L’ECONOMIA DELLA COLLABORAZIONE TRA RECIPROCITÀ E PROFITTO – PARTE III^

L’iniziale orientamento alla relazione sociale tende a trasformarsi in generazione di revenues

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Capitolo 6: La Sfera del Finanziamento. Gli autori si riferiscono soprattutto al crowdfunding e alle forme di raccolta di finanziamenti attraverso Internet. Tali sistemi possono coinvolgere vari tipi di relazioni sociali, da quelle parentali-amicali a quelle geografiche-territoriali, passando per quelle di tipo professionale-lavorativo fino a stakeholders generici. Esistono comunque anche nell’ambito del crowdfunding un insieme di modelli differenziati, ovvero:

  • Donation-based: è un sistema basato sulla donazione senza ricevere nulla in cambio.
  • Reward based: il finanziatore riceve una cartolina, un’anteprima del prodotto o del servizio, e quindi viene “ricompensato” dell’offerta;
  • Social lending: è un vero e proprio prestito che viene realizzato a tassi di interesse più bassi rispetto a quelli praticati dal sistema bancario;
  • Equity based: è un tipo di finanziamento che consente di entrare nel capitale di rischio con la possibilità di ottenere anche la partecipazione ai profitti;
  • Royalty based: il finanziatore riceve una parte dei profitti a titolo di royalties;
  • Civic crowdfunding: è una modalità di finanziamento attraverso la quale i cittadini partecipano alla costruzione di beni pubblici in genere locali.

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Il fenomeno del crowdfunding è abbastanza diffuso in Italia grazie anche al fatto che gli italiani sono stati pionieri del fenomeno anche prima di Kickstarter. Nel 2018 le piattaforme di crowdfunding hanno raccolto 111 milioni di euro. Infine, gli autori fanno riferimento ad alcuni casi di civic crowdfunding, ovvero:

  • Un passo per San Luca: iniziativa attraverso la quale la popolazione di Bologna ha partecipato alla ristrutturazione di un portico comunale;
  • Comune di Milano: dove l’amministrazione ha chiesto ai cittadini di partecipare con progetti e crowdfunding alla realizzazione di progetti per il miglioramento urbanistico.

Capitolo 7: I Fab Lab: Beni Collettivi dell’Economia Collaborativa. I Fab Lab sono stati creati da Neil Gershenfeld professore del MIT che nel 2001 ha tenuto una lezione dal titolo “How to Make (Almost) Anything”. I Fab Lab sono dei laboratori collaborativi nei quali è possibile produrre attraverso varie tecniche, come l’additive manufacturing,grazie anche alla presenza di capitale umano fortemente qualificato. Tali laboratori hanno avuto una ampia diffusione essendo presenti circa 686 Fab Lab nei 5 continenti. Gli autori analizzano la sociologia dei Fab Lab e scoprono che tali laboratori sono molto presenti in paesi come la Francia e l’Italia nei quali il capitale umano con competenze tecniche ed ingegneristiche non essendo adeguatamente impiegato e remunerato nel settore industriale trova modi alternativi di utilizzare il proprio sapere svolgendo un servizio alla comunità. Negli USA invece i Fab Lab sono stati associati alle scuole superiori.

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Capitolo 8: Le Piattaforme Collaborative in Italia: Tre Casi di Studio. Gli autori presentano tre casi di piattaforme collaborative presenti in Italia:

  • Airbnb: ha avuto una grande diffusione soprattutto nelle città d’arte italiane. È stato contestato dagli albergatori per il fatto di aver ridotto significativamente la durata dei soggiorni nelle città italiane. Il 55% degli host italiani sono donne. I proventi di Airbnb vengono re-investiti per finanziare altre attività commerciali-imprenditoriali. Airbnb è stata accusata di fomentare il fenomeno della airification: ovvero il fatto che i cittadini preferiscono affittare le case che hanno nel centro della città ed abitare nelle periferie, trasformando di fatto il centro delle città in parchi giochi per i turisti.
  • BlaBlaCar: è una piattaforma nata in Francia che si è diffusa molto anche in Italia. L’efficienza del servizio è dovuta soprattutto alla presenza di abbondanti recensioni che consentono agli utenti di valutare l’affidabilità del guidatore e stimare la qualità del viaggio. Il 25% dell’attività italiana di BlaBlaCar si svolge nel Nord-Ovest, il 34,5% nel Nord-Est. Gli utenti italiani utilizzano BlaBlaCar per finalità relazionali, di studio e di lavoro.
  • Gnammo: è un’app di social eating. Nel 2014 in Italia 300.000 persone hanno partecipato ad aventi di social eating. I ristoratori credono che il social eating vada regolamentato in quanto costituirebbe una forma di concorrenza. Gli utenti di Gnammo sono ubicati soprattutto nel Nord Italia: 39,8% nel Nord Est e 11,9% nel Nord Ovest.

Conclusioni. Gli autori concludono che l’economia della collaborazione può essere sviluppata soprattutto grazie ad un insieme di interventi: digitalizzazione, sicurezza e trasparenza, promozione ed integrazione dell’economia della collaborazione.

Considerazioni. Il libro rappresenta bene quelle che sono le fenomenologie sociali che sorreggono il fenomeno dell’economia della collaborazione. Tuttavia, occorre considerare che l’opera è stata realizzata prima della crisi pandemica, e quindi non fa nessun riferimento alle profonde difficoltà finanziarie di molte piattaforme collaborative come Airbnb, BlaBlaCar e Gnammo. Inoltre, non sono adeguatamente affrontati i temi del lavoro nella gig economy: per esempio, il caso dei riders e delle aziende del food delivery che proprio durante la crisi pandemica hanno avuto una crescita molto significativa. Se infatti consumatori e produttori possono aumentare la propria utilità attraverso l’economia della collaborazione mediante le piattaforme online è molto probabile che a pagare il prezzo siano proprio i lavoratori. Inoltre, gli autori mettono troppa enfasi sulla dimensione della reciprocità totale o parziale. Infatti, come è evidente le piattaforme di collaborazione online cercano il profitto e modificano il proprio modello di business per incrementare le revenue ed eventualmente puntare alla quotazione in borsa soprattutto in USA e UK. Non è quindi l’economia della collaborazione una forma che possa in un qualche modo “contrastare” il capitalismo ed al massimo rappresenta una forma alternativa - fino a prova contraria- del modello organizzativo delle big corporations. Probabilmente, le piattaforme collaborative potrebbero conservare un orientamento sociale più significativo se adottassero forme di organizzazione cooperativistica.

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PARTE II^:

https://internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ECONOMIA_DELLA_COLLABORAZIONE_TRA_RECIPROCIT%C3%80_E_PROFITTO_%E2%80%93_PARTE_II%5E_25816.html?fbclid=IwAR18nrN-NaBuawq_3lBUB-lvaLJXurQTLDbLn3F9ljaZ7aC25mWbR7Dentk#.Ym3ufdpByR9

PARTE I^:

https://internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ECONOMIA_DELLA_COLLABORAZIONE_TRA_RECIPROCIT%C3%80_E_PROFITTO_%E2%80%93_PARTE_I%5E_25779.html?fbclid=IwAR2M1wlkHP9nt-3hiLO0Xfdx0uNPFA8XHmLIdTNAtnVYFoWQVVjm2VdKEtY#.Ym3u5dpByR9

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Angelo Leogrande

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