Wt:Social, il social network contro le fake news

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Di certo non ne sentivamo la mancanza, vivendo circondati da social network di ogni tipo e desiderio. Se ne contano ormai circa 206, a quanto dice la proverbiale enciclopedia in rete Wikipedia, ma è un elenco incompleto perché per esempio non compaiono molte piccole realtà del mondo social sparse sotto ogni latitudine. E allora come mai non passa giorno che ne vengano creati di nuovi? Per abbattere il monopolio di Facebook e dei suoi simili? Ingaggiare utenti scontenti e delusi dalle ultime disavventure di Zuckerberg sul fronte privacy e (s)vendita dei dati? Oppure vi sono più nobili motivi alla base della scelta di metter su una nuova piattaforma?

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È ciò che deve aver pensato Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, e “padre” di Wt:Social, il social network che punta alla condivisione di notizie vere perché verificate alla fonte e senza bisogno di pubblicità. Il debutto (per chi volesse iscriversi per ora è a pagamento ma poi sarà gratuito) è incoraggiante, ovvero 25mila utenti solo nel primo mese di vita per una piattaforma che si ispira alla pubblicazione di notizie collaborative, ispirandosi, e come dubitarne, alla piattaforma WikiTribune, che permette ai giornalisti e volontari di pubblicare solo notizie neutrali e verificate. Per Jimmy Wales l’urgenza di metter su un social in un mondo ormai congestionato da faccine, post, condivisioni, foto, ecc., è motivato dal problema del proliferare di fake news e di disinformazione che proprio sui social trovano terreno fertile per contaminare la pubblica opinione. Wt:Social ha invece come obiettivo diffondere solo notizie verificate per permettere così a tutti di tenersi informati in maniera corretta ed eliminare al contempo hate speech, trolling e fake news, vale a dire tutti i risvolti della medaglia degli attuali social network in circolazione.

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Lanciato senza tanti proclami il mese scorso, il social di Wales sta piano piano trovando accoliti grazie soprattutto all’assenza della fastidiosa intromissione dei messaggi pubblicitari oramai così invadenti su altre piattaforme. L’accesso è consentito ai maggiori di 13 anni con una quota mensile di 12 euro o un abbonamento da 90 euro all’anno (il costo dell’abbonamento col tempo scomparirà per lasciar spazio alla gratuità del servizio) e una volta registrato, chiunque può condividere informazioni e pubblicare un cosiddetto “talk”, ovvero un contributo in qualsiasi lingua. Inoltre, è possibile anche modificare le informazioni di qualsiasi altro utente, tutto nel vero e autentico spirito di Wikipedia. Il modello proposto da Wt:Social è un modo di intendere la vita sui social diverso, alternativo, un approccio che parte da una filosofia collaborativa nota a milioni di utenti del web e che sta alla base di uno degli strumenti più ricercati e utili della rete, Wikipedia. Basterà però il credo wikipediano per vincere la guerra contro le fake news? Sarà in grado di curare i miliardi di utenti dei principali social dalla dipendenza e dal rimanere incollati come ipnotizzati su una stessa piattaforma per ore? Riuscirà a fermare la marea nera dei discorsi d’odio e dei radicalismi beceri così lontani dal nostro sentimento umano? Per ora è una speranza, comunque un buon inizio, un punto di partenza e forse una svolta verso altre direzioni e contesti in cui la discussione democratica torni nel suo alveo d’origine.

Andrea Alessandrino

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