WEB-TAX: MNUCHIN APRE A PADOAN

Nella seconda giornata della ministeriale finanze, il Ministro italiano dichiara: “La web-tax prende corpo, ci sono diverse proposte nazionali ma il g7 ci serve per lavorare a convergenza”

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Che la lotta all’evasione fiscale sia, da circa un ventennio, l’obiettivo principale del Governo italiano, è indiscusso, ma che possa ora coinvolgere anche i “giganti” del web, non residenti fiscalmente nel territorio, nessuno lo avrebbe mai pensato. Proprio in questi giorni, e grazie alla ministeriale delle finanze dei paesi del G7, Pier Carlo Padoan ha iniziato a discuterne con il capo delegazione statunitense, Steven Mnuchin. Dall’incontro bilaterale, il segretario al Tesoro americano ha mostrato una certa disponibilità, anche se non del tutto “a braccia aperte”, nel parlare di qualcosa che andrebbe a colpire le “multinazionali del web” residenti, per la maggior parte, proprio negli USA. “Non sono preoccupato dal piano americano sulla tassazione, valuteremo come l’ambizioso piano Usa sulle tasse ci riguarderà", ha detto dopo l’incontro Padoan.

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E per correggere il tiro, il ministro dell’economia italiano non perde l’occasione di allargare il dibattito, già annunciato per la conclusione dei lavori del G7, riunendo allo stesso tavolo gli omologhi delle nazioni, giunti a Bari: “La web-tax prende corpo, ci sono diverse proposte nazionali ma il G7 ci serve per lavorare a convergenza”. È un’occasione così ghiotta che non può non coinvolgere anche gli altri paesi più industrializzati. Sul piatto della bilancia, il titolare di Via XX Settembre ha intenzione di mettere una “cooperative compliance”, ovvero il regime di adempimento collaborativo istituito con Decreto Legislativo nel 2005, che “si pone l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente che miri ad un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti”. Il tutto verrebbe tradotto in Web-Tax. In sintesi, un eventuale accordo introdurrebbe un istituto di cooperazione per le imprese non residenti che appartengono a multinazionali con ricavi consolidati superiori a 50 miliardi di euro e che svolgono un’attività economica tale da configurare una stabile organizzazione in Italia. E per capire quanto importante è diventata la questione, stamattina il presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, Boccia, ha introdotto un emendamento alla Manovrina per far passare nel minor tempo possibile questo “accordo rafforzato” per le multinazionali del web.

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Insomma, sarebbe una sorta di invito, soprattutto per quelle imprese non residenti come Apple e Google che recentemente hanno definito per il passato i debiti tributari, ad accedere a tale regolamentazione. E che farebbero da apripista, creando un precedente, anche ad altre società come: Facebook, Amazon, Twitter, etc. Pertanto, l’occasione di avere i “sette grandi della terra” e di porre la questione non dal punto di vista solamente italiano, è davvero ghiotta. Per concludere, riguardo alla solidità del sistema bancario italiano, fonti della presidenza italiana del G7 fanno sapere che il Ministro dell’Economia italiano ha rassicurato Mnuchin dicendo che: “La situazione è migliore di quanto i media internazionali descrivono, e aggiunge che lo stock dei crediti in sofferenza, aumentato in questi ultimi anni di crisi, rientrerà a breve nei limiti previsti”. A tal proposito, e vista la riapertura in questi giorni della questione dell’Italia “maglia nera” europea in termini di crescita, iniezioni di fiducia sono arrivate anche dal commissario europeo agli Affari economici, Moscovici: “Sappiamo che ci sono delle regole, e l’Italia deve impegnarsi in un costante cammino che porti verso un processo di riforme”. E sul piano della flessibilità, invece, aggiunge: "Finora tutta la flessibilità è stata garantita; stiamo considerando le circostanze, non siamo rigidi". Non resta che aspettare i prossimi dati semestrali del rapporto deficit-pil.

(servizio fotografico di Roberto Pedron)

U. D.G.

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