“STORIA DI STORIE DIVERSE”

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_18546/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana su cui si offriranno al lettore anche considerazioni di tipo generale.

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE IN PREVISIONE DELLA SECONDA ONDATA DI PANDEMIA

Nemmeno noi insegnanti sappiamo cosa ci aspetta e speriamo, detto sinceramente, di non dover adottare nuovamente la didattica a distanza come modalità di insegnamento. La scuola è contatto con gli alunni, in special modo con gli alunni che hanno delle difficoltà.

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Non sentire il rumoreggiare di sedie e banchi, non ascoltare il vociare confuso e allegro degli alunni, non poter accogliere le loro richieste di attenzione, non poter ricambiare con dei gesti le loro parole: per noi insegnanti è stato difficile, inizialmente, perdere tutto questo e doverci adattare ad una quotidianità diversa fatta di videolezioni su Google Suite, di Classroom come ambiente virtuale e sostitutivo dell’aula, di nuovi materiali didattici da elaborare che fossero adatti ad un diverso ambiente di apprendimento.

Cosa ci aspetta? È un’incognita: l’evoluzione del virus è sconosciuta e alcuni affermano che sia probabile l’arrivo di una seconda ondata nel periodo autunnale in concomitanza con i primi freddi.

E la scuola come si organizzerà per ottemperare alle misure di prevenzione anti-Covid? Ne abbiamo già sentite delle belle: i banchi monoposto con le rotelle provati persino in televisione dal ministro dell’istruzione Azzolina.

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Ora mi permetto di osservare che lo spazio di lavoro di ogni singolo banco risulta di gran lunga ridotto per cui gli alunni non sapranno dove poggiare libri, quaderni e borsellini visto che nei banchi di legno in uso fin d’ora vi era anche un secondo ripiano, e in ogni caso la superficie di lavoro era più ampia mentre su questi nuovo banchi si riduce e si può poggiare un computer portatile o poco altro. La superficie disponibile è più adatta a prendere appunti in un convegno che a un ambiente scolastico.

Poi le rotelle...in una scuola primaria e per diverse ore... immaginatevi di vedere un’intera classe in movimento con sedie che si spostano in continuazione ad assecondare la naturale necessità di muoversi degli alunni.

Mi viene da pensare che chi formula queste proposte e chi le sponsorizza nei programmi televisivi non sappia che cosa voglia dire cercare di far star seduti e attenti gli alunni, per diverse ore, in un’età in cui la loro voglia di muoversi è massima e infatti malsopportano tale costrizione.

Soprassediamo sul costo esagerato di questi banchi: la ministra Azzolina dovrebbe avere più a cuore l’idea di remunerare meglio il lavoro degli insegnanti, data la sua importanza.

Non sappiamo, ad oggi, come la scuola si strutturerà: dal punto di vista dell’organizzazione degli spazi, ad esempio. Gli armadi sono stati tutti svuotati e spostati fuori dalle aule affinchè vi sia più spazio al loro interno. Si dice che le aule non potranno contenere la classe per intero, che alcuni alunni frequenteranno la scuola mentre altri, a rotazione, seguiranno le lezioni a distanza.

Cosa vuole dire questo, che l’insegnante mentre deve fare lezione agli alunni in classe, che deve anche gestire, allo stesso tempo si mette davanti al computer e trasmette le videolezioni? Ma queste proposte come vengono in mente e, soprattutto, chi le fa poi pensa a come metterle in pratica? Quantomeno ci dovrebbero essere, in tempi diversi, lezioni in classe e lezioni a distanza e ciò, tuttavia, raddoppierebbe le ore di lavoro degli insegnanti che sono già sottopagati.

Si parla di alunni nei corridoi o nelle palestre e si parla di lezioni che si svolgono in altri luoghi fuori dalla scuola come musei, parchi e fattorie: sarebbe la volta buona per creare aule decentrate e per far smettere alla scuola di essere un luogo isolato da ciò che la circonda.

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Meraviglioso poter portare quotidianamente gli alunni in luoghi in cui il loro apprendimento sarebbe di gran lunga facilitato in quanto vivrebbero le esperienze in prima persona: il loro apprendimento sarebbe attivo, manipolativo piuttosto che simbolico.

Che possa essere il Covid-19 a stimolare quel tipo di cambiamento che la scuola tanto attende?

E perchè nel concerto di Bob Sinclair a Gallipoli il 27 luglio, le persone erano completamente ammassate senza pensare al Covid-19 mentre per chi va a scuola devono porsi tutte queste difficoltà organizzative? È molto difficile, ad esempio, in una scuola primaria e considerata l’età degli alunni, tenerli a distanza. È impossibile, a meno che vi sia una disciplina tale che non ci appartiene da un punto di vista culturale. Ho visto uno spezzone di video in cui degli alunni cinesi rimanevano immobili e si spostavano ordinatamente, seguendo indicazioni rigide: ma non è il nostro modo di fare scuola.

Non sappiamo cosa avverrà a settembre, è un’incognita che allarma gli insegnanti. Non ci resta che attendere e sperare che vi sia un senso nelle decisioni assunte dalle istituzioni, sia al centro che alla periferia.

Vincenza Amato

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