Viminale-Tar, scintille su Open Arms

Riattivati i Tutor - Palio Siena, vince la Selva con cavallo ’scosso’ - E’ morto Felice Gimondi

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Viminale-Tar, scintille su Open Arms

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Scontro sulla Open Arms. Il Viminale ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato di impugnare la decisione del Tar a proposito del divieto di ingresso in acque territoriali. Lo riferiscono fonti del Viminale. "Peraltro nessun Paese europeo - sottolineano le stesse fonti - ha avanzato passi formali in direzione dell’accoglienza degli immigrati a bordo, mentre l’Italia sta ancora aspettando che altri Stati mantengano la parola data e prendano in carico quanti promesso in passato".

Secondo quanto ha annunciato una portavoce della Commissione europea, "sei Paesi membri sono pronti a dimostrare solidarietà e a partecipare alla redistribuzione" ha detto Vanessa Mock. Che ha ricordato come "la scorsa settimana la Commissione europea è stata impegnata in contatti intensi e siamo grati per la cooperazione" da parte di Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna. L’esecutivo di Bruxelles, ha sottolineato, "è pronto a fornire coordinamento e supporto operativo sul terreno non appena ci sarà richiesto e vuole che si trovi una soluzione per lo sbarco delle persone".

LA UE - Mock ha ribadito che "la situazione delle persone bloccate in mare per giorni e settimane è insostenibile" e ha rinnovato l’appello della Commissione ai Paesi membri perché si trovino "con urgenza soluzioni sostenibili e prevedibili" per permettere il rapido sbarco dei migranti in modo che ricevano le cure di cui hanno bisogno. "Questa - ha sottolineato - non è responsabilità di uno o due Stati membri, ma dell’intera Europa".

Per il fondatore della Ong Proactiva, "l’Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata e urgente" ha denunciato Oscar Camps, parlando di "reclusione forzata" dei migranti a bordo. "Peggio dei delinquenti - ha scritto su Twitter - questa reclusione forzata viola le regole minime per il trattamento dei detenuti adottate dal primo Congresso delle Nazioni Unite sul trattamento dei criminali".

IL FASCICOLO - Intanto, da quanto si apprende, l’inchiesta per sequestro di persona aperta dalla Procura di Agrigento è a carico di ignoti: è un atto dovuto dopo i due esposti presentati dai legali della nave della Ong spagnola e dai giuristi democratici. I legali hanno chiesto di procedere per sequestro di persona, violenza privata e abuso in atti di ufficio.

Nell’esposto presentato dai giuristi democratici viene contestata la condotta del prefetto di Agrigento Dario Caputo: in particolare i giuristi parlano di un "mancato rispetto dell’ordinanza del Tar del Lazio" sulla gestione dello sbarco dei migranti. L’altra denuncia è stata presentata dalla Ong "per ribadire - come spiegano all’AdnKronos - quanto già chiesto lo scorso 10 agosto, considerando il peggioramento delle condizioni sulla nave". Secondo i legali della Open Arms non sarebbe stato dato seguito all’ordinanza del Tar del Lazio che ha consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali per consentire il soccorso immediato delle persone bisognose. Nei giorni scorsi la Procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, aveva aperto un primo fascicolo sulla vicenda, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di ignoti, e uno per abuso d’ufficio. Il fascicolo è stato inviato alla Procura di Roma per competenza.

LA DENUNCIA - I fondatori di Emergency e Open Arms, Gino Strada e Oscar Camps, hanno sottolineato come da 15 giorni la nave "è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave è drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell’incertezza di quello che succederà. Sono persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre".

"Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo. Bisogna agire nelle prossime ore - dicono Camps e Strada -. Chiediamo che sia immediatamente autorizzato lo sbarco a Lampedusa prima che si aggiungano altre tragedie a quelle già vissute".

EUROPARLAMENTO - Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli: "La mia segreteria è̀ entrata in contatto con il comandante della missione Open Arms che ci ha descritto condizioni al limite del sopportabile. La situazione è diventata drammatica". Sassoli ha ricordato che "gli immigrati sono bloccati sulla nave da 14 giorni a 1 km dal porto di Lampedusa, cedendo ad atti di autolesionismo e perdendo la percezione della realtà. Le condizioni igieniche a bordo sono ormai precarie ed è̀ necessario consentire immediatamente lo sbarco. Auspico - ha concluso - che le autorità̀ italiane capiscano la gravità̀ e l’urgenza umanitaria a bordo della nave, consentendo loro di entrare in porto oggi stesso".

Via social Open Arms ribadisce tutta la drammaticità della situazione: "Giorno 15. Viviamo a bordo un’agonia insopportabile. 6 evacuazioni di emergenza in 2 settimane di calvario. Terra in vista e nessuna soluzione. I diritti delle 134 persone vengono calpestati ogni minuto di più. Se la politica europea non sa trovare soluzioni, chi deve farlo?". Nella tarda serata di giovedì sono state evacuate per motivi medici 9 persone, poi accompagnate a Lampedusa. E all’alba, sempre per motivi medici, altre tre persone sono state fatte scendere, come annunciato dalla stessa Ong su Twitter: "Evacuazione urgente di 3 persone e un accompagnatore per complicazioni mediche che richiedono cure specializzate. Tutte le persone a bordo devono essere fatte sbarcare urgentemente. L’umanità lo impone". Si tratta di tre maghrebini. Tra le persone evacuate c’è anche un uomo con i piedi perforati da ferite di arma da fuoco. L’uomo è stato trasferito presso la Guardia Medica di Lampedusa per le cure del caso. Un altro migrante era a rischio setticemia.

IL MEDICO - Delle 13 persone visitate al Poliambulatorio dell’isola, "solo una giovane donna era in condizioni critiche per una brutta otite. Aspettiamo la visita dell’otorino prevista per lunedì. Gi altri sono stati dimessi tutti e sono stati portati all’hotspot" ha detto all’AdnKronos Francesco Cascio, che da qualche mese è il responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa.

"Siamo stati avvertiti dalla Guardia Costiera - ha raccontato - che a bordo della nave ci fossero una ventina di persone affette da varie patologie. Così ho chiesto di poterle visitare. Però poi i miei medici che li hanno visitati, perché io non ero presente, hanno detto che solo una ragazza era affetta da otite". E "mi era stato detto che un’altra donna era affetta da emorragia vaginale - ha aggiunto - ma poi abbiamo potuto constatare che era un falso allarme perché aveva l’emoglobina a 11,3".

LE POLEMICHE - E ancora: "Queste polemiche sui referti medici dei migranti visitati al Poliambulatorio sono davvero fuori luogo. Un referto non può essere fazioso. Siamo medici e sono atti ufficiali. Non capisco davvero queste polemiche" ha poi detto all’AdnKronos Cascio, commentando i dubbi sollevati da più parti dopo le visite seguite sui 13 migranti evacuati dalla Open Arms. "Stavano bene - ha ribadito - solo una ragazza aveva una otite e verrà visitata lunedì dall’otorino che aspettiamo. Gli altri sono stati dimessi perché stanno bene".

A Cascio era stata anche segnalata la presenza di 20 migranti affetti da scabbia "ma tra i 13 migranti visitati non c’erano vasi di scabbia", come ha spiegato. "Il referto non è stato firmato da me ma dai medici del Poliambulatorio". Fino a poco tempo fa Cascio faceva politica a tempo pieno, prima da deputato nazionale di Forza Italia, poi da Presidente dell’Ars. "Io faccio il medico, forse qualcuno pensa che non potrei farlo dal momento che ho fatto politica?".

GARANTE DETENUTI - Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Maura Palma, segue con "preoccupazione" gli sviluppi della situazione delle persone a bordo della nave Open Arms. Il Garante, dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno che aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e trasporti, oltre che allo stesso presidente del Consiglio.

Nella lettera il Garante esprime "forte preoccupazione" per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ’Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ’trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani.

Riattivati i Tutor

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La Corte di Cassazione "ha cancellato la sentenza di appello che imputava ad Autostrade per l’Italia la violazione del brevetto di Craft", ritenendo "del tutto infondati i motivi" avanzati dalla Corte di Appello il 10 aprile 2018, con i quali "aveva ritenuto che il sistema di controllo della velocità media, cosiddetto Tutor, violasse le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft e dovesse essere rimosso". Ne dà comunicazione Autostrade per l’Italia in una nota, nella quale si riferisce che l’azienda, "in queste ore, ha già riattivato le squadre per la reinstallazione del sistema".

Come si legge nella nota, "la sentenza di appello fa seguito a ben 4 sentenze a favore di Autostrade per l’Italia e che il sistema Tutor era stato sviluppato e finanziato per decine di milioni di euro dalla società e affidato in comodato gratuito alla Polizia Stradale". Con la riattivazione, spiega ancora Aspi, viene consentita "la messa a disposizione" del sistema "in tempi brevi alla Polizia Stradale, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete tramite l’attuale sistema SICVe-PM. Si conta infatti, in coordinamento con la Polizia Stradale stessa, di poter attivare controlli della velocità media su circa 1.000 km di tratte entro i giorni del controesodo".

"La sentenza della Cassazione - scrive ancora Aspi - dimostra la correttezza del comportamento di Autostrade per l’Italia e la non brevettabilità di sistemi matematici noti, facendo giustizia delle accuse rivolte alla società e riprese anche da alcune popolari trasmissioni televisive. La sentenza dimostra inoltre - conclude la nota - la determinazione di Aspi ad operare nel rispetto delle regole e a tutela della sicurezza stradale. Autostrade per l’Italia ricorda infine che la sua rete è l’unica al mondo con un sistema di controllo della velocità media diffuso e sviluppato dal gestore stesso".

Palio Siena, vince la Selva con cavallo ’scosso’

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La Contrada della Selva ha vinto il Palio di Siena dedicato alla Madonna Assunta. I contradaioli con i colori verde e arancio con liste bianche hanno trionfato con il cavallo Remorex, un castrone sauro di 9 anni, giunto al traguardo ’scosso’. Il fantino che montava Remorex, il 34enne Giovanni Atzeni detto Tittia, è caduto alla curva di San Martino.

La Selva ha superato di una frazione la Contrada del Bruco che correva con il cavallo Schietta, un baio femmina di 9 anni, montato dal fantino Andrea Mari detto Brio.

L’ultima vittoria della Selva risale al 17 agosto 2015 quando conquistò il drappellone (’il cencio’, per i senesi) sempre con il fantino Atzeni che montava il cavallo Polanski. Nella storia del Palio, questa è la 39esima vittoria per la Contrada che ha un rinoceronte nell’emblema.

Il castrone Remorex ha corso tre Palii, compreso questo, e ne ha vinti due: il Palio straordinario il 20 ottobre 2018 correndo per la Contrada della Tartuca, montato da Andrea Coghe detto Tempesta, giunto al traguardo anche in quella occasione ’scosso’, e il 2 luglio 2019 per la Contrada del Drago.

E’ morto Felice Gimondi

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E’ morto per un arresto cardiaco, mentre era in mare, l’ex campione italiano di ciclismo Felice Gimondi. La tragedia è avvenuta nel pomeriggio nelle acque di Giardini Naxos, vicino Taormina, dove era in vacanza per Ferragosto. Gimondi, 77 anni tra un mese, si è sentito male mentre faceva il bagno. A dare l’allarme sono stati i bagnanti, ma quando sono arrivati i soccorsi era già troppo tardi: sono stati fatti massaggi cardiaci ma non c’è stato niente da fare.

"Ho avuto un solo idolo nella mia vita. Felice Gimondi. Ogni volta che lo vedevo era un’emozione perché quando ti innamori di un campione è per tutta la vita. Sei stato un grande Felice" ha scritto via Twitter il Ct della nazionale di ciclismo, Davide Cassani. "Ho avuto la fortuna di vivere tutta la sua carriera da vicino - ha poi aggiunto Cassani all’AdnKronos - nel ’73, quando vinse i mondiali organizzai la trasferta a Barcellona delle squadre nazionali, per cui da lì in poi ho potuto godere di tutti i suoi successi. E conoscere sempre di più l’uomo’’.

"Addio Felice, grande campione e signore nello sport e nella vita". La Federazione Ciclistica Italiana rende omaggio a Gimondi sul proprio sito, dove si legge che "l’improvvisa scomparsa di Gimondi scuote e commuove il mondo del ciclismo". Il presidente federale Renato Di Rocco annuncia: "Tutte le nazionali azzurre impegnate in Italia e all’estero porteranno il lutto e sarà osservato un minuto di silenzio in tutte le gare in calendario".

"Era un grande signore, un grande atleta, un grande uomo" ha poi detto all’AdnKronos Di Rocco, sottolineando che "è una grave perdita per tutto il mondo del ciclismo mondiale". Gimondi, "era un personaggio al di fuori degli schermi attuali, molto attento a se stesso, rispettoso di tutti, compresi gli avversari. Era un signore nel vero senso della parola".

Il suo ultimo Giro d’Italia lo corse nel 1978, l’ultimo vinto fu quello del 1976 ma in carriera i suoi successi hanno superato il centinaio: 118 per la precisione le vittorie da professionista nonostante l’ingeneroso soprannome di ’eterno secondo’, affibbiatogli negli anni dello strapotere del ’cannibale’, Eddy Merckx. Gimondi, bergamasco roccioso di Sedrina, all’imbocco della Val Brembana, classe 1942, ha amato la strada e praticato la pista per chiudere come dirigente sportivo una carriera aperta nel 1959 da allievo: prima vittoria l’1 maggio 1960 alla Bergamo-Celana, passando dilettante nel 1962 e arrivando a rappresentare l’Italia ai Giochi olimpici di Tokyo, 33esimo nella prova su strada vinta dal connazionale Mario Zanin.

Professionista dal 1965 al 1979, Gimondi può vantare, con pochi altri colleghi, la vittoria di tutte le tre grandi gare ciclistiche: il Giro d’Italia, nel 1967, 1969 e 1976, il Tour de France nel 1965 e la Vuelta a España nel 1968. Incassò inoltre il campionato del mondo su strada del 1973, una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e due Giri di Lombardia.

Il confronto diretto con Merckx ha contraddistinto gran parte della carriera di Gimondi e nel loro eterno duello il bergamasco ha battuto il belga in termini di maggiore longevità sportiva: prima vittoria ai massimi livelli al Tour del 1965 e ultima al Giro del 1976.

Due le squadre che hanno consentito a Gimondi di crescere e affermarsi e che lui ha ricambiato contribuendo a farle grandi: del 1965 al 1972 corse per i colori della Salvarani e dal 1973 al 1979 per quelli della Bianchi. Dopo il ritiro prese la direzione sportiva della Gewiss-Bianchi nel 1988 e nel 2000 la presidenza della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani. Dal 1996 in suo onore si tiene, in provincia di Bergamo, la Granfondo internazionale Felice Gimondi, patrocinata dalla Bianchi.

Redazione

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