DISINTOSSICATI DALLA RETE PER RITROVARE IL TEMPO PERDUTO

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cms_25864/1.jpgIperconnessi in una perfetta sincronizzazione tra attività quotidiane e attività online. Abolita la differenza tra on e off, ci troviamo, chi più e chi meno, in una situazione di completa saturazione comunicativa all’interno della quale l’essere connessi alla rete è diventato qualcosa di automatico e, per certe cattive abitudini, vitale. Cambia la società e cambia di conseguenza lo stile di vita che accompagna miliardi di persone, sottoposte a uno status duale nel quale le uniche opzioni disponibili sono “disponibile” oppure “occupato”, ma mai la possibilità di uno status di disconnessione. La forte spinta diffusiva di una tecnologia aperta e disponibile, e soprattutto disponibile a tutte le tasche, ha cambiato le abitudini di vita lavorativa, di gestione degli spazi dell’intrattenimento e di occupazione del tempo libero degli individui; tempo e spazio hanno subito una contrazione e contemporaneamente una diversa gestione che ha reso l’organizzazione delle nostre giornate scandite dal nostro rapporto con la tecnologia. L’utilizzo costante della rete annulla la ricerca di un tempo dedicato a essa; la pervasività delle connessioni annulla lo spazio dove ricercare la disponibilità di una rete. L’utente è dunque privo di scuse che lo possano giustificare nei confronti di altri surfer per una mancanza di connessione o per non essere disponibile a ricevere una chiamata o a rispondere a un messaggio su una chat.

cms_25864/2_1651373868.jpgLa disponibilità continua e senza soste è paragonabile a un lavoro che siamo continuamente chiamati a svolgere pena l’esclusione dal gruppo dei pari e il senso di imbarazzo per essere stati mancanti nella comunicazione. L’essere connessi è diventata la caratteristica dell’uomo (in senso antropologico si intende) del XXI secolo, un’iperconnessione che spesso diventa compulsione fisica ed emotiva che si verifica quando pensieri e azioni di un individuo tendono a svolgersi seguendo una coazione a ripetere. Dobbiamo ormai rassegnarci a fare i conti con sempre maggiori giovani generazioni che nascono con la predisposizione a utilizzare i mezzi di comunicazione digitale. Ciò rende sempre più probabile il verificarsi e l’emergere di patologie inerenti per esempio la paura di non essere connessi con gli altri utenti (nomofobia) e dunque si teme di perdere lo status di continua reperibilità, chiave di una buona performance per chi vuole essere parte attiva nella società di oggi. La possibilità di essere e di mantenersi in contatto con gli altri rappresenta oggi un’opportunità unica e una risorsa necessaria per definirsi cittadini globali e informati, ma quando il bisogno di stabilire un contatto e, dunque, trovare una connessione subito disponibile diventa una necessità vitale e primaria che porta a isolarsi dal contesto circostante, l’uso in particolar modo dei social può allora trasformarsi in qualcosa di diverso e pericoloso, ovvero in una fonte di stress, perdita di autostima, maggiore vulnerabilità emotiva e depressione.

cms_25864/3.jpgNon si può pretendere il completo distacco da parte del singolo individuo dal mondo dei social, così come non è pensabile chiedere di eliminare tout court dalle proprie vite il web e tutte le sue implicazioni intrattenitive e informative. Si possono però tentare di stabilire dei momenti di pausa in cui dedicarsi ad attività messe forzatamente da parte o del tutto dimenticate una volta decisi a far posto nelle proprie vite ai device. Si può più di altre cose probabilmente implementare una serie di interventi che insegnino ai giovani cittadini di domani, come essere empatici e aperti verso gli altri, come aumentare la propria autoconsapevolezza, come mettere sotto controllo i sentimenti negativi ed essere perseveranti nonostante le piccole frustrazioni. Il compito è arduo e non deve essere per forza e sempre demandato alle solite istituzioni scolastiche ma ha bisogno dell’intervento anche di famiglie disposte a portare gli adolescenti a essere capaci di gestire in autonomia le proprie vite senza rifugiarsi dietro a uno schermo per sentirsi in sintonia con il mondo.

Andrea Alessandrino

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