Uzbekistan, il paese dei social di Stato contro la rete

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Detiene il non invidiabile record di essere una delle dittature più repressive del mondo, con un presidente, il 78enne Islom Karimov, al potere dal 1991, eufemisticamente rieletto lo scorso anno grazie a un’elezione farsa, conclusa con il 90,3% dei voti. In una situazione del genere, in un Paese in cui le voci che solo osano contraddire o denunciare il clan familiare al potere nell’ex repubblica socialista sovietica, giornalisti e oppositori politici vengono con regolarità e puntualità nella migliore delle ipotesi arrestati, in altre circostanze non viene negata loro la tortura nelle pessime prigioni di stato.

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La libertà di stampa è una chimera e comunque non ha voce in capitolo, così come è negato l’accesso a internet, controllato rigidamente dal governo. Ed è proprio grazie alla rete che si è costituita in questi ultimi tempi una censura mondiale alquanto paradossale e diversa da altri regimi similari a quello dell’Uzbekistan: la propaganda contro internet avviene con i social network di regime. L’obiettivo è quello di controllare la giovanissima popolazione uzbeka attraverso un’operazione di concorrenza spietata e asfissiante a uno dei social network più noti al mondo, Facebook. È notizia di questi ultimi giorni il lancio infatti di una nuova piattaforma (il 38esimo social media partorito dal governo) con lo scopo precipuo di estendere il controllo sociale su una grossa fetta della popolazione civile, i giovani, per dissuaderne il dissenso e, nello stesso tempo, ridurre l’impatto dei siti più popolari tra i ragazzi. Internet in Uzbekistan sta conoscendo una diffusione con percentuali (anche in questo caso) bulgare: da poco più di 7mila persone connesse agli inizi del XXI secolo, si è passati in soli quindici anni agli oltre 12 milioni e mezzo di utenti collegati.

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Sono cifre esorbitanti e di cui il governo non poteva tener conto alla luce di una popolazione complessiva che tocca circa 30 milioni di abitanti. La crescita in termini di connessioni così come è accaduto in altre parti del pianeta, ha caratterizzato soprattutto i social network. La risposta del governo uzbeko di fronte a questa implosione di contatti e di voglia di condivisione della popolazione non si è fatta attendere, anzi, si è combattuta allo stesso livello del nemico, ovvero attraverso il lancio di decine di alternative social al ben più famoso concorrente internazionale. Non che le repressioni e le torture abbiano conosciuto un rallentamento, ma insieme a esse adesso si cerca di bloccare sin dal primo vagito i potenziali sovvertitori dello status quo uzbeko.

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Il Ministero delle Comunicazioni ha lanciato pochi giorni fa Davra.uz, social con il bollino di stato con la finalità di sottrarre utenti sia a Facebook che a un altro social di matrice russa, un tempo madre accogliente prima della grande diaspora post comunista. Insieme a esso in rete ci sono altre piattaforme social, sempre controllate dal ministero, con lo scopo di sottrarre utenti alla concorrenza. Uno dei più popolari e rigidamente controllato dagli uomini del temibile presidente è Muloqot.uz, lanciato nel 2011 in occasione della festa dell’indipendenza uzbeka e che viaggia verso i 200mila iscritti. L’idea del governo di convogliare l’utenza uzbeka verso i social di stato a discapito di quelli proibiti naturalmente nasconde uno scopo ben più palese: ottenere i dati degli utenti e monitorarli in maniera capillare. Si spera così di sedare ogni tentativo, anche in nuce, di rivolta da parte di potenziali sobillatori, in un paese dove un’alta percentuale della popolazione, come detto, ha meno di 30 anni.

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La tenuta dei regimi dittatoriali si tiene oggi attraverso il controllo della rete (bloccando i server di accesso a siti di notizie estere o a quelli di gruppi per diritti umani) e con la bulimia dei social, una tattica di controllo che sembra stia dando buoni risultati. Tra old media e new media in questo caso sembra proprio non esserci molta differenza. Cinema, radio, tv e internet offrono ai governi e alle multinazionali potentissime armi di controllo e indirizzo delle nostre labili e superficiali menti di massa intorpidite da spot televisivi ammiccanti e sessualmente espliciti e dalla piacevole dittatura dei like sui social.

Andrea Alessandrino

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