“STORIA DI STORIE DIVERSE” - XXXVIII

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_20687/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Prima che terminassero le vacanze natalizie è ripartito il solito bailamme: confusione, notizie incerte e contrastanti sulla scuola, flash-mob degli studenti per poter tornare in presenza, proteste di docenti e dirigenti davanti alle sedi regionali… L’insofferenza è sempre più grande, tanto che anche la ministra Azzolina si è schierata: “Ho fatto tutto quello che potevo fare, le scuole sono pronte per ripartire, ma le regioni hanno la possibilità di riaprirle o meno. Chiedo a tutti di trattare la scuola come si trattano le attività produttive. Oggi la didattica a distanza non può più funzionare”.

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Insegnanti e genitori sono disorientati e stanchi di continui cambiamenti, assistono ad incomprensibili alterchi, la ministra Azzolina fornisce determinate direttive mentre il governatore imbocca tutt’altra strada, attraverso ordinanze regionali che propongono, di volta in volta, organizzazioni scolastiche diverse.

In Puglia, ad esempio, agli inizi di novembre le scuole sono state improvvisamente chiuse, per poi essere riaperte dopo pochi giorni ma solo agli alunni disabili. Scelta opinabile, in quanto le ha rese luoghi di non integrazione.

Alunni e insegnanti di sostegno vagavano solitari per i corridoi dell’istituto, senza una classe a cui appartenere e senza compagni da vedere. Un balzo indietro di quarant’anni; le nostre scuole, fiore all’occhiello per l’integrazione, sono tornate ad essere “scuole speciali” e luoghi di esclusione.

Successivamente, un’altra ordinanza ancora prevede che si torni in presenza, dando la possibilità, però, a chi dovesse richiederlo, di frequentare a distanza. Nel frattempo all’ordinanza di Emiliano si sovrappone quella del sindaco che decreta la chiusura della mia scuola, per un mese e mezzo, a causa dell’alto numero di contagi. Si adotta, dunque, un’altra organizzazione didattica.

Gli alunni disabili dovranno seguire le lezioni a distanza, cosa già abbastanza problematica visto che Virginia, ad esempio, non riesce nemmeno in presenza a stare seduta e a svolgere le consegne scolastiche. Si riducono, anche per gli alunni normodotati, le ore di lezione. Gli alunni disabili ne seguiranno massimo due al giorno mentre gli altri alunni ne seguiranno quattro, intervallate da dieci minuti di pausa ciascuna.

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A gennaio arriva l’ennesima ordinanza, il giorno prima che comincino le scuole, senza che dirigenti e insegnanti abbiano il tempo di organizzarsi. Un’ordinanza che avrà durata di una sola settimana poiché si è in attesa del Dpcm del 15 gennaio.

Nell’ordinanza di novembre si seguiva la logica del tutti a distanza e chi voleva in presenza; nell’ordinanza di gennaio, invece, tutti in presenza e chi vuole a distanza. Due ordinanze diverse ma che, nella sostanza, sortiscono i medesimi effetti, ovvero portare alcuni alunni a scuola e lasciarne altri a casa perché così, dice il nostro presidente, anche se si creano difficoltà agli insegnanti, si coniuga il diritto allo studio con il diritto alla salute. Poco importa se si abbassa notevolmente il livello delle performances dei docenti, che si trovano costretti a sormontare innumerevoli ostacoli nell’impostare un’azione didattica efficace sia per chi è a scuola che per chi è a casa.

È il genitore che decide ma la scuola, tuttavia, non è un servizio on demand e non si può, a scuola, inscenare il Grande Fratello. La didattica a distanza e la didattica in presenza sono due modalità di lavoro tra loro inconciliabili.

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Occorre un numero maggiore di insegnanti perché le esigenze formative dei ragazzi in Dad sono diverse da quelle di chi è in presenza; ciò nonostante, Emiliano continua a sostenere la validità di questo metodo in quanto va incontro a coloro che ritengono la didattica in presenza necessaria e, contemporaneamente, non costringe le famiglie che temono il contagio all’obbligo della frequenza.

La scuola è nel caos, gli insegnanti sono esausti mentre i bambini, a loro volta, sono sfiancati dalla didattica a distanza. Mia nipote, che ha solo dieci anni, è costretta a stare davanti allo schermo ben cinque ore al giorno senza pause; poi il pomeriggio è inverosimilmente caricata di compiti e deve anche studiare, spesso, senza aver assistito ad una spiegazione. Non può, peraltro, uscire o svolgere alcuna attività extrascolastica e per questo si sente compressa e nervosa.

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Il governatore Emiliano fa di testa sua senza ascoltare il parere di chi lavora nella scuola, Conte e la Azzolina sostengono che le scuole debbano rimanere aperte e lui, invece, le chiude o impone la didattica mista. È sordo alle richieste di insegnanti e genitori, non li considera.

Gli è stato chiesto di imporre ai genitori una scelta univoca: o tutti a casa, in Dad, o tutti in presenza, a scuola; invece lui ha optato per la didattica mista e continua a confermare tale scelta.

Ora noi abbiamo dieci alunni in classe e dieci a distanza con una discrepanza negli orari e nelle pause di lavoro, per cui chi sta a casa è costretto a seguire lezioni di durata ridotta con un’interruzione obbligatoria tra una lezione e l’altra. L’insegnante fa disconnettere gli alunni al termine della lezione, mentre per quelli in classe deve organizzare un lavoro diverso da quello che tutti prima avevano seguito insieme, si ricollega nuovamente, si disconnette di nuovo…

Non è raro assistere a scene in cui gli alunni che seguono da casa chiedono all’insegnante di rimanere ancora collegati, pur essendosi ormai conclusa per loro la lezione… forse sono soli a casa e gli manca la scuola.

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Tuttavia, la scena più commovente a cui ho assistito è avvenuta ieri: la mia collega ha gli alunni di fronte a sé, in classe, il computer è poggiato sulla cattedra con le faccine dei bimbi che sono a casa. Ad un certo punto, terminata la lezione, ruota il computer verso la classe e i bambini si rivedono, si salutano; c’è una specie di tripudio perché la classe, inaspettatamente, si riunisce.

Io, a dire il vero, ho provato grande tristezza nel constatare che la classe fosse disunita e che molti alunni fossero lontani da noi, costretti ad esserlo per le scelte dei genitori.

Vincenza Amato

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