“STORIA DI STORIE DIVERSE” - XXXIII

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_20182/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno anche problematiche più generali del sistema scolastico da una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

In un momento di isolamento, critico e triste per chiunque, Virginia (nome di fantasia) sta offrendo scolasticamente grandi e inaspettate soddisfazioni: a distanza lei, che soffre di un importante disturbo dell’attenzione, che è iperattiva ed irrequieta, sta riuscendo a lavorare meglio che in presenza.

Sembra un paradosso ma è così, sarà l’eccezione che conferma la regola: esegue le consegne e completa le schede guidata da me, non appena finisce di scrivere ogni parola - lei è in grado di scrivere solo in stampato - me la mostra e insieme la correggiamo. Sta scrivendo un numero elevato di parole singole non ancora facenti parte di frasi.

Sta raggiungendo, pur essendo in quarta classe, l’obiettivo di scrivere autonomamente parole abbinate a disegni, sia parole semplici dal punto di vista della struttura (lu-ma-ca) sia parole che contengono lettere ponte (ba-r-ca) sia parole con sillabe complesse (sci-vo-lo).

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Le sillabe complesse sono formate da più lettere e le difficoltà nella loro scrittura dipendono dal fatto che occorre memorizzare la sequenza delle lettere di cui sono composte. La loro lettura, altresì, non è “letterale”: ad esempio sci non si legge s-c-i così come gli non si legge g-l-i o chi c-h-i... Pensiamo alla difficoltà che percepiamo noi italiani nel momento in cui dobbiamo apprendere suoni sillabici nuovi ed inesistenti nella nostra lingua d’origine, come la pronuncia del digramma inglese -th.

Nel momento in cui l’alunno deve scrivere la sillaba complessa che, nella maggior parte dei casi è composta da tre lettere, deve necessariamente ricordare come si scrive: non è un processo facile né scontato per chi ha difficoltà nei processi di memorizzazione; per questo, si completano tante schede illustrate in cui si scrivono ripetutamente parole contenenti tali sillabe.

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Le esercitazioni su digrammi e trigrammi (sillabe complesse composte da due o tre lettere) sono di natura ortografica, cioè relative al modo corretto di scrivere una parola all’interno di una lingua, impiegando i segni grafici giusti.

Ogni anno e in modo ripetitivo, gli alunni di scuola primaria svolgono questo genere di esercitazioni poiché è abbastanza frequente incorrere in errori di tipo ortografico, che sono considerati gravi dal punto di vista della valutazione di uno scritto.

Il bambino che presenta delle disabilità di tipo mentale ha ancora più difficoltà: egli deve affrontare un lavoro specifico e continuo di consolidamento sia attraverso esercitazioni mirate su schede sia attraverso la lettura e la scrittura. Io cerchio ed evidenzio, ogni qual volta le trovo, le sillabe complesse e mi dedico a una loro spiegazione anche non programmata. In educazione ogni momento, anche inaspettato ma propizio, va colto per insegnare.

Stessa cosa nella scrittura: “Virginia devi scrivere il nome di tuo nonno - Ignazio - ti ricordi il suono gn come si scrive? Devi scrivere prima la lettera g e poi la lettera n...”.

Il lavoro sul sostegno è pedissequo e ripetitivo, a volte mi sento un po’ istupidita dalla reiterata ripetizione di determinati contenuti al fine di facilitare la loro assimilazione che poi, dopo tanta fatica, avviene da parte di questi alunni speciali.

Spiegare un concetto ad un alunno disabile e consentire che esso possa essere assimilato significa non solo sottoporre quest’ultimo a continue ripetizioni ma anche e soprattutto spiegare il contenuto in modi diversi. Lo psicologo statunitense Jerome Bruner parla di tre diverse modalità di apprendimento: attiva, iconica e simbolica.

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Lo psicologo cognitivista statunitense Jerome Bruner tra i pionieri di un nuovo modo di fare didattica che ha avuto influenza anche sulla didattica speciale (insegnamento agli alunni disabili).

Le informazioni possono essere rappresentate ed apprese in forma attiva, ad esempio preparando direttamente un dolce, iconica vedendo delle immagini che riguardano la sua preparazione o simbolica leggendo la sua ricetta.

Il livello simbolico si basa sulla lingua orale e scritta ed è il livello più avanzato di rappresentazione interna di un oggetto: un livello a cui la disabilità mentale non accede. È anche il più potente sistema di codifica delle informazioni. Il livello attivo, invece, non è legato ai simboli bensì all’azione fisica, al contatto, alla manipolazione, al fare.

La scoperta davvero rivoluzionaria di Jerome Bruner è che, se ad un bambino un contenuto non può essere spiegato in termini simbolici, è possibile, al fine di non escluderlo dai processi di apprendimento, utilizzare sistemi di codifica delle informazioni più poveri che si basano sulle azioni o sulla loro rappresentazione iconica.

Io infatti, con Virginia, quando devo spiegarle i contenuti di storia e geografia, che sono astratti e lontani dal suo vissuto, cerco di fare molti disegni: ricerchiamo e commentiamo immagini sul popolo Sumero, sulla ziggurat, sull’invenzione della ruota...

Lei non riesce a leggere se non parole semplici, trovando comunque difficoltà: non potrebbe mai usare il sussidiario, solo attraverso le immagini riesce ad avere una minima comprensione di ciò di cui si parla e ciò le consente di essere integrata nella classe. L’unica modalità con cui riesce a fissare i contenuti in modo davvero adatto al funzionamento della sua mente, in ogni caso, è il fare, quella che Bruner chiama “fase attiva”: la manipolazione, il ritagliare, il creare storie con i personaggi del mondo Sumero, storie che poi drammatizziamo e che lei vive realmente, divertendosi e apprendendo. La storia della contadina Virginia che cura gli orti vicino al fiume Tigri, il pescatore che sta sulle sue rive, la feluca che viene disegnata e fatta scivolare su un fiume carta celeste. Virginia ha compreso i contenuti essenziali della civiltà Sumera attivandosi ed osservando piuttosto che leggendo e studiando.

L’intuizione di Bruner è stata illuminante, soprattutto per chi si occupa di didattica speciale, perché usando sistemi di codifica più elementari si garantisce l’accesso alle informazioni anche ad una mente che si trova ad un livello inferiore di sviluppo.

Vincenza Amato

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