“STORIA DI STORIE DIVERSE” - XXXIV

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_20260/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno anche problematiche più generali del sistema scolastico da una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

È un momento davvero terribile per la nostra regione: non si era arrivati mai ad un numero così alto di decessi giornalieri. Il virus corre all’impazzata in Puglia, dove si registra il più alto rapporto tra tamponi e numero di positivi: 18 casi ogni 100 esami effettuati, laddove la media nazionale si attesta a 10. Registriamo lo stesso numero di decessi e di ricoveri in terapia intensiva di regioni con dieci milioni di abitanti (mentre noi ne abbiamo solo quattro). Mancano solo una manciata di posti letto per raggiungere la disponibilità massima nelle terapie intensive, dopodiché si sceglierà chi curare e chi lasciar morire. Anzi, lo stanno già facendo da tempo, come ha denunciato Repubblica di Bari, visto che non ci sono solo i malati Covid da ricoverare in rianimazione ma anche tutti quei pazienti che hanno subito dei traumi gravissimi, persone reduci da incidenti piuttosto che in coma. Quante volte, già prima della pandemia, abbiamo sentito parlare di pazienti da rianimare trasportati in comuni lontani e in altre regioni, mentre ora ad aggravare le gravissime circostanze di vita di queste persone c’è il Covid e l’ancora più cronica mancanza di posti.

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Non c’è stata alcuna programmazione rispetto a ciò che era più che certo potesse avvenire; gli ospedali Covid sono stati troppo presto smantellati con toni trionfalistici. Non ci sono né medici né personale infermieristico in Puglia; le U.S.C.A (unità operative mobili di cura), non sono in numero sufficiente per assistere i pazienti, che restano abbandonati nelle loro case.

All’ospedale Moscati di Taranto, i medici con crudeltà hanno maltrattato malati e loro parenti dicendo ad uno di essi, al telefono, che se il suo genitore non avesse messo il casco sarebbe morto entro dieci minuti: la telefonata avveniva davanti al paziente. Sono partite decine di segnalazioni ai carabinieri sul trattamento riservato ai malati in vari ospedali con furti di preziosi e di beni personali. La procura è stata allertata tramite l’arrivo di esposti.

Mi verrebbe da dire che chi governa la nostra regione meriterebbe un trattamento simile e dovrebbe immaginare cosa vuole dire morire senz’aria, morire soffocati e invece assistiamo a penose giustificazioni di gente che prende stipendi da migliaia di euro al mese e che ha passato un’estate tranquilla, senza affanni e dedicata alla promozione elettorale. Il ruolo negativo di alcuni governatori è sul banco degli imputati, pensiamo a ciò che è accaduto in Campania e meriterebbe l’arrivo di commissari.

Per quando riguarda la scuola, il governatore Emiliano ha prorogato l’ordinanza che consente ai genitori degli alunni di scuola primaria e media di scegliere se mandare o meno i figli a scuola. Ancora una scuola on-demand, a richiesta, con difficoltà incredibili da parte dei docenti a gestire un sistema misto in cui la scuola non è né chiusa né aperta.

La nostra scuola, in ogni caso, continua ad essere chiusa, nonostante siano passate ormai quattro settimane. Il sospetto che appare fondato ai più, anche se non ci sono conferme, è che l’istituto stesse per trasformarsi in un pericoloso focolaio visto l’alto numero di positività tra alunni e docenti; di qui la chiusura in via precauzionale.

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Ormai io e Virginia (nome di fantasia) facciamo lezione a distanza da un mese e ora sto veramente cominciando a sentire la necessità di poter vedere la persona con la quale ho un rapporto educativo. Il monitor è davvero una barriera, anche se mi sono accorta che la bambina si concentra maggiormente e, nel mio stupore, completa tante schede didattiche e lavora di buona lena fino a quando non dice mi lei stessa che è stanca: in quel momento so che è sincera e che mi sta dicendo la verità.

Dicono che la didattica a distanza abbia migliorato i rapporti con le famiglie forse perché si ha un confronto quotidiano con i genitori, come nel mio caso, o forse perché i genitori, anche se non direttamente, assistono alle lezioni se sono a casa.

Molti miei alunni, a parte Virginia, mostrano evidenti segni di scontento e stanchezza: non gradiscono più la didattica a distanza. Normalmente, quando le lezioni con Virginia terminano io entro nella classe e insieme alle colleghe siamo in quest’aula virtuale, dunque ho modo di parlare anche con altri alunni e di avere il polso della situazione.

Vincenza Amato

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