“STORIA DI STORIE DIVERSE” (XLIII)

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_21067/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana. Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Apri la scuola, chiudi la scuola: questo è stato l’esordio ad inizio anno e così si continua. Siamo in Puglia e c’è Michele Emiliano che governa.

La mia scuola è stata chiusa, ma questa volta non come singolo istituto. È stata disposta la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in tutto il territorio regionale, e non era mai avvenuto nel corso dell’anno scolastico.

Dunque didattica a distanza al 100%, abbandonando finalmente, dopo svariate ordinanze, l’odiosa opzione di scelta da parte dei genitori tra didattica a distanza e didattica in presenza. Scuola a la càrte, scuola on demand, a richiesta, laddove la frequenza scolastica è un obbligo inderogabile sancito dalla Costituzione (art.34).

Dopo le numerose ordinanze del nostro governatore, in cui era prevista la possibilità di scelta (in molti casi i figli erano lasciati a casa per comodità) i sindacati, sul cui ruolo si avrebbe ben di che discutere, hanno finalmente deciso di indire uno sciopero. La situazione della possibilità di scelta era ormai diventata insostenibile per gli insegnanti, infuriati e stanchi dell’obbligo di dover insegnare sia alla classe in presenza che a chi era a casa. Una condizione unica in Italia, un’invenzione di Emiliano.

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Sulla scrittura dell’ultima ordinanza, dunque, sono intervenuti i sindacati ottenendo unitariamente l’eliminazione dell’opzione e, in conseguenza di ciò, lo sciopero degli insegnanti pugliesi, che era stato indetto per il 22 febbraio, è stato revocato.

Non più, dunque, l’assurda ed irragionevole contrapposizione tra diritto alla salute e diritto all’istruzione ma una soluzione univoca per tutti, se di reale situazione di emergenza si tratta: tutti a casa allo scopo di prevenire il diffondersi della temibile variante inglese e per consentire, in questo lasso di tempo, la vaccinazione di circa 90.000 insegnanti pugliesi, tra cui ci sono anche io. Il programma di vaccinazione è stato avviato a Bari, nel capoluogo pugliese, pochi giorni fa.

Non si comprende bene il nesso tra vaccinazione e chiusura delle scuole. Sembra, a ben riflettere, un pretesto per abbandonare gli istituti ed evitare, a livello regionale, il sovraccarico delle strutture mediche territoriali; si sa che la Puglia non aveva certo puntato sulla medicina territoriale, come il Veneto, ma sui grandi ospedali, come la Lombardia. Il paradosso è che siamo in zona gialla, le scuole sono chiuse mentre tutto il resto è aperto.

Il vaccino AstraZeneca, quello che a giorni mi inoculeranno, non offre la stessa copertura del vaccino Pfizer ma meglio essere vaccinata che non esserlo, meglio avere un minimo di protezione.

Il richiamo avverrà dopo tre mesi e non posso compiere una scelta diversa: è questo il vaccino destinato a insegnanti e forze dell’ordine. Si tratta di un vaccino under 55, non va somministrato oltre quest’età, ma una buona fetta dei miei colleghi l’ha superata ed è un dato risaputo che l’età media degli insegnanti è alta: non si assumono giovani nella scuola, io ho 45 anni, ero giovane ma giovani, dopo di me, non ne ho più visti, laddove il ricambio generazionale è molto importante perché porta una ventata di novità, nuove idee ed energie, mentre chi è più avanti nel percorso lavorativo trasferisce la propria esperienza.

Tutti a casa tranne i disabili però, come aiuto alle famiglie che, in periodo di pandemia, vedono ridotti gli spazi di vita alternativi alla casa. I disabili frequenteranno in presenza oppure, se lo vorranno, potranno opzionare per la dad ed anche qui l’ordinanza si espone a critiche. Solo i disabili a scuola? Si riaprono le scuole speciali chiuse nel ‘77 che, come i manicomi, erano luoghi di emarginazione e segregazione?

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Non è questo il modo: al posto di Emiliano avrei detto che, se i disabili devono frequentare, perché è giusto, un piccolo gruppo di alunni deve essere a scuola per assicurare l’inclusività e invece vedrò nuovamente vagare per i corridoi i miei colleghi laddove, non essendoci la classe, il disabile si rifiuterà di lavorare e si chiederà perché dovrebbe farlo se tutti gli altri sono a casa. Sarebbe una imposizione per loro, non si tratta affatto di bambini stupidi. Quando Virginia, la mia alunna, si rese conto che non c’erano i compagni - non se ne rese conto immediatamente - cominciò ad avere reazioni di rabbia e chiese di tornare a casa.

Gestire ore e ore di questi tipi di reazioni, fino all’orario di uscita, non è facile, è estenuante. Non si tiene un bambino da solo a scuola e senza la classe. È la negazione del nostro lavoro che è finalizzato all’integrazione: ecco perché dico che, chi scrive queste ordinanze, è incompetente. Accanto all’ammissione in presenza dei disabili andava posta, come condizione, la presenza di un piccolo gruppo di alunni; altrimenti tutti a casa, tutti in didattica a distanza, disabili compresi. Purtroppo chi ci governa, duole dirlo, non ha né cultura né sensibilità pedagogica.

Vincenza Amato

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