“BLU AMETISTA”: LA FORZA DEL DESTINO, IL CORAGGIO DELLA RESILIENZA

Intervista all’autrice Daniela Porcelli

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Esordisce in questi giorni “Blu Ametista”, l’ultimo romanzo della poetessa, scrittrice e docente di diritto ambientale Daniela Porcelli.

Edito da Di Marsico Libri, il volume rappresenta la quarantunesima fatica letteraria dell’autrice, insignita di ben 39 riconoscimenti a livello locale e nazionale, tra cui il prestigioso Premio di Poesia Kibatek 2016, conferito dall’Università di Bari Aldo Moro.

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Daniela, per questo romanzo hai scelto un titolo particolarmente suggestivo. A cosa si deve?

L’espressione “blu ametista” è un riferimento agli occhi della protagonista, splendenti come pietre preziose, come specchi di lago.

Due occhi che sembrano brillare di luce propria.

Parlaci di questa affascinante e misteriosa figura…

cms_21885/download.jpgIl fulcro del romanzo è la storia di Marisa, che seguiremo in un’autentica altalena di emozioni. Il racconto comincia con la descrizione un’esistenza tranquilla, a tratti perfetta: lei, figlia del proprietario di un’azienda enologica immersa nella campagna, cresce all’interno di una famiglia medio-borghese. Vive la sua adolescenza nella spensieratezza degli anni ’80-’90, legata indissolubilmente a Luca, suo coetaneo con cui era entrata in contatto sin dai tempi della scuola primaria. Allora era solo una bambina, ma l’empatia verso quel fanciullo dagli occhi verdi e dai lineamenti perfetti si trasformò ben presto in amore…

Luca diventa così “uno di famiglia”, insieme frequentano il liceo classico e condividono meravigliose esperienze. Lo scenario si ribalta quando il giovane perde la vita in un banale incidente: parte così un’escalation di eventi che sembrano essere frutto di un destino beffardo, ma che saranno forieri di insegnamenti per la protagonista e per il lettore. Non a caso, a piè di pagina ho voluto riportare questa citazione di Jean de La Fontaine: “Spesso il destino fa di tutto per dirci qualcosa che non siamo pronti a sentirci dire”.

cms_21885/Foto_2.jpgSenza svelarci troppo, puoi descriverci alcune delle vicissitudini che Marisa sarà chiamata ad affrontare?

Certamente: dopo la morte di Luca, Marisa si rapporta con tanti nuovi personaggi e si ritrova ad affrontare un’amara realtà. Riscopre l’amore con un uomo che, dopo averle fatto vivere un sogno, si rivela essere egoista e manesco, sottoponendola a maltrattamenti domestici. Vive il dramma della solitudine e dello stigma connessi alla disabilità: a seguito di una profonda lesione al midollo manifesta gravi problemi nella deambulazione e, proprio all’apice della sua fragilità, finisce per essere schernita dai vecchi compagni di liceo. Colta dalla disperazione, Marisa cerca disperatamente di far affiorare le coordinate del presente per lanciarsi verso un futuro più roseo, ma resta intrappolata nell’eco del passato. Tra gioie e dolori, scoprirà a sue spese che talvolta è bene lasciar scorrere gli eventi, fare da spettatori e attendere che tutto vada come deve andare, che il destino faccia il suo corso.

In seno a questa profonda analisi introspettiva, Marisa giunge a un passo dalla tanto agognata felicità; ma ancora una volta la vita le pone dinanzi un interrogativo, che costituirà il finale a sorpresa del libro. Nelle sue battute finali, il romanzo si trasforma in un thriller psicologico in cui si cercherà qualcuno… vicenda che potrà trovare risoluzione solo in un ulteriore volume. Ho già in mente di impostare questa seconda parte in modo da ritagliarmi maggiori spazi poetici, che da sempre costituiscono la mia “nicchia” di preferenza. Il genere romanzesco mi consente, al contempo, di scandagliare con attenzione la vita della protagonista, cogliendo una più ampia molteplicità di prospettive.

cms_21885/Foto_3.jpgQuali ambientazioni fanno da sfondo ad una storia tanto carica di significati?

Il racconto è ambientato nel magico scenario del sud-est pugliese, in un contesto rurale delineato quasi “a pennellate”, descritto in maniera vivida e a tratti artistica. Mi sono lasciata ispirare dalle bellezze della Valle d’Itria, di Alberobello, Locorotondo, Polignano a Mare… un omaggio alla mia terra e alla mia gente, alle contraddizioni e agli ideali di una Puglia che non smette mai di stupirmi e stregarmi.

A fare da fil rouge è il tema del destino. Qual è la tua personale concezione in merito e quanto ti rispecchi nella storia di Marisa?

Scrivere è per me l’esito cicatriziale di un ideogramma di emozioni. Il racconto è quindi per certi versi autobiografico: ad esempio, condivido con Marisa - che lavorerà come giornalista per un magazine di cinema - una sfrenata passione verso lo spettacolo e la cultura a 360°. Ma non solo: anche io, come la protagonista, ho grande familiarità con un destino che talvolta sembra beffarsi di me. In ogni caso, credo che tutti noi, pur non avendo pieno arbitrio sulla nostra esistenza, dovremmo tentare di modellarla, consapevoli che la sofferenza può fare da preludio ad un futuro migliore. Non dimentichiamoci che sono proprio i percorsi irti di ostacoli a insegnarci la resilienza, una delle virtù più preziose… del resto, come recita un noto proverbio latino, “la fortuna aiuta gli audaci”!

Federica Marocchino

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