“STORIA DI STORIE DIVERSE”- (XLV)

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_21215/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Partendo da una discussione sulle questioni di più stretta attualità, negli articoli della rubrica si affronteranno anche le problematiche più generali del sistema scolastico, con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

In occasione della campagna vaccinale le lezioni si sono svolte a distanza, per tre giorni. Lunedì 1° marzo ci siamo vaccinati ed il giovedì successivo siamo tornati a scuola, ma ben poco si comprende a livello organizzativo. La decima ordinanza scolastica di Emiliano chiude gli istituti di ogni ordine e grado mentre almeno metà della popolazione scolastica rientra in presenza, su ammissione dei Dirigenti scolastici. Una completa contraddizione perché, se vi è una reale situazione di emergenza, le scuole devono rimanere chiuse e non riaprirsi a chi ne fa domanda.

Le classi sono piene a metà, mentre prima dell’ordinanza si erano nuovamente riempite, non avevamo più nessun alunno che seguiva a distanza. Le mie colleghe cominciavano a provare conforto per il fatto di poter fare lezione regolarmente alla classe e non davanti ad un computer. Ma Emiliano, il governatore della Puglia, ha pensato bene di svuotare di nuovo le classi, imponendo agli insegnanti una didattica mista deleteria, difficile da organizzare e poco efficace. D’altronde non c’è compattezza da parte del corpo docente. Sin da novembre avremmo dovuto protestare, far sentire la nostra voce e scioperare.

Invece tutti soffrono, si lamentano, perché si sentono vessati ma non si attivano. Con mesi di ritardo le sigle sindacali unitariamente avevano indetto uno sciopero di un’ora, forse per non far perdere la retribuzione di una giornata di lavoro, era uno sciopero regionale contro le ordinanze di Emiliano, visto che solo in Puglia gli insegnanti sono costretti contemporaneamente a fare lezione a chi è a casa, che spesso non sente ed interrompe la lezione e chi è in classe. Se non protestiamo, allora, accettiamo di essere mortificati nella nostra professionalità e non ci lamentiamo se, al momento di agire, ci tiriamo indietro pur di non perdere la retribuzione di un’ora di lezione.

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Mi sono assentata per due giorni da scuola, a causa degli effetti collaterali legati alla prima inoculazione del vaccino anglo-svedese AstraZeneca: febbre alta, forti dolori muscolari, mal di testa e nausea. Sono entrata in contatto con il Covid, nel modo più indolore, per una durata limitata di tempo. Solo tra tre mesi potrò effettuare il richiamo e pare che la copertura dal contagio, rispetto ai vaccini Pzifer e Moderna, si attesti ad uno scarso 60% con una forte protezione, invece, rispetto agli effetti più gravi del virus.

Abbiamo trovato primule e poltroncine nella palestra della nostra scuola, svolto colloqui per l’anamnesi, siamo stati vaccinati a gruppi di dieci e poi posti sotto osservazione per un periodo di tempo limitato. Oggi è stato molto bello ritornare a vedere i bambini e stare in mezzo a loro. Non potrei mai fare un lavoro diverso tra gli adulti.

Prima della campagna vaccinale, nel periodo dello scontro tra Regione Puglia e Tar di Bari, siamo rimasti a scuola senza alunni, facendo lezioni a distanza. La scuola si apre e chiude, ma è così da inizio anno. È un vero disastro per la continuità del lavoro ma anche per le abitudini dei bambini.

Oggi Virginia, la bambina disabile che seguo era disorientata e parlava poco; ha perso l’allenamento al lavoro scolastico, mi dice di essere stanca e che vuole tornare a casa. Io non posso insistere nel farla lavorare e allora giochiamo, ho tanti piccoli giochi nell’armadietto, servono in momenti come questo, in cui è necessario fare una pausa e stare con gli altri, socializzando e divertendosi. Si tratta pur sempre di bambini ed il gioco è una parte fondamentale della loro esistenza, è socializzazione, sperimentazione di nuovi ruoli, acquisizione di abilità.

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Oggi mi sembrava di essere in una scuola finlandese, la migliore al mondo, insieme a quella sud-coreana. I banchi erano disposti a piccoli gruppi, sembravano tante piccole isole, in quello spazio di solito così tristemente ordinato della classe. Era allegra la disposizione dei banchi: non uno alle spalle dell’altro ma uno di fronte all’altro. I bambini si spostavano liberamente e ciascuno decideva a quale gioco partecipare e a chi accompagnarsi.

Per un momento mi sono sentita felice di vedere un’immagine della scuola diversa. Solitamente gli alunni non parlano né giocano, sono lontani tra loro, si danno le spalle e soprattutto studiano, spesso noiosamente, per tutto il tempo e in tutto ciò, in questa importanza insopportabile data al programma, il bambino che ha delle difficoltà, che è fragile, rimane isolato o meglio sta con il suo angelo custode, l’insegnante di sostegno. Sono soli e distanti dal resto della classe, senza possibilità di interagire.

Vincenza Amato

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