Vertice di maggioranza sul Mes

Buona discussione, nessuna soluzione

Vertice_di_maggioranza_sul_Mes.jpg

Raggiunta una posizione comune? “No, la riunione è stata aggiornata” risponde Luigi Marattin, dopo circa due ore di vertice presso Palazzo Chigi. “Abbiamo fatto una buona discussione sul trattato, cui seguiranno certamente approfondimenti tecnici”. Solide le parole pronunciate da Marattin, da settembre 2019 membro del gruppo politico Italia Viva di Matteo Renzi, riguardo una questione spinosa al centro di sterili polemiche negli ultimi giorni: la riforma sul Mes, i suoi punti di forza e i vantaggi per l’Italia.

cms_15041/4.jpgL’acronimo Mes sta per Meccanismo europeo di stabilità, istituito nell’ottobre 2012, in sostituzione del Fesf, Fondo europeo di stabilità finanziaria, creato in seguito all’esplosione dei debiti sovrani in molti paesi d’Europa in difficoltà. Si trattava di un meccanismo temporaneo volto a supportare economicamente gli Stati dell’Eurozona. Il Mes, invece, presenta una natura del tutto permanente e si avvale di innumerevoli e differenti strumenti di prestito: prestiti nel quadro di un programma di aggiustamento macroeconomico, acquisti sui mercati primari e secondari, linea di credito precauzionale, prestiti per la ricapitalizzazione diretta e indiretta delle banche. La capacità complessiva di prestito del Mes è pari a circa 500 miliardi di euro.

cms_15041/2.jpg

Il 14 giugno, durante il primo governo Conte in Italia, supportato da Movimento 5 Stelle e Lega, l’Eurogruppo, composto dai ministri delle finanze dei paesi UE, ha concordato una bozza di riforma del Mes. Uno degli elementi cruciali della riforma è l’introdotta funzione di backstop del Mes rispetto al Fondo di risoluzione unico (Fdr), finalizzato a risolvere crisi bancarie negli Stati dell’Eurozona: in assenza di fondi a disposizione per il Fdr, si potrà far leva sulle risorse elargite dal Mes dall’ammontare massimo di 55 miliardi di euro. Inoltre, il Mes potrà fungere da mediatore tra Stati e investitori privati qualora fosse necessaria la ristrutturazione di un debito pubblico. Non meno importante ciò che concerne le clausole d’azione collettiva (CAC), non più a maggioranza doppia, bensì singola.

cms_15041/3.jpg

Le principali preoccupazioni e conseguenti critiche alla riforma sono legate prevalentemente all’idea che la ristrutturazione del debito pubblico possa divenire una precondizione necessaria e assoluta per l’ottenimento dei finanziamenti dal Mes. Il polverone mediatico sulla questione è stato sollevato negli ultimi giorni dalle aspre invettive di Matteo Salvini nei confronti del premier Conte: “Organizzate un confronto qui a Unomattina con Conte sul Mes? Se lui viene qua, o fa la figura del bugiardo o dello smemorato - afferma Salvini - Non vorrei che Conte avesse venduto la nostra sovranità per tenersi la poltrona. Se fosse andata così, allora saremmo di fronte ad alto tradimento. E, in pace come in guerra, è un reato punibile con la galera”. Altrettanto amara la risposta di Conte: “Oggi abbiamo scoperto che c’è un negoziato che è da un anno in corso: il delirio collettivo sul Mes è stato suscitato dal leader dell’opposizione, lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di Mes”.
"Oggi – aggiunge il premier - ci si meraviglia e lo stesso partito che partecipava a vertici di maggioranza sul tema scopre l’esistenza del Mes e grida allo scandalo: questo è un atteggiamento irresponsabile. […] Come i cittadini pretendono dal governo un atteggiamento responsabile, così io pretendo un’opposizione seria, credibile, altrimenti è un sovranismo da operetta".

Elena Indraccolo

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su