WEB TAX: CHI E COME COLPIRA’

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Con il maxi emendamento alla legge di bilancio del 2019 il governo si prepara a varare una nuova imposta sui servizi digitali che sostituisce la vecchia imposta sulle transazioni digitali introdotta con la legge di bilancio del governo Gentiloni del 2018. L’obiettivo è quello di riuscire a contrastare l’azione dei grossi imprenditori dell’industria digitale che sfuggono alle ordinarie regole di tassazione italiana prevista per il settore del digitale. La Web Tax colpirà non solamente i soggetti che esercitano un’attività d’impresa e che hanno la residenza fiscale in Italia, ma anche coloro che pur non avendo una presenza fisica nel nostro territorio hanno registrato un fatturato annuo non inferiore a settecentocinquanta milioni di euro e che abbiano dei ricavi derivanti da servizi digitali effettuati in Italia per un importo non inferiore cinque milioni e mezzo di euro. Questa manovra fiscale interesserà i servizi digitali derivanti dalla messa a disposizione degli utenti di una piattaforma digitale che permette di scambiare beni e servizi e di interagire dalla vendita di dati raccolti direttamente dagli utenti e della collocazione di spazi pubblicitari su piattaforma digitale.

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Grazie a questa nuova manovra di bilancio saranno soggetti alla nuova imposta sia i grandi giganti dell’industria digitale come Facebook, Google e Amazon, sia i soggetti prestatori di servizi multimediali che superano i limiti di fatturato previsti dalla legge. Verranno in tal modo penalizzati i gruppi editoriali residenti in Italia o in un altro stato europeo completamente estranei alle logiche di pianificazione fiscale volte ad intaccare la base imponibile nello stato di residenza per evitare di spostare i profitti in quei paesi che prevedono bassa fiscalità. La territorialità dei servizi effettuati potrà essere qualificata sulla base dell’indirizzo di protocollo internet del dispositivo che la persona utilizza per accedere ai contenuti delle attività digitali in considerazione del luogo in cui si trova l’utente al momento di accedere all’interfaccia digitale sulla quale avviene la fornitura per lo scambio di un bene o di un servizio con altro utente, nonché del luogo in cui è situato il dispositivo nell’istante in cui l’utente stesso accede alla piattaforma multimediale, su cui viene veicolato uno spazio pubblicitario.

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I soggetti prestatori di servizi digitali dovranno inviare una specifica dichiarazione annuale dell’importo totale dei servizi tassabili e lo stesso adempimento sarà posto come obbligo a carico dei soggetti non residenti, ma intenzionati ad operare come prestatori di servizi digitali nel nostro territorio. Il pagamento della web tax avverrà con un’aliquota del tre per cento su base trimestrale e sul valore complessivo dei ricavi da prestazioni effettuate. Questa nuova imposta partirà da metà anno e quindi il nostro governo ha stimato un gettito fiscale ridotto per l’anno 2019 cento cinquanta milioni di euro a fronte di una entrata complessiva nelle casse dello stato di circa oltre un miliardo di euro nel prossimo triennio ed oltre seicento milioni di euro negli anni successivi.

Anna Di Fonzo

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