Venezuela di nuovo al buio

La verità dietro i black-out

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Nel paese che sta vivendo una delle emergenze umanitarie dalle conseguenze più disastrose e dal profilo istituzionale più contorto degli ultimi tempi, un grosso problema si è ripresentato mettendo il Venezuela in ginocchio: si tratta di blackout massicci che lasciano per ore al buio intere città. Era già accaduto nei mesi scorsi, e a farne le spese sono soprattutto gli ospedali che, ritrovandosi senza macchinari salva vita e talvolta senza acqua potabile, registrano importanti perdite di vite umane. Secondo quanto reso noto dall’organizzazione non governativa Netblocks, l’interruzione dell’energia elettrica avrebbe coinvolto tutti gli stati venezuelani, provocando problemi al 94% delle infrastrutture di telecomunicazione del paese. Negli ultimi anni il Venezuela ha visto aumentare il tasso di mortalità infantile, dovuto alle gravi carestie e alla mancanza di medicine; conseguenza dell’esorbitante tasso di inflazione. C’è stato, inoltre, un aumento della povertà (1,7milioni in percentuale). Sicuramente hanno influito le disastrose scelte di indirizzo politico in ambito economico tendenti verso un sistema produttivo a settore unico, quello petrolifero (nazionalizzato). In questa situazione socio-econimica, blackout di questo calibro risultano seriamente dannosi.

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Anche in quest’occasione il ministro della Comunicazione venezuelano, Jorge Rodríguez, vicino a Maduro, ha insinuato che non si tratterebbe di un incidente ma di "un attacco elettromagnetico", accusando quindi di sabotaggio le opposizioni, come già era accaduto in passato. "Dopo le aggressioni subdole subite dal sistema in marzo e aprile », afferma Rodriguez, « il governo ha introdotto protocolli di protezione e sicurezza che permettono di affermare che ci troviamo nel processo di riconnessione per restituire il servizio di energia elettrica nel minor tempo possibile ». D’altra parte Juan Guaidò, a capo dell’opposizione, riconosce il fenomeno dell’apagón, come una dimostrazione della radicata corruzione degli organi governativi, i quali starebbero tentando di nascondere l’incapacità del regime nel garantire un rifornimento costante di energia elettrica. Questo spiegherebbe anche la scelta di Maduro, in seguito agli eventi di marzo, di annunciare la realizzazione di un piano di razionamento dell’elettricità, che avrebbe comportato per 30 giorni la copertura elettrica di sole 18 ore giornaliere per 20 dei 23 stati venezuelani, da cui sarebbero stati esclusi Caracas, lo stato di Vargas e le regioni di confine di Amazonas e Delta Amacuro. É evidente che il regime arranca, ma questa situazione per quanto ancora potrà protrarsi?

Federica Scippa

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