Vincolo 3% PIL: lo rispettano tutti in Europa?

Nel 2003-2004 fu proprio la “rigorista” Germania a non rispettarlo

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Mercoledì 15 Ottobre il Consiglio dei Ministri Italiano presieduto dal giovane Premier Matteo Renzi ha dato il via libera alla Legge di Stabilità per il prossimo esercizio di bilancio 2015. Una manovra da 36 miliardi e che per la prima volta da decenni prevede una riduzione del carico fiscale per ben 18 miliardi. Sarà riconfermato e reso strutturale e permanente il Bonus Irpef di 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti. Poi un consistente taglio dell’Irap sul costo del lavoro per le imprese che peserà secondo le previsioni di Palazzo Chigi 5 miliardi di euro. Altri 1,9 miliardi saranno usati per agevolare le assunzioni a tempo indeterminato tramite il taglio dei contributi fiscali per tre anni alle imprese che decidono di stabilizzare i lavoratori riducendo cosi la platea del precariato.

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La manovra deliberata dal Governo italiano adesso è in viaggio per Bruxelles. Secondo le disposizioni del Two Pack (il nuovo regolamento di Stabilità Economica dell’UE),approvato nel Marzo del 2013 dal Parlamento Europeo, entro il mese di Ottobre di ogni anno i 17 Stati membri della zona euro sono obbligati a trasmettere i propri bilanci al vaglio della Commissione Europea. Tale organo istituzionale deve poi valutare la stabilità delle misure deliberate dai Governi secondo i parametri comunitari (vicolo 3% PIL). Diversamente dal passato, ove la Commissione poteva solo esprimere raccomandazioni agli Stati Membri e avviare procedure di infrazione per il non rispetto dei parametri, dal 2014 grazie all’introduzione del Two Pack può porre il veto e rispedire al mittente la legge finanziaria.

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Entro il 29 Ottobre, il Governo Italiano apprenderà la decisione dei commissari di Bruxelles. Lo stesso dicasi per la Francia che ha deciso di dire basta all’austerità e ha previsto una manovra finanziaria di ingente crescita di spesa pubblica per i prossimi anni per creare le condizioni di ripartenza dalla dura recessione economica.

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Questi vincoli di spesa sono le regole che più di venti anni fa gli Stati membri si diedero per adottare la moneta unica. Esattamente era il 1993 quando venne approvato il Trattato di Maastricht che nel 1999 portò all’introduzione della moneta unica in tutti paesi della zona euro. Per poter utilizzare un’unica moneta, gli Stati dovevano darsi delle regole comuni di disciplina di bilancio e finanze per evitare discrasie strutturali. Uno dei parametri era proprio quello del Deficit/Pil al 3%. Ovvero il deficit di spesa annuale che lo Stato non deve derogare è il 3% del Prodotto interno lordo di quell’anno. Ma questo parametro è davvero rispettato da tutti? Il primo Stato a subire un richiamo per deficit eccessivo è stata l’Irlanda nel 2001. Tra il 2003 e il 2004 fu proprio la Germania a non rispettare tale parametro. Nel 2012, secondo le ultime rilevazioni fornite da Eurostat,su 18 Stati membri ben 11 paesi non hanno rispettato il vincolo 3%.

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L’Italia rientra tra i virtuosi (insieme a Germania, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Austria e Finlandia). Nel 2013 il numero dei paesi non virtuosi è salito a 13. La battaglia che in questi giorni si sta consumando nelle aule di Strasburgo e Bruxelles è proprio questa. In un momento di recessione economica è necessario mantenere le rigidità di parametri studiati più di venti anni fa quando il ciclo economico della zona euro era in forte espansione? La titanica sfida è tra i rigoristi e falchi dell’Austerity (in testa la Germania) e i sostenitori di maggiore spesa e maggiore deficit (Francia e Italia) per finanziare e rilanciare la crescita economica.

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