“IL VIRUS DELLE VERITÀ”

Intervista a Antonio Gerardo D’Errico, candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ci svela qualche retroscena legato al coronavirus

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In questi tormentati mesi di pandemia siamo stati bombardati continuamente da notizie sul covid, senza capirci fondamentalmente nulla. Il libro del professor D’Errico è qualcosa di geniale, perché è riuscito, attraverso diverse verità, ad arrivare ad una sola tesi concreta. Le interviste a Gattinoni, Pregliasco, Spata e Ascierto, sono una pietra miliare in un’epoca dove l’informazione latita. Il suo approccio narrativo-scientifico rende questo testo scorrevole e molto apprezzabile al lettore. Insomma, una piccola enciclopedia sulle cause del virus e le sue verità nascoste.

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Antonio Gerardo D’Errico, biologo, poeta e scrittore per ben due volte vincitore del prestigioso premio Pavese (nel ’98 e nel 2000), candidato al Nobel per la Letteratura, la domanda sorge spontanea: perché un libro sul covid, dopo aver scritto numerosi romanzi e biografie di personaggi illustri?

È stata un’occasione per riprendere il contatto con la mia formazione professionale. Io non scriverei mai un libro scientifico, cioè un libro per la scuola, infatti non lo è. È un ibrido, dove c’è la parte narrata. Non parlo dei fatti in maniera asettica, racconto quando entro nelle case dei professori che ho intervistato, che impressione mi fa quella situazione; ci metto sempre qualcosa di letterario. Con il mio modo di essere scrittore è l’occasione concreta di poter tornare sulle mie conoscenze, sui virus e sulle pandemie. L’occasione di scrivere un libro con una valenza scientifica.

Con questo testo, dal titolo “Il Virus delle Verità”, che messaggio vuole lanciare, visto che di libri sul covid ce ne sono già molti?

È importante la genesi del libro, per capire poi il messaggio. Perché non avevo dei messaggi miei veri e propri, però mi son fatto carico dei messaggi di chi era dentro nel discorso delle malattie, degli ospedali e della clinica. Ho approfondito un po’ il concetto. Avevo già intuito che non c’era una verità, ma le verità, di questo virus.

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Nel suo libro troviamo firme importanti della scienza, come Luciano Gattinoni, Fabrizio Pregliasco, Gianluigi Spata, Paolo Antonio Ascierto: in che modo ha voluto raccontare la pandemia?

Premettiamo che l’importante è l’approccio dello scrittore per cercare di raccontare qualcosa di così complesso. Infatti, sono stato scelto per scrivere un libro del genere. La prima domanda che mi sono posto è: “da dove parto?” Parto da ciò che non so. La prima cosa che non conoscevo era la terapia intensiva e perché fosse importante. Pertanto, mi sono messo ad analizzare sul che cos’è realmente una terapia intensiva, visto che se ne parlava tanto. Per questo, grazie alla presenza del professor Gattinoni, un esperto a livello mondiale, sono riuscito a scomporre sul che cosa significhi avere una terapia intensiva all’interno di un ospedale.

Una domanda che può sembrare banale, ma perché ha scelto questo titolo? Non crede che sia stata fatta fin troppo informazione sul covid?

Perché appunto c’era da sciogliere il dubbio su alcuni aspetti e, siccome si sentivano tante verità, c’è rimasta una valanga di informazioni dove è difficile seguire un filo logico. In quella confusione o mancata spiegazione ho iniziato a spiegare una cosa alla volta.

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Tornando al concetto di informazione, a suo avviso su cosa si è sbagliato su questa pandemia?

Gli stessi esperti hanno detto che l’informazione è stata troppo gonfiata e subissata di notizie su notizie. All’inizio neanche loro sapevano che cosa fare, questo virus ci ha trovati impreparati e ci ha rimandati all’origine di qualcosa che non si conosceva. L’ipocrisia, a mio avviso, nello scrivere libri sul covid è proprio questo, non basta essere medici, ma per fare un libro bisogna essere scrittori.

Entrando nell’ambito letterario, il suo libro a chi vuole arrivare?

Io voglio arrivare alle persone che voglio sapere la verità, il mio libro parla delle verità, che vanno scomposte per arrivare ad una verità. Per me è inaccettabile che si travalichi il tutto sui mezzi d’informazione, per scrivere un libro del genere non si può essere solo giornalista o solo scrittore, occorrono tutt’e due le parti insieme, perché è di vitale importanza essere a conoscenza su che cos’è un virus, le sue mutazioni e come si traducono in infezioni. Ho cercato di essere insegnante, insomma come se parlassi ai miei alunni ed ho semplicemente spiegato tutto quello che ho scoperto.

Domanda finale di rito, che sottopongo ad ogni scrittore: ha un sogno nel cassetto che non è ancora riuscito a realizzare?

Ognuno di noi realizza i propri sogni la notte, quando dorme. Sicuramente non ho realizzato alcune mie volontà, idee, speranze e desideri, ma questo perché siamo vivi. Il nostro cammino si realizza fino alla fine. Ho appreso questa cosa nello scrivere la biografia di Marco Pannella. L’ho incontrato quando aveva già 80anni, eppure era un vulcano di idee e di sogni, sembrava un quindicenne per la sua voglia di vivere. Vivere significa arrivare ad un ideale da condividere.

Giuseppe Capano

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