“SE CADREMO SARÀ UNA CATASTROFE PER LA DEMOCRAZIA”

L’allarme della presidentessa del Taiwan: “Ci difenderemo, non ci piegheremo alle pressioni cinesi”

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Parole senza mezzi termini, ad inquadrare la propria visione della realtà dei fatti. Condivisibile o meno, ma ciò che è certo è che la dichiarazione di Tsai Ing-wen non lascia spazio a interpretazioni. “L’eventuale caduta di Taiwan per mano della Cina avrebbe conseguenze catastrofiche per la pace regionale e il sistema di alleanze democratiche, e segnalerebbe che nel contesto globale dei valori odierni l’autoritarismo può avere la meglio sulla democrazia”. È un allarme vero e proprio, quello lanciato dalla presidentessa dell’isola. La denuncia delle pesanti pressioni esercitate da Pechino avviene tramite un articolo pubblicato sulla rivista Foreign Affairs. Nel pezzo si specifica come non sia interesse di nessuna delle due parti in causa cercare lo scontro militare, essendo l’intenzione principale di colonia e madrepatria la distensione dei rapporti e la ricerca della pace. Come per i farmaci, però, occhio alle controindicazioni: “se la democrazia e lo stile di vita sono minacciati Taiwan farà tutto ciò che è necessario per difendersi, non ci piegheremo”.

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L’altro angolo del ring, ovviamente, non è d’accordo: Beijing non si fa problemi nell’ammettere che è disposta ad annettere anche con la forza l’isola taiwanese al proprio territorio. Ed è passata anche ai fatti: dal primo ottobre, simbolico giorno di ricordo della fondazione della Repubblica popolare cinese, ha fatto partire una serie di incursioni aeree verso Taipei. Un po’ di numeri, che non fanno male: 56 jet militari e 38 caccia J-16, un numero mai così alto, praticamente due briscole in una partita a carte. Non c’è due senza tre? Non c’è due senza tre. “Ho parlato con Xi di Taiwan e abbiamo chiarito che non penso che si dovrebbe fare altro che rispettare l’accordo”. Parola di Joe Biden, che commenta così la situazione dall’altra parte del mondo ai microfoni dei giornalisti alla Casa Bianca.

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Il presidente statunitense ha incontrato la stampa dopo un viaggio in Michigan, anche il ruolo degli USA in tutto questo rimane ancora un mistero. Nel mentre che i rapporti tra Taipei e Pechino raggiungono il minimo storico, come dimostrato dal ministro della Difesa isolano Chiu Kuo-cheng: “è la situazione più difficile che abbia visto in più di 40 anni della mia vita militare – asserisce – i comunisti cinesi hanno già la capacità di attaccarci ora, ma devono pensare al costo e alle conseguenze dell’inizio di una guerra”. Aggiunge Tsai, nell’articolo di cui sopra: “nel pieno di quasi quotidiane intrusioni dell’Esercito popolare di liberazione la nostra posizione sulle relazioni nello Stretto rimane ferma, Taiwan non si piegherà alla pressione né si lancerà in avventure anche mentre cresce il supporto da parte della comunità internazionale”.

Francesco Bulzis

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