“STORIA DI STORIE DIVERSE” (XLIV)

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_21135/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità. Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

La saga del mondo scolastico pugliese: le ordinanze del Presidente Emiliano che si susseguono, una dopo l’altra. Siamo arrivati alla decima ordinanza, a partire da novembre: si richiudono le scuole di ogni ordine e grado, poiché i dati relativi alla diffusione della variante inglese sono preoccupanti, con un tasso maggiore di contagi registrato nella popolazione scolastica rispetto a quella generale.

Il Tar tuttavia, a sorpresa, boccia l’ordinanza, accogliendo il ricorso del Codacons di Lecce e di un gruppo di genitori. Il presidente Emiliano non gradisce essere contraddetto e corregge il tiro, lo fa con una nuova ordinanza, che arriva a notte fonda e ricalca quella precedente, ma con piccole modifiche.

Lezioni da casa al 100% per tre settimane fino al 14 marzo, niente scelta alle famiglie, accoglienza dei disabili e di tutti coloro che sono impossibilitati a collegarsi da casa. Non sono più accoglibili, invece, richieste diverse da parte dei genitori. Ma vedremo che non andrà così.

Un “pasticciaccio”: un’ordinanza che, dopo la bocciatura del Tar, ha mandato in confusione genitori e dirigenti scolastici i quali, con indicazioni diverse in breve tempo, non hanno compreso se si dovesse continuare a frequentare a distanza o in presenza, dato che il Tar aveva annullato, con effetto immediato, l’ordinanza di chiusura.

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La scuola in Puglia è dunque nel caos ed assiste al braccio di ferro tra la Regione e il Tar. Ciò che il Tar ha contestato è il fatto che l’ordinanza di Emiliano era troppo restrittiva rispetto alla classificazione regionale del livello di emergenza, che attualmente è di colore giallo. La Regione, dunque, non può derogare rispetto alle misure del Governo nazionale.

La sospensiva dell’ordinanza, richiesta d’urgenza e accolta dal Tar contestava anche che l’esecuzione della campagna vaccinale sarebbe stata più lunga del periodo di vigenza dell’ordinanza stessa. Emiliano ha, infatti, prolungato di una settimana il periodo di validità dell’ordinanza successiva; una proroga che, tuttavia sacrificherebbe troppo a lungo il diritto alla didattica in presenza.

Tra una pausa e l’altra l’anno sta per concludersi mentre incalcolabili sono i danni, per gli studenti, dal punto di vista della socializzazione e dell’apprendimento: si parla di generazione interrotta.

Penso ai più piccoli, a mia nipote che in quest’ultimo anno ha frequentato la classe prima, un anno delicato e di passaggio tra due diversi gradi scolastici. L’apprendimento dei processi di letto-scrittura è stato più volte interrotto e non è certo ben conducibile a distanza; a ciò si aggiunge la necessità di scolarizzazione degli alunni più piccoli: quando un bambino proviene dalla scuola dell’infanzia deve, giocoforza, adeguarsi ad un’organizzazione diversa degli spazi, dei tempi e delle attività.

Un processo che nella scuola primaria avviene gradualmente, è necessario anche un anno di tempo affinché gli alunni si abituino a stare seduti, ad usare penne e quaderni, a ritagliare ed incollare, a copiare dalla lavagna e a seguire, in forma disciplinata, le lezioni dell’insegnante.

Ora immaginiamo con quale frequenza questo processo di scolarizzazione sia stato interrotto, a partire dal primo lockdown;un anno di discontinuità, che non ha consentito l’adattamento al nuovo ambiente scolastico, rendendo difficoltoso e incompleto lo svolgimento dei processi di apprendimento relativi alla lettura, alla scrittura e al calcolo.

Nella mia scuola ed altre scuole, nonostante i proclami del Presidente Emiliano - didattica a distanza al 100% - lunedì, 1 marzo, si torna in classe. Ma come è possibile se l’ordinanza di chiusura delle scuole è stata prorogata fino al 14 marzo, per consentire il completamento della campagna vaccinale al personale scolastico?

Nell’istituto presso cui presto servizio ci sono, come in tutti gli altri, alunni e insegnanti contagiati, in misura maggiore a causa della temibile variante inglese. Io mi sentivo sicura e protetta dalla decisione presa ed ora, ritornare in presenza prima di essere vaccinati, è un pericolo.

In realtà l’ordinanza regionale - come afferma Silvia di Pinto sulle pagine di Repubblica Bari - parla “di ragioni, non diversamente affrontabili, che impediscono la partecipazione alla didattica a distanza. Questo passaggio lascia, nei fatti, una grande discrezionalità alle scuole e trasferisce la responsabilità della scelta a dirigenti scolastici e ai collegi dei docenti. Mediamente sono accolte le domande di studenti con entrambi i genitori lavoratori e magari impossibilitati a usufruire dello smart working o i figli degli operatori sanitari”.

Nella mia scuola, ad esempio, il criterio dei “genitori entrambi lavoratori” è stato declinato diversamente ma la sostanza è la stessa, nel senso che si decide di accogliere in presenza studenti che non hanno nessun adulto a cui essere affidati.

Ma, come fa ancora notare la giornalista Silvia di Pinto: “molti dirigenti contestano di non poter invadere il campo della privacy delle famiglie, però, e dunque accolgono tutte le richieste mentre altri interpretano l’ordinanza in modo restrittivo (non senza accese contestazioni da parte dei genitori)”.

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In conclusione lunedì la mia classe in parte rientra, compresa Virginia, l’alunna disabile che seguo. Emiliano ha cancellato l’opzione di scelta da parte dei genitori ma ha, di fatto, ricreato la medesima situazione di difficoltà agli insegnanti che, seppure con un’ordinanza di chiusura in vigore, vedono alcuni alunni ritornare a scuola e altri rimanere a casa.

Però una buona notizia c’è: ieri mi sono vaccinata. È stato emozionante. Ho sentito che, finalmente, era arrivato il momento di superare questa tragedia. Ho riso e scherzato con le mie colleghe nell’attesa, condividendo con loro anche la preoccupazione per gli effetti collaterali del vaccino. Oggi, infatti, sono a letto febbre alta, mal di testa e forti dolori muscolari, perfino alle palpebre. Sento, tuttavia, che li sto superando e comincio a sentire una sensazione di protezione.

Vincenza Amato

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