“DONNE: PAZZE, SOGNATRICI, RIVOLUZIONARIE”

L’ALTRA META’ DELLA STORIA

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Nella stessa settimana del mese di novembre ho avuto la possibilità di scoprire due libri centrati sul medesimo tema: l’universo femminile. Uno l’ho comprato perché mi ha incuriosito il lavoro di un sociologo a me caro, di origini albanesi come me, e uno mi è stato regalato da un autore di cui avevo letto sempre e solo le traduzioni, poesie che fanno vibrare il cuore adatte a tutte le situazioni: quando ti senti triste, sola, innamorata, tradita, illusa e delusa, felice e orgogliosa. Poesie rivolte ad amici, familiari, parenti, mariti e amanti. Insomma, un pensiero per ogni occasione, un lavoro fantastico; di suo, pur conoscendolo di persona, non avevo letto nulla fino ad allora. È un tipo a cui non piace farsi tanta pubblicità, se non nel raccontare gli altri e, attraverso parole dense di significato, parlare di sé. Ho sempre percepito questo sottile dettaglio, perciò la sua figura mi ha sempre affascinata. Mi ritrovo in un bar ad ascoltare i suoi discorsi: non riesco a saziarmi delle sue parole, tutta assorta lo seguo con curiosità in ogni sillaba che pronuncia. I suoi ragionamenti forniscono soluzioni così facili a delle questioni che a me erano sempre sembrate senza via d’uscita. Ma questa è un’altra storia, che un giorno vi racconterò.

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Mi regala un libro il suo primo libro da leggere. Wow, un’opera dedicata alle donne! Io, pur appartenendo al genere femminile, ho sempre trovato difficile capire le donne. Da piccola giocavo sempre con i ragazzi, avendo peraltro un fratello maschio; mio nonno era il mio idolo, mio padre il mio campione. Di donne ne ero circondata, ma loro nella mia mente erano tutte la stessa, quasi uguali, non avevo mai dato importanza ad ognuna di loro perché, in fin dei conti, erano donne come me. Di donne ce ne sono tante. Anche mio nonno, quando sono nata - la prima figlia del suo primo figlio! - non era stato affatto contento della notizia: invece di dare a mia zia più piccola, che lo aveva informato della mia nascita, una mancia considerevole, le aveva donato due spiccioli colmi di tristezza. Poi, crescendo, sono diventata la sua nipote preferita, quella che avrebbe creduto nelle sue ideologie, che sarebbe diventata una giovane con cui a lui piaceva tanto chiacchierare, che avrebbe aiutato i nonni e la bisnonna nei mestieri di casa, che avrebbe studiato e per questo andata lontano lasciando in loro una grande malinconia che non hanno mai più potuto saziare fino alla loro morte.

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L’immigrazione ha distrutto quell’unità familiare che per quasi mezzo secolo era esistita nelle famiglie albanesi, e accettarlo così in fretta, così spaventosamente all’improvviso, non era facile per tutti. Anche questa storia, però, merita di essere raccontata in un’altra occasione. Torniamo a quel bellissimo libro che è capitato tra le mani. Sulla copertina un dipinto di Diego Riviera, "La vendedora de las flores", con il mio fiore preferito e un titolo che, da solo, basterebbe a garantire successo al libro: "Donne: pazze, sognatrici e rivoluzionarie", di Milton Fernández. Uruguayano di nascita ma italiano d’adozione, Fernández trascorre più della metà della sua vita in Italia. Vive a Milano, dove ha già lavorato in qualità di attore, autore, sceneggiatore, maestro d’armi e coreografo presso La Radio Televisione Svizzera e le reti Mediaset. Attualmente è Direttore Artistico del Festival della Letteratura di Milano. Quando mi ha detto la sua età sono rimasta di stucco: pensavo avesse almeno 15 anni di meno, con il suo fisico sportivo, il suo viso spettacolare, e una voce che cattura subito l’attenzione di chiunque.

Due libri che parlano di donne. Uno riporta solo il titolo e il nome dell’autore, l’altro anche i nomi di tante "autrici", in uno slogan allettante per il pubblico femminile. Donne che parlano di immigrazione, ma non delle loro esperienze, solo di freddi dati tratti da studi e statistiche di vario genere. L’altro, invece, racconta davvero di loro, pur senza stampare i loro nomi sulla copertina: bastano le loro storie di vita per farne un nome. Donne celebri, donne umili, donne studiose, donne comuni che nella loro sofferenza hanno illuminato una via che sembrava senza via d’uscita, nei meandri di esistenze tanto oscure da non lasciare spazio nemmeno al pianto, nemmeno al pensiero della miseria in cui erano coscienti di vivere andando avanti con una forza tale da far tremare i potenti e da dare un sogno da vivere ai comuni mortali.

cms_7908/4.jpgIl libro di Milton racconta la figura della donna che non ha paura di vivere la condizione in cui si trova, come solo il coraggio e la fierezza femminile sanno fare. Racconta la donna non come l’essere debole e fragile di cui abbiamo sempre sentito parlare, non come una vittima che accetta passivamente la sua condizione, ma come una creatura tenace, che si aggrappa forte al suo destino senza mollare mai, anche se non vede via d’uscita. In qualsiasi condizione, la donna è capace di creare una via d’uscita, non solo per sé. Fernández parla di donne non solo per raccontare le loro vite, me perché loro sono state capaci di cambiare qualcosa nel silenzio che avvolge il mondo femminile in questa società, che fin dalla sua nascita ha mostrato i sui affilati artigli “maschilisti”. L’autore ricorda come, sin da piccoli, si cresca con il pensiero che l’uomo sia più importante della donna: ci raccontano favole che esaltano il coraggio dei maschi che, pian piano, sono diventati gli eroi della società. Sin da piccoli ci è stato negata l’altra metà della storia, quella delle nostre nonne, delle nostre zie e madri che, con coraggio, hanno cresciuto noi e tante generazioni. Adesso è ora di cambiare strada, è ora di far emergere quella parte di storia mancante.

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Milton Fernández, dopo la pubblicazione di questo libro, è stato invitato a tantissime presentazioni letterarie in giro per l’Italia ma, soprattutto, da associazioni che aiutano le donne in difficoltà. E’ stato valutato e ammirato non solo dalle donne, ma anche dagli uomini stessi a cui, appunto, è sempre mancata l’altra metà della storia. L’autore racconta infatti vicende estremamente vicine alla nostra quotidianità, problemi la cui soluzione è davanti ai nostri occhi, ma che noi molto spesso non vediamo. Questo il mio ringraziamento per te, Milton Fernández.

Marsela Koci

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