. Gruppo Albatros), un saggio che affronta in maniera multidisciplinare il tema della solidarietà, indagandone a fondo le prospettive legislative, filosofiche e antropologiche. Circa un mese dopo pubblica il suo secondo saggio, “Introduzione all’apprendimento nelle organizzazioni: analisi di un caso” (Ed. Paguro). Il 14 novembre esce il suo primo romanzo, “Un viaggio per Roma” (Ed. Filaindiana).

Da cosa è scaturito il Suo interesse per il tema della beneficenza?

cms_5014/0.jpgIl saggio nasce dal fatto che non amo le disuguaglianze. Purtroppo ho notato che esiste un forte divario tra le persone molto ricche e quelle che invece non hanno niente, non solo in termini economici. I poveri, non avendo più un tetto né una famiglia, perdono soprattutto la loro dignità, tanto che spesso, guardandoli, non li consideriamo nemmeno come esseri umani. L’elemosina che facciamo non elimina affatto il problema, perché questi soggetti si porteranno dentro un profondo disagio per il resto della loro vita. Sono tante le associazioni che si propongono di aiutare i più bisognosi, ma mi domando quanto siano efficaci, dato che c’è ancora gente che vive per strada e che girovaga davanti alle chiese chiedendo qualche spicciolo ai passanti. Il concetto di beneficenza è stato macchiato per tanto tempo e ora va ripristinato. Con il mio libro voglio risvegliare le coscienze, ormai assopite e annebbiate da uno sfrenato individualismo, in merito a questa tematica.

Il Suo saggio presenta un excursus sull’evoluzione della solidarietà, dai tempi antichi fino a oggi. Il concetto di beneficenza si è evoluto in meglio o in peggio?

Per quanto riguarda l’aspetto legislativo, siamo in miglioramento: con la legge 328/2000 ("Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali") le regioni stanno agevolando il principio di sussidiarietà, prendendosi cura dei bisognosi sotto tutti i punti di vista, da quello economico a quello sanitario. Tuttavia, molta gente non percepisce la sottile differenza tra il concetto di dono, inteso come offerta materiale, e la vera beneficenza, che implica un coinvolgimento emozionale tra chi la elargisce e chi la riceve. A tal proposito, nel mio libro distinguo quattro tipi di dono: quello in cui è insita la gratuità, offerto senza chiedere in cambio nulla, frutto di amore verso l’altro; lo “sfoggio di grandezza”, fornito solo per evidenziare le distanze sociali e ostentare le proprie ricchezze; il dono “interessato”, che prevede un tornaconto per chi lo eroga; il dono “avvelenato”, elargito non per altruismo, ma solo perché infastiditi dalle insistenti richieste dei senzatetto. Oggi, come in passato, il dono è visto come “munus”, mero scambio di beni materiali, dimenticando del tutto la componente valoriale insita nell’atto del donare. Ho citato perciò parecchi filosofi che hanno indagato il simbolismo della beneficenza, come Seneca e Bauman, i quali invitano ad abbandonare qualsiasi stereotipo e a creare un legame affettivo con i più poveri, senza per questo provarne pietà. Dobbiamo abituarci all’idea che anche i bisognosi sono persone meritevoli di rispetto, capaci di riacquistare la dignità perduta proprio grazie al nostro intervento.

A Suo parere, esiste un modo per fare la carità in modo efficace e, allo stesso tempo, in maniera da non ledere la dignità di chi ne usufruisce?

Penso che un modo per offrire il proprio aiuto in maniera efficace esista, ne è esempio la Caritas italiana. Costituito nel 1971 su emanazione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), questo Ente ha fatto dei progressi notevoli, agendo con successo anche in ambito internazionale. Memorabili i suoi aiuti umanitari in seguito alle alluvioni che nel 2000 hanno colpito il Venezuela, il Mozambico e il Corno d’Africa. La Caritas non ha mai fatto mancare il suo apporto a livello economico ma, soprattutto, a livello di relazioni umane. Tutto ciò non viene raccontato dai media, in quel “polpettone technicolor” che ogni giorno ci viene propinato. Oramai si è compreso che solo il Male, avendo un maggiore impatto sul pubblico, è capace di far notizia. E’ così che i messaggi di speranza e carità passano in secondo piano, mentre si dà più spazio ai casi di cronaca nera.

cms_5014/foto_2.jpgQuanto sente di essere cresciuta dalla pubblicazione del saggio sulla beneficenza al romanzo “Un viaggio per Roma”?

Professionalmente sono cresciuta molto. Mi sento di dover affermare che i due libri rispondono a esigenze differenti, sia mie che dei miei lettori, nei quali mi rispecchio. La saggistica consente di indagare l’aspetto concreto delle situazioni, trovando risposte a molti interrogativi. Il romanzo permette invece di sognare, di evadere da una realtà che spesso si rivela crudele. Ne abbiamo tutti bisogno, perché le situazioni della vita spesso ci rendono tristi e demotivati. Un buon romanzo può farci tornare il sorriso, anche se solo momentaneamente. “Un viaggio per Roma” racconta la storia di Matilde, giovane donna del Sud che aspira a diventare un’ottima consulente finanziaria. Matilde dà assoluta priorità alla carriera, ignorando le attenzioni dei suoi tanti corteggiatori, fino a quando non conosce l’uomo dei suoi sogni, il magistrato Alessandro, che le stravolge l’esistenza. La giovane, confusa, si ritrova davanti a un bivio. Al termine di un burrascoso percorso, fatto di fraintendimenti e distanze, comprenderà di non essere disposta a rinunciare al grande amore, che sognava fin da bambina, e si trasferirà a Roma per restare al fianco di Alessandro.

Perché leggere “Le opere di beneficenza e le comunità”?

La mia opera è rivolta non solo a chi è direttamente coinvolto nella questione beneficenza, come possono esserlo i familiari di una persona che necessita di aiuti economici o che è portatrice di handicap. Il mio intento è quello di indurre a riflettere i lettori che, pur non essendo toccati da questo genere di problemi, vogliono partecipare attivamente a un processo di recupero valoriale. La caduta dei valori, indotta dall’individualismo, è una delle più grandi problematiche della società odierna. Sarebbe bene rimboccarsi le maniche, cominciando a capire cosa non va e lavorandoci su.

(Per ulteriori informazioni cliccare sul link https://www.facebook.com/domenicascrittrice/)

Federica Marocchino

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