“STORIA DI STORIE DIVERSE” - XXV

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_19381/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno, inoltre, anche problematiche più generali del sistema scolastico con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

La seconda settimana di frequenza scolastica sta per cominciare. Non sono giorni gradevoli: la tensione si taglia a fette, la paura del contagio incombe, i dirigenti scolastici sono allarmati. La situazione è in continua evoluzione ed ora, ad esempio, si è in attesa del nuovo DPCM del Presidente del Consiglio.

Gli adempimenti burocratici si sono moltiplicati per via delle misure di sicurezza anti-Covid: svariati moduli da compilare per le assenze degli alunni, sulla cui riammissione a scuola si è questionato con i pediatri, moduli per registrare, di volta in volta, la distribuzione delle mascherine… È riapparso anche il registro cartaceo necessario al tracciamento delle presenze: chiunque entra in classe, anche per breve tempo, deve firmare.

Corsi sulle misure di sicurezza anti-Covid, procedure da seguire per gran parte delle azioni quotidiane: è diventato un inferno, i bambini non possono muoversi e alla fine, nonostante gli sforzi, non si riesce ad indossare la mascherina a lungo.

Credo che tale situazione sia generalizzabile a tutti gli istituti scolastici: dirigenti e personale amministrativo sono in affanno e chiamati gestire un’emergenza senza precedenti dovendo fare i conti, peraltro, con carenze a livello di organico.

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Su centinaia di focolai diffusi sul territorio nazionale solo alcuni, per la precisione 14, si sono originati negli istituti scolastici; tuttavia, come sostiene lo stesso presidente Conte, bisognerà aspettare la fine di ottobre per poter effettuare le prime valutazioni su come la riapertura delle scuole abbia influito sui contagi.

In Puglia, nella mia regione, sono state chiuse diverse scuole nelle città in cui sono presenti focolai: da Bari ad Altamura e Andria. Il resto delle scuole funzionano regolarmente, seppur con il clima sopra descritto.

Anche i bambini che hanno delle difficoltà, se non sono gravi, riescono a comprendere la situazione. Andrea (nome di fantasia) l’altro giorno si è avvicinato e mi ha detto, nel momento in cui lo stava già facendo: “Maestra, posso darti un bacio così, con la mascherina?”. Non mi ha dato nemmeno il tempo di rispondere né di fermare un gesto che non sarebbe stato opportuno anche se spontaneo.

La loro mente è semplice ma non per questo incapace di comprendere. Anche se questi bambini appaiono grandi e all’apparenza normali, devi rivolgerti a loro come se avessero molti meno anni, parlare in modo semplice e con riferimenti a situazioni concrete. Il ritardo mentale non contempla l’astrazione, il distacco dalla realtà. La vita di un bambino con ritardo mentale è nel qui ed ora, si basa su esigenze e desideri concreti.

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Il punto doloroso è che, mentre un bambino di una certa età mentale è destinato a crescere e ad attraversare nuove fasi di sviluppo cognitivo, come affermava lo psicologo svizzero Piaget, il bambino con ritardo mentale grave avrà difficoltà a superare lo stadio operativo-concreto e per questo la sua capacità di comprendere rimarrà limitata.

I progressi ci sono ma sono lenti e richiedono, a volte, anni di lavoro. Noi, come insegnanti, siamo consapevoli dei loro ritmi delle loro dinamiche di sviluppo.

Sappiamo che dietro un’autonomia acquisita, come quella, ad esempio, dell’essere capaci di riordinare il proprio materiale scolastico, può esserci stato un lavoro lungo così come dietro a qualsiasi altra abilità; non si parla ancora di apprendimento ma della acquisizione di autonomie minime. Ciò che per noi è scontato a loro costa fatica e sforzi enormi poiché incontrano, ad ogni livello, difficoltà rilevanti.

Serve pazienza e dedizione nel seguirli, serve saper svolgere un lavoro quotidiano e attendere i suoi frutti che, anche se saranno piccoli, segneranno comunque una progressione.

L’insegnante di sostegno vede ogni giorno un bambino che ha difficoltà a crescere e che ha problematiche in ogni area di sviluppo: dall’aspetto cognitivo, a quello motorio, dalla relazione con sé e gli altri all’acquisizione delle autonomie.

È possibile scoraggiarsi ma è una missione e, al contempo, una sfida.

Vincenza Amato

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