VOSTOK… CANZONI CHE FANNO VOLARE!

Presentato il nuovo primo album dei D’Alì

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Alcune sere fa, presso la libreria Mondadori di Taranto, è stato presentato il primo album dei D’Alì, intitolato “Vostok”. Si tratta di un originale compendio di brani musicali, capaci di infondere nell’ascoltatore emozioni tipiche della giovinezza, espressione di quei sogni in cui la fa da padrone il tema del viaggio proteso fra passato, presente e futuro. Come vedremo più tardi, il nome conferito alla band, “D’Alì”, rievoca il famoso artista surrealista novecentesco, sostenitore del pensiero secondo cui “La realtà è molteplice nella sua unità”: è una perché la riconosciamo nella sua distinta oggettività, ma allo stesso tempo molteplice perché soggetta a un continuo processo di trasformazione. Questo perpetuo fluire e trasformarsi della natura esprime il carattere distintivo della vita, il suo dinamismo. La natura si manifesta attraverso i suoi tanti “travestimenti”, ed è compito dell’artista svelarne la molteplicità.

cms_7372/2p.jpg“Vostok” si presenta dunque come un album eclettico per la trattazione dei temi e dei punti di vista, pur rivelando la sua unità nel tema del viaggio inteso come una metafora da riferirsi all’esperienza che Jiurij Gagarin visse varcando per la prima volta lo spazio, quando ebbe modo di esprimere la totale meraviglia nel volgere il suo sguardo spirituale alla Terra e comunicare così con il personale della base sovietica: “La Terra è blu. Che meraviglia. È incredibile”.

Il gruppo pugliese esordiente, composto da Mirko Di Bello (cantante e chitarrista), Gianfranco Marturano, William Larocca (bassista) ed il chitarrista Alberto Motola, ha come supporto artistico una collaborazione importante, quella cioè col maestro jazzista Eddie Olivieri, vissuto per lungo tempo in America.

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Abbiamo incontrato il talentuoso cantante/chitarrista Mirko Di Bello, portavoce dei “D’Alì”, il quale ha voluto trasferirci la sua esperienza discografica e di vita, svelandoci tante piccole curiosità.

Come definirebbe il gruppo D’Alì?

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D’Alì è un’unione di sogni e un incontro di strade. Mi spiego meglio.

Generalmente, tanti gruppi musicali decidono di dedicarsi alla creazione di un proprio repertorio, dunque i creatori del progetto vanno alla ricerca di altri componenti del gruppo “idonei” alla loro causa artistica. Una volta formato il gruppo, si stabilisce che genere di musica suonare e si sceglie un nome consono al proprio stile. Poi i membri si chiudono in una sala prove e iniziano a creare con la speranza di poter poi trovare un’etichetta, un produttore, ecc.

Per noi è stato diverso.

Siamo arrivati ai D’Alì dopo più di dieci anni di musica e progetti condivisi: il nostro è stato quasi un percorso obbligato. Non ci siamo mai soffermati sul problema di un nome per il gruppo, di un genere particolare da seguire o di un repertorio. Semplicemente, un giorno abbiamo smesso di dedicarci a tutto quello che facevamo prima per impegnarci in questo percorso artistico.

Abbiamo pubblicato un disco, ma in cantiere ci sono già tanti nuovi lavori da sviluppare. Sono tutti frutto di un percorso naturale nella musica: avremmo potuto mettere in piedi un gruppo già tanti anni fa, eravamo sempre noi, ma non è mai accaduto, è accaduto solo quando era giunto il momento. Un giorno, rivolgendomi a Jeff Marturano, dissi: “Jeff, ti piace il nome Dalì?”. Ero tornato da Parigi, dove avevo assistito a una mostra del pittore Salvador Dalì, ed ero rimasto folgorato da un’opera in particolare, un cilindro di metallo posto perpendicolarmente su un acquerello. Muovendosi intorno ad esso, l’osservatore vedeva riflessa un’opera in continua trasformazione. La libertà di poter sperimentare ed esprimersi, unite alle raffigurazioni surreali e mistiche del tempo, mi impressionarono. Da sempre, pensando a una raffigurazione della libertà, si pensa a un paio di ali, così tornando in volo verso l’Italia pensai all’elisione delle parole “di e “ali”, fino ad arrivare a D’Alì, un riferimento alla libertà artistica, oltre che un richiamo al grande pittore spagnolo. Il nostro nome nacque così, per caso; alla mia domanda, Jeff rispose semplicemente: “Bello, cosa dobbiamo suonare?”

Ci parli dell’idea che ha fatto nascere Vostok.

Come anticipato, non c’è stata un’idea di partenza ragionata: semplicemente avevamo tanto materiale su cui poter lavorare, una raccolta di testi frutto di pensieri e riflessioni personali. Le canzoni erano solo abbozzate nella loro linea melodica, accompagnate da una sequenza di accordi molto regolari, in tipico stile pop. Successivamente, con il resto del gruppo - Jeff Marturano (batteria), William Larocca (Basso) e Alberto Motola (chitarra) - abbiamo migliorato le strutture e sviluppato tutti gli arrangiamenti. Poco prima di intraprendere il nostro viaggio in “Vostok” conobbi un grande maestro, Eddy Olivieri, famoso per i suoi trascorsi musicali a Los Angeles e per le sue qualità pianistiche. Originariamente mi impartiva lezioni di pianoforte, ma successivamente, ascoltando una delle mie idee, decise di dedicarsi con noi alla produzione del disco. Per noi fu un momento davvero importante.

Il titolo nacque in corso d’opera, se non erro durante la pre-produzione del quinto brano. Non ricordo come si generò in me l’idea di utilizzare le comunicazioni di Gagarin durante il suo volo nello spazio. Erroneamente ero convinto che la missione si chiamasse “Sputnik”, che fu in realtà il primo satellite lanciato nello spazio. Scoprii invece con grande sorpresa che la missione era stata chiamata “Boctok”, “Vostok” in italiano. Si dà il caso che quello fosse anche il nome di una nota marca di orologi russa e, considerato che il tema del tempo riempie le nostre opere, “Vostok” fu accolto da tutta la band come un nome venuto per caso, ma mai così idoneo a rappresentare noi e la nostra prima opera. “Vostok”, come la prima missione dell’uomo nello spazio e come una marca di orologi, un ponte verso il tempo.

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Qual è il tema che caratterizza la vostra opera discografica?

L’opera è un viaggio continuo tra esperienze di vita e riflessioni. Per noi, cantare il nostro vissuto è un modo per esorcizzare alcune cose che ci portiamo dentro. Ricordi legati a un amore passato, o all’ansia nell’attesa di un esame, alle speranze e le aspettative sul futuro.

Un’altalena continua tra vecchio e nuovo, realtà e immaginazione, dinamismo e staticità.

A quali stili musicali si rifà il vostro progetto artistico?

Siamo fortemente influenzati dalle correnti musicali degli anni ’80, in particolare dalla new wave e dal suo sottogenere new romantic. Cerchiamo di fondere tali orientamenti, rendendoli più moderni attraverso una contaminazione pop italiana anni ’90. Vostok si presenta come un disco eterogeneo, in cui si mescolano canzoni alternative e canzoni pop: si pensi a due dei singoli, “Vostok-1”, di matrice alternativa, e “Canzone per noi”, brano assolutamente pop.

Chi vi ha ispirati maggiormente nella composizione dei vostri brani?

La vita, le nostre esperienze dirette. Molte delle nostre canzoni rappresentano direttamente noi.

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I membri del gruppo, uniti da profonda amicizia, quali progetti vedono profilarsi per il lancio del loro primo album?

Il primo disco è un avvenimento importante. I nostri progetti prevedono un tour nazionale che ci consentirà di presentare il nostro lavoro a quante più persone possibile. La crescita musicale e artistica è un elemento che a ci sta particolarmente a cuore: l’obiettivo principale di questo disco è proprio il progressivo sviluppo in vista dei futuri impegni musicali.

Cosa vorreste dire ai tanti giovani coetanei della vostra Taranto?

Non bisogna mai mollare davanti alle difficoltà, può sembrare retorica ma non lo è. Gli ostacoli sono utili alla crescita personale e consentono di apprezzare le cose belle che arrivano, perché frutto di sacrifici.

Tante volte si inciampa, lo so, ci sono momenti in cui uno mollerebbe tutto. Ma non fatelo mai, perché è proprio nel momento in cui vi sentite spenti che dovete brillare un po’ di più; questo vale tanto nell’arte quanto nel mondo del lavoro, in generale è una regola di vita.

Non pensate troppo al passato e non crucciatevi del futuro, vivete il presente al massimo delle vostre potenzialità. Esiste una strada, anche se non la vediamo, e nel bene o nel male ognuno di noi la percorre. Ogni tanto ci tocca qualche deviazione, ma poi torniamo a percorrerla. Non credo ciecamente nel destino, ma nemmeno alla casualità: semplicemente, tutto va come deve andare.

Ester Lucchese

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