LA RESPONSABILITA’

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Che cos’è la responsabilità? Quando è nato questo termine? Ha un significato univoco? Un’etica della responsabilità è possibile? Il tema, per molti controverso, per tanti di non semplice approccio, è sicuramente di grande attualità e, pertanto, motivo di analisi e confronto. Ne propone una riflessione Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati generali delle Donne, in esito all’incontro incentrato sulla “responsabilità” come “didattica della concretezza” nel significato profondo, ed attuale, del “rendere conto”, collegato strettamente con il livello etico, in cui il pensiero delle donne ha espresso un pensiero diverso in un confronto tra le “Donne che ce l’hanno fatta” e gli “Uomini illuminati”. (Antonella Giordano)

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Che cos’è la responsabilità? Quando è nato questo termine? Ha un significato univoco? Un’etica della responsabilità è possibile? Queste le domande a cui varie filosofe hanno cercato di dare risposte attraverso un’analisi delle origini del concetto, delle sue trasformazioni e dei suoi paradigmi fondamentali: giuridico, politico, filosofico-morale.

cms_27005/2_1659417595.jpgNell’ incontro sul tema che tenemmo lo scorso 19 maggio abbiamo voluto dare al concetto di responsabilità il significato di “didattica della concretezza” nel significato profondo, ed attuale, del “rendere conto”, collegato strettamente con il livello etico, in cui il pensiero delle donne ha espresso un pensiero diverso.

La responsabilità nelle sue infinite declinazioni assume nella riflessione proposta oggi la sua analisi nell’ambito giuridico, professionale, medico, scientifico, culturale e filosofico-morale, in un confronto tra le “Donne che ce l’hanno fatta” e gli “Uomini illuminati”.

Il pensiero femminile ha abbandonato la strada dell’etica metafisica verso la responsabilità come cura del mondo comune (“cura politica” secondo Jean Tronto), come pratica sociale, o cura democratica, che comporta la “riduzione delle asimmetrie” nelle relazioni stesse di cura.

cms_27005/3_Francesca_Brezzi.jpgScrive Francesca Brezzi, una delle Donne che ce l’hanno fatta, docente, filosofa: “La cura quindi non confinata solo nel privato dei legami personali, ma quale dimensione morale e politica del rapporto individui-stato, da cui si disegna la ricontestualizzazione della politica in termini pluralistici e democratici.

Non solo, ma la responsabilità risponde alle pressioni dell’individualismo esasperato e rompe l’isolamento, consente di ritrovare un sentimento di appartenenza, un impegno con l’altro in quanto segno significativo dell’identità dell’Io”.

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E Vittoria Franco nel volume “Responsabilità” analizza il concetto dalle prime discussioni nelle quali prende forma il paradigma filosofico-morale, a partire dalla metà dell’Ottocento, con John Stuart Mill e i deterministi, che identificano l’essere responsabile con l’essere colpevole e la responsabilità con l’imputabilità. Fra le reazioni a tale impostazione, quelle dei kantiani e degli spiritualisti francesi, i quali propongono interpretazioni che lasciano spazio alla libertà e alla morale. Fra loro, due giovani filosofi: Lucien Lévy-Bruhl, col suo concetto di responsabilità vuota, e Jean-Marie Guyau, con la nozione di morale senza obbligo né sanzione. Nel prosieguo dell’analisi l’autrice, visitando alcune delle teorie etiche più importanti del Novecento, propone l’idea di un’etica della responsabilità come risposta possibile nell’epoca della fine della metafisica.

cms_27005/5_Hannah_Arendt.jpgIn Hannah Arendt vengono rintracciate tre diverse figure della responsabilità: come colpa, facoltà di giudizio e cura del mondo comune; in Ágnes Heller emerge la figura dell’etica della personalità; in Emmanuel Levinas la responsabilità si libera completamente dal peso della sua storia giuridica in quanto imputabilità e diviene darsi totalmente all’altro.

E infine, nelle critiche dei postmoderni all’universalismo – Bauman, Derrida, Apel, ma anche Ricoeur – l’autrice individua il luogo d’origine di un’etica della responsabilità come «autodeterminazione responsabile» e facoltà di giudizio.

Si dà così conto del fatto che in essa sono in gioco le due libertà, dell’io e dell’altro, che devono trovare il modo e la misura del con-vivere nell’equilibrio fra autonomia e limite. La responsabilità sorge nel momento in cui si arriva alla consapevolezza di lasciar essere anche la libertà dell’altro.

Isa Maggi

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