“STORIA DI STORIE DIVERSE” - IX

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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INTRODUZIONE

cms_17825/Foto_1.jpgOgni capitolo scritto è una parte di una sorta di autobiografia professionale che si intreccia con momenti di vita personale.

“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Gli articoli saranno pubblicati con cadenza settimanale nella omonima rubrica.

CAPITOLO IX

“SCUOLA GIUSTA, SOCIETÀ GIUSTA”

Mancano ormai pochi giorni alla chiusura dell’anno scolastico e gli insegnanti si apprestano a svolgere le loro ultime lezioni. I miei alunni disabili continuano a seguire le lezioni di classe ma mi hanno fatto capire, ad un certo punto del percorso, di voler seguire solo quelle e non lezioni individuali. Vogliono sentirsi come gli altri e non seguire lezioni aggiuntive: non ho potuto che essere d’accordo con loro, anche se quelle lezioni individuali miravano al recupero di alcune lacune. L’esigenza di questi bambini di sentirsi uguali agli altri, soprattutto se hanno un ritardo cognitivo lieve, è prioritaria.

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Già la presenza dell’insegnante di sostegno è da molti mal sopportata in quanto stigmatizza e rende più evidente la loro diversità.

Uno dei due alunni, che ho seguito in quest’ultimo quinquennio, non voleva ascoltare alcuna spiegazione da parte mia mentre era attento, invece, alle spiegazione dell’insegnante curriculare.

È pur vero che, su di lui, ho svolto un lavoro scarsamente individualizzato dal punto di vista degli apprendimenti; ma è anche vero che per lui era importante, ad ogni costo, percepirsi uguale agli altri. Era un modo per dimostrare a se stesso che, nonostante lo svantaggio, lui poteva farcela ad ottenere risultati soddisfacenti. Per questa ragione spesso mi chiedeva di allontanarmi e di non stargli vicino durante le lezioni.

Io ho sempre rispettato le scelte di questo alunno per un motivo semplice: la mia sensibilità verso i suoi bisogni mi portava a condividerle. Purtroppo la presenza dell’insegnante di sostegno nella scuola è stigmatizzante: è ancora ritenuto una persona a cui si deve delegare la cura dell’alunno disabile mentre l’insegnante curriculare deve seguire la classe e invece la legge non dice così.

Per circa cinque anni l’alunno disabile che seguivo mi ha impedito di svolgere il mio lavoro con lui ma, se si lavorasse insieme e sulla classe di cui lui fa parte, senza distinzioni tra insegnanti di sostegno e insegnanti curriculari, tutti seguirebbero tutti e l’alunno disabile non si sentirebbe a disagio. Non un insegnante per alunno disabile ma tanti insegnanti che ruotano sull’intera classe, per cui l’insegnante di sostegno può preparare le lezioni disciplinari così come l’insegnante curriculare può seguire l’alunno disabile in uno scambio di ruoli che risulterebbe davvero utile ai fini dell’integrazione. Non ci sarebbe infatti più la diade insegnante di sostegno-alunno disabile che, purtroppo, si è cristallizzata in ogni realtà scolastica: gli insegnanti di sostegno dicono “il mio bambino” e gli alunni chiamano l’insegnante di sostegno “la maestra di…”.

È tutto terribile, anche il linguaggio riflette un’organizzazione sbagliata e soprattutto dannosa ai fini dell’inserimento degli alunni disabili. Purtroppo, sebbene la legge parli diversamente, è molto difficile cambiare questo stato di cose. Un giorno ho chiesto all’insegnante di inglese di poter fare lezione al posto suo in quanto insegnante curriculare. La risposta è stata secca e netta, ed è sempre la stessa ogni volta. Se avesse accettato mentre io facevo lezione alla classe, valorizzando le mie competenze in lingua inglese, lei avrebbe seguito l’alunno disabile che sarebbe stato ben lieto di poter lavorare in sua compagnia.

Occorre cambiare la mentalità e comprendere che un’organizzazione modulare è positiva per tutti: si crea una squadra che, alternandosi in ruoli diversi, opera su un’intera realtà scolastica.

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Devo dire che in vent’anni di carriera mi è stata data questa possibilità solo una volta ed è poco. Essere al tempo stesso insegnanti di classe ed insegnanti di sostegno evita la cristallizzazione dei ruoli e, invece, accade esattamente il contrario: l’insegnante di sostegno non comprende cosa voglia dire e quanta fatica costi gestire una classe e l’insegnante curriculare (mi è capitato) accusa l’insegnante di sostegno di avere un solo alunno e di svolgere, dunque, un lavoro meno faticoso.

In realtà se viene assegnato un insegnante ad un alunno disabile, il suo è un caso grave e difficile da seguire, che può comportare anche un dispendio notevole di energie a livello fisico. Ho subito due aggressioni da parte di bambini disabili: una forte testata che mi ha procurato un trauma cranico e una contusione zigomatica e un profondo morso al braccio corredato da calci e pugni che mi hanno procurato grandi lividi su tutto il corpo. In entrambi i casi sono stata portata al pronto soccorso, visitata, medicata e poi dimessa con una prognosi di alcuni giorni.

La presenza dell’insegnante di sostegno, dunque, isola e stigmatizza l’alunno disabile; se poi pensiamo che alcuni insegnanti conducono questi alunni addirittura fuori dalla classe, allora il quadro è completo. È aberrante per gli altri alunni vedere che un loro compagno viene portato via. Il compagno viene automaticamente derubricato dagli altri come un “incapace” che è necessario portare via: ciò aumenta a dismisura la sua distanza dagli altri e il suo modo di essere percepito.

Ancor più grave è che sono gli stessi insegnanti di classe a chiedere di portarli via in quanto sono di disturbo al lavoro di classe. L’alunno disabile deve, invece, lavorare in gruppo e trovare sostegno nella generosa azione di tutoraggio che proviene dagli altri. È importantissimo il ruolo dei compagni ai fini dell’integrazione, così come allo stesso modo gli insegnanti di classe devono creare un clima favorevole: devono, ad esempio, adattare la programmazione di classe tenendo conto anche della presenza dell’alunno disabile e soprattutto devono sensibilizzare gli alunni invitando a svolgere anche loro un’azione di supporto.

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Nella scuola si deve ricreare un’ambientazione simile a quella che ci dovrebbe essere in una società giusta, dove chi è meno capace non viene emarginato ma aiutato ad integrarsi secondo le sue possibilità.

Vincenza Amato

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