“TRIESTE DOCET” ANCHE CON LA SUA FERRIERA DI SERVOLA

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Ciò che porta i Giuliani a definire Trieste come Città del “NON SE POL” non sembra solo un volere ammonire che la perfezione non esiste; ma, piuttosto, al cittadino forestiero risuona come un modo di dire scaramantico quasi a volere gelosamente preservare, da ogni possibile invidia, una città il cui andarne fieri è tangibile ogni dove.

D’altra parte, arrivando a Trieste da altri luoghi, non si può che riportare sensazioni positive da quella che, già intuibile sino dai primi approcci, man mano si evidenzia come frutto di operosità Istituzionale convergente con quanto attribuibile ad una cittadinanza che, più che mai essendo conscia dei suoi diritti, si attiene ai propri doveri in base a direttive recepite come consone al perseguimento di un benessere comune assecondando civici interessi in ogni campo.

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Altro che essere votata ad uno sterile “non si può”; a Trieste si abbattono muri contro cui, altrove, si infrangono lotte decennali condotte con velleitarie armi spuntate con il porsi, innanzitutto, come “canne al vento” per la discontinuità nella priorità di intenti da perseguire.

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Così, contrariamente da quanto Taranto continua a subire; flagellandosi con il mancato conseguimento del diritto della comunità, a non morire per l’inquinamento provocato da una fabbrica obsoleta, in opposizione alla tutela dei posti di un lavoro che, pure, non ha lesinato gravi infortuni e morte; proprio a Trieste si è giunti ad un punto concreto circa le rivendicazioni nello stesso campo della siderurgia per cui i Giuliani erano già scesi al fianco della cittadinanza Tarantina.

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Infatti, con l’Accordo di Programma per l’area della Ferriera di Servola del Gruppo Arvedi, I.CO.P. S.p.A.- PLT (Piattaforma Logistica Trieste) “sono stati definiti gli investimenti e interventi funzionali a supportare e realizzare, nell’area della Ferriera, una produzione ecosostenibile che punta alla decarbonizzazione completa del sito siderurgico, oltre al rilancio delle attività di logistica e alla salvaguardia dei lavoratori”.

Tanto, a detta del Ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli che ha stigmatizzato “il momento storico per la città di Trieste dove si chiude un percorso e se ne apre uno nuovo, con l’ importante risultato raggiunto per il suo territorio e per tutta la regione Friuli Venezia Giulia, attraverso un intenso lavoro di squadra portato avanti da tutte le Istituzioni e le parti coinvolte, con l’obiettivo che ha accomunato per garantire nei prossimi anni uno sviluppo industriale che tenga conto delle esigenze ambientali, sociali e occupazionali di cittadini, imprese e lavoratori”.

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Quindi, nullaosta per il progetto integrato di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo con la messa in sicurezza della Ferriera di Servola, come seguito alla chiusura definitiva dell’ex area a caldo dell’ impianto siderurgico a fronte dell’avere riguardato più di 400 lavoratori .

Il tutto, prevedendosi la messa in campo di risorse degli Enti pubblici: con un contributo a fondo perduto di circa £ 55 milioni stanziato dal MISE e in parte finanziato dalla Regione per ottemperare ad un Contratto di sviluppo per la tutela ambientale; oltre ad un cospicuo forte investimento, di quasi 200 milioni nel prossimo triennio, a carico del piano industriale del Gruppo Arvedi.

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Sostanzialmente, è risultata vincente la collaborazione intercorsa, soprattutto dallo scorso mese di Marzo, fra gli Enti locali : Regione Fvg e Comune di Trieste, Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico orientale e Agenzia del Demanio in sinergia con l’ Agenzia Nazionale per le politiche attive del Lavoro e i ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, delle Infrastrutture.

In definitiva, come riconosciuto dal Ministro Patuanelli, a Trieste si è concluso “un accordo che potrà diventare un modello per analoghi processi di riconversione industriale previsti nel nostro Paese”.

Come dire, a chi voglia bene intendere e operare : “TRIESTE DOCET “

Rosa Cavallo

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