DANTE “INTERNATIONAL” (II parte)

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cms_19758/2.jpgGli sforzi sono stati notevoli, ma finalmente, dopo anni di degrado, la Giunta comunale è riuscita a rendere questa zona un luogo incantevole. La dimora eterna del Poeta, racchiude al suo interno una lampada votiva settecentesca, alimentata con olio d’oliva dell’Appennino toscano, che viene donato ogni anno dalla città di Firenze durante una tradizionale cerimonia svolta nella seconda domenica di settembre, all’interno anche una bellissima opera d’arte.

Nel 1483 Bernardo Bembo, capitano e podestà di Ravenna, durante il dominio veneto, incaricò Pietro Lombardo di abbellire il sepolcro col ritratto che ancora si conserva dentro. Pietro Lombardo (1435/1515) lavorò a Padova e Venezia dove creò una fiorente bottega, lavorò in tutto il Veneto. Specializzato nella scultura funeraria, realizzò grandi monumenti, quello per il doge Mocenigo fu la sintesi della sua scultura, egli fu l’espressione in scultura, di ciò che era la supremazia veneziana del tempo.

Nella lastra Dante, è raffigurato in un ambiente che simula uno studio col soffitto a cassettoni, con tanti libri, c’è un leggio con un volume aperto e un altro su cui Dante poggia la mano. Ha la tunica ben panneggiata, il copricapo con cuffietta è cinto dal lauro e ha una mano appoggiata al mento, appare malinconico e pensieroso, evocando un grande intelletto, e una persona dabbene, serena e pacata.

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Prima di continuare su Dante vorrei fare un piccolo intermezzo sulla figura di Rinaldo da Concorezzo e il suo legame coi catari e i templari. A Concorezzo, in Brianza, da cui il Vescovo proveniva, si insediò la comunità catara più numerosa d’Europa. I catari si ribellavano alla corruzione del clero e auspicavano il ritorno della Chiesa alla primitiva purezza.

La Chiesa, anche con l’aiuto dell’Inquisizione si oppose da subito ai catari e li definì “eretici”, la loro dottrina era del tutto inaccettabile, va sottolineato che i catari rifiutavano il matrimonio, considerandolo mezzo di trasmissione del corpo umano da parte di un “dio cattivo” e non disdicevano neppure il suicidio. A Como, Milano e sul territorio operava intorno alla metà del 1200 Pietro da Verona, un frate dominicano e inquisitore. Un nobile di Concorezzo, di fede catara, commissionò l’uccisione del frate. L’assassinio di Pietro, causò l’intervento del Podestà di Milano a favore della Chiesa di Roma, fu quest’ultimo, non l’Inquisizione come molti erroneamente pensano, a organizzare una “caccia all’uomo”, che sfociò nelle stragi di catari ed eretici. In seguito alla intensificazione dello scontro con i poteri ecclesiastico e statale, la setta dei catari si estinse nei primi anni del 1300.

Ciò avvenne anche per la concorrenza di movimenti “puri” e pauperisti che si diffusero all’interno della Chiesa e poi sul territorio, come gli ordini mendicanti, i dominicani e i francescani. Rinaldo da Concorezzo è stato un arcivescovo cattolico nato a Milano e morto a Ravenna, qui sepolto in un bel sarcofago dentro al Duomo, nella Cappella del Sudore. Fu contemporaneo di Dante, col quale dovette avere quasi certamente dei rapporti. Morirono a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. Rinaldo da Concorezzo fu l’artefice dell’assoluzione dei templari italiani nel Concilio di Ravenna, inquisiti e minacciati dello scioglimento dell’Ordine per volere di Filippo il Bello il quale mirava ad impossessarsi dei loro beni.

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Condannò insieme ai suoi vescovi suffraganei la tortura e il terrore come mezzi per ottenere confessioni, non accettandole se estorte con questi metodi e in ciò si oppose anche alla volontà del papa Clemente V che ne voleva lo scioglimento. Fu un’anticipazione delle tesi di Cesare Beccaria del 1764! Rinaldo (siamo nel 1300) è veramente all’avanguardia se non accetta la tortura per strappare la presunta verità, una persona sotto tortura alla fine ammette tutto pur di essere lasciato in pace, non si può mai parlare di verità. Il processo da lui presieduto riconobbe l’innocenza dei templari, la cui pena finale fu soltanto una promessa di penitenza.

Papa Clemente V, furioso per il risultato, ordinò all’arcivescovo di riaprire il processo, e di applicare la tortura per ottenere delle confessioni ma Rinaldo rifiutò ancora.

Rinaldo nel 1311, nel concilio tenuto a Ravenna, legittimò il battesimo per aspersione…e allora? Non più l’immersione totale, ma solo qualche goccia, questo episodio fa pensare visto che il “battesimo” cataro, non prevedeva acqua, è mia opinione personale che il Vescovo non fosse contrario a certe idee di purezza di stampo cataro ma che fosse assai contrario agli eccessi… est modus in rebus (v’è una misura nelle cose)

(Continua)

DANTE “INTERNATIONAL” (I parte)

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Paola Tassinari

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