Uscire dalla crisi immettendo valuta per il circuito nazionale in biglietti di Stato (l’inchiesta 2^)

La proposta di Antonino Galloni, economista

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cms_16947/11v.jpgCovid-19, l’incubo di oggi che pare stia lentamente riducendo la sua aggressività, ma che obbliga all’attenzione massima, sta aprendo la strada ad un incubo altrettanto inquietante: la recessione. Una crisi economica italiana senza pari dal dopoguerra ad oggi, vittima della Germania dalla fine degli anni ottanta con Helmut Kohl, che vedeva in Italia la libera iniziativa di potenze del patto atlantico con la famelica Francia che temevano la nostra crescita industriale e produttiva.

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Un’Italia dove si era già avviata l’opera di smantellamento dell’industria statale italiana con le iniziative di Carlo Azeglio Ciampi e poi di Beniamino Andreatta già dal 1981. L’industria statale italiana era temutissima da Germania e Francia e l’opera di smantellamento da cui è nata la “grande privatizzazione” ha trovato in Andreatta un fervido esecutore tanto che propose di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, opera poi realizzata da Ciampi.

La nostra crisi odierna ha un’origine lontana per cui, per completare l’opera della grande privatizzazione era necessario servirsi di governi deboli, incompetenti e manovrabili da potenze straniere. L’obiettivo era di impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno tutte le altre banche sovrane nel mondo, e come ha sempre fatto la banca inglese.

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E’ indispensabile un raccordo storico, infatti il 9 novembre 1989 crolla il muro di Berlino e si ha la riunificazione delle due germanie; un’azione complessa che ha visto la Francia tra le nazioni artefici di questo passaggio politico internazionale, tanto che questa impone alla Germania di accettare l’euro ed eliminare il marco con l’impegno di escludere alla scena economica europea l’Italia. La caduta del muro di Berlino divenne un evento ghiotto per Germania e Francia, infatti in Italia sembrarono aprirsi nuovi spazi di intesa tra il PSI e un PCI libero dalla pregiudiziale sovietica, ma questo rapporto non si realizzò appieno, lasciando spazio a crisi continue di governi deboli e non decisionali. E’in questa grave crisi politica nazionale italiana che Germania e Francia mettono in atto le proprie strategie egemoniche.

Dalla prima alla seconda repubblica

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In Italia la scena politica è cambiata rapidamente con la scomparsa o il ridimensionamento di vecchi partiti e la nascita di nuovi: un terremoto nei difficili equilibri con governi sempre di transizione, tanto che il PCI con la crisi del Patto di Varsavia è entrato in crisi cambiando nome in Partito Democratico della Sinistra (PDS). Da questo si distaccò l’ala dell’estrema sinistra libertaria con il ramo veterostalinista, che diedero vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Nel 1991 ebbero vita la Lega Nord e La Rete, che orientavano i propri elettori rispettivamente al nord e al sud. Prese vita la Federazione dei Verdi, nel 1990, nata dalla fusione Federazione delle Liste Verdi e dei Verdi Arcobaleno. Nello stesso periodo venne scoperta l’organizzazione Gladio ma Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica nel 1990 e sottosegretario alla Difesa nel triennio 1966-1969, rivendicò con orgoglio il ruolo svolto per migliorare la struttura che a suo avviso, pur essendo segreta, era legittima.

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In quel periodo si tennero diverse competizioni elettorali che videro coinvolto il popolo italiano , con le elezioni europee del 1989 dove un elettore su quattro si era astenuto o aveva votato scheda bianca, mentre i referendum abrogativi del 1990 sulla caccia e sui fitofarmaci, non avevano raggiunto il quorum fermandosi tra il 42 e il 43% dei voti. Il 9 giugno 1991 si tenne il referendum abrogativo delle preferenze multiple per i candidati alla Camera dei deputati in favore della preferenza unica e la partecipazione al referendum fu elevata con la partecipazione del 62,5% degli aventi diritto, e oltre il 95% si pronunciò per la preferenza unica.

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Stiamo arrivando alla fine della prima repubblica con il 17 febbraio 1992 quando ebbe inizio l’inchiesta giudiziaria “Mani pulite” ricordata come Tangentopoli. Da qui venne fuori una crisi irreversibile, fino allo scioglimento della DC e del PSI, rispettivamente il più importante e il più antico dei partiti politici italiani. Nelle elezioni politiche del 5 aprile 1992 la DC ottenne il minimo storico dei suffragi pur conservando la maggioranza relativa, la Lega Nord ottenne un risultato sorprendente ottenendo quasi il 9% a livello nazionale.

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Il 27 marzo 1993 Giulio Andreotti fu raggiunto da un avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per attività di mafia; il 5 aprile fu indagato dalla Procura di Milano per finanziamento illecito e la settimana dopo dalla Procura di Roma per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli (avvenuto nel 1979).

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Il 18 aprile 1993 gli elettori furono chiamati a pronunciarsi sul referendum per la riforma elettorale del Senato della Repubblica trasformandola da integralmente proporzionale a prevalentemente maggioritaria e aprendo la strada a un’analoga riforma per la Camera dei deputati, con il 82,74% degli elettori che votarono a favore della riforma, e il 4 agosto successivo le Camere deliberarono la legge elettorale denominata «Mattarellum», che introdusse il sistema maggioritario misto, soppiantando il proporzionale puro che era considerato una delle cause dell’instabilità istituzionale e della partitocrazia.

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I cambiamenti nello scenario politico italiano furono repentini con uno stravolgimento generale dei vecchi equilibri, infatti il 26 gennaio 1994 si presenta nella scena politica Silvio Berlusconi fondando un nuovo partito, Forza Italia. A febbraio dello stesso anno il MSI creò un nuovo progetto politico chiamato Alleanza Nazionale. La fine sostanziale della Prima Repubblica coincise con le elezioni politiche del 27 marzo 1994, che segnò l’affermazione del bipolarismo in Italia. Da allora si iniziò a parlare comunemente di Seconda Repubblica.

La destabilizzazione italiana e l’egemonia franco-tedesca

cms_16947/10v_.jpgNei cinque anni di instabilità politica italiana prende piede la politica economica finanziaria di Germania e Francia, infatti dalla testimonianza di Nino Galloni emerge che il famoso 9 novembre 1989 era consulente del governo su invito di Giulio Andreotti che, per primo , da statista europeo, espresse il suo timore per la riunificazione tedesca. Andreotti era già al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi. Galloni riporta che “..a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno remava contro il piano franco-tedesco”. Pressioni forti da parte della Germania al governo italiano con imposizioni allo stesso Carli. La Germania gestiva concretamente i fatti interni della politica italiana.

cms_16947/12v.jpgI super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei morto nel disastro aereo di Bascapè nei pressi di Milano-Linate, il 27 ottobre 1962. Il velivolo fu manomesso nel sistema di apertura dei carrelli, che il pilota Irnerio Bertuzzi azionò quando il piccolo jet era già allineato alla pista di Linate, pronto per l’atterraggio. Una morte su cui non si doveva indagare in quanto in contrasto con i diktat stranieri.

Enrico Mattei lavorava per la crescita economico/politica dell’Italia come Stato Sovrano indipendente dal potere energetico straniero. La scia di sangue è continuata con la morte di Mauro De Mauro, il cronista del quotidiano di Palermo “L’Ora”, il cui rapimento trascinerà con sé altre morti. De Mauro la sera del 16 settembre 1970, si allontanava sulla sua Bmw con alcuni uomini di “Cosa nostra” che lo aspettavano sotto casa e sparì nel nulla. Il suo corpo non sarà mai ritrovato. Era stato incaricato dal regista Francesco Rosi di ricostruire, per la produzione del film su Mattei, gli ultimi due giorni di vita del presidente dell’Eni, trascorsi in Sicilia. Ad amici e parenti De Mauro confidò di avere in tasca uno “scoop che farà tremare l’Italia”.

Come scrisse Leonardo Sciascia, forse aveva detto la cosa giusta alla persona sbagliata o forse la cosa sbagliata alla persona giusta. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa.

cms_16947/13v.jpgIl secondo episodio a cui Galloni fa riferimento è l’eliminazione di Aldo Moro, sequestrato il 16 marzo 1978 a Roma dalle Brigate Rosse; il suo corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio successivo in via Caetani, nel centro della Capitale, dopo 55 giorni di prigionia. Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, fortemente collegate con i servizi deviati, con i servizi americani e israeliani. Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti. Continua Galloni ..“Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima”. Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo.

Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.

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Alla fine degli anni ‘80, la vera partita giocata dietro le quinte è stata la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorarono per cedere la sovranità nazionale. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese si è ritrovato in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico.

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Per comprendere l’attuale quadro di crisi che stiamo vivendo è indispensabile il raccordo storico precedente e su questo è fondamentale formulare proposte concrete per uscire dal baratro nel quale la emergenza sanitaria mondiale Covid-19 ci sta conducendo per mano dove, secondo Galloni ( www.scenarieconomici.it 15 Marzo, 2020), serve "la massiccia immissione da parte dello Stato di una moneta nazionale non a debito, parallela all’euro" , l’unica via percorribile , anche in un periodo limitato, ma indispensabile a far rimettere in marcia l’economia nazionale. All’ all’Adnkronos Galloni ha dichiarato :..” Ha creato scalpore e tanti commenti la dichiarazione della Merkel di fronteggiare l’emergenza economica conseguente al corona virus con 500 miliardi di euro; soprattutto, essa è stata interpretata come la tomba dell’euro stesso. Prima di entrare in alcuni aspetti “tecnici” della cosa, cerchiamo di vederne le premesse.

cms_16947/16v.jpgLa prima, ma la meno importante: a inizio settimana la Merkel affermò e ribadì che si sarebbero infettati circa 70 milioni di Tedeschi. Traduzione: noi non fermeremo né scuole, né sport, né industrie perché tanto non si tratta di qualcosa di così grave. A distanza di pochi giorni l’affermazione di cui sopra, la chiusura delle scuole, il fermo alle attività sportive, l’allarme industrie. Tra i due atteggiamenti, evidentemente, la Cancelliera ha cambiato i consiglieri sanitari ed ha appreso che il numero dei ricoverati (con sintomi) sarebbe potuto essere una piccolissima percentuale dei contagiati (senza sintomi e senza tamponi positivi), tuttavia la percentuale dei ricoverati in condizioni gravi o gravissime o con esito letale, un numero tale da cominciare a creare notevoli preoccupazioni.

cms_16947/17v.jpgLa seconda è molto più importante. Al posto di Draghi era stato designato un Tedesco che avrebbe dovuto fermare il quantitative easing e far crescere i tassi di interesse (così rivalutando l’euro e accontentando, almeno in parte, Trump che voleva e vuole la svalutazione del dollaro): così aiutando le banche tedesche in evidente crisi di redditività. Invece, a pochi mesi dal fatidico passaggio di consegne, ecco avanzare la Lagarde (certamente non una colomba, ma nemmeno un falco) pronta a continuare – più o meno – l’azione di Mario Draghi. Cos’era successo? La Cina rallentava e l’industria tedesca – dal canto suo – pure; nel conflitto tra quest’ultima (che voleva tassi bassi ed euro sottovalutato) e le banche, vince – come sempre in Germania – l’industria.

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Ma se l’industria tedesca – adesso, con l’emergenza corona virus o con la scusa emergenza – deve perdere parecchi colpi, delle due l’una: o si pompa la domanda interna ed europea o si fa saltare il banco perché, in assenza di soluzioni (per la finanza e per l’economia reale non ce ne sono senza ripristinare la centralità dello Stato interventista) è sempre meglio buttarla “in caciara”.
In queste condizioni, che senso avrebbe portare avanti il MES che sta all’attuale situazione come le brioches di Maria Antonietta alla Rivoluzione Francese?
Ciò detto, la Merkel ha le seguenti possibilità: 1) un grande prestito delle sue banche – pubbliche e private – che aumenterà il debito dei Tedeschi, ma che – al pari di quello dei Lander – potrà venir diversamente contabilizzato; 2) la emissione di titoli pubblici da far comprare alle sue banche (tanto il debito dello Stato – grazie all’éscamotage di non considerare quello dei Lander – non è altissimo e le banche sono piene di titoli tossici di cui allungare i tempi per finire alla BCE come Asset Backed Securities in cambio dell’agognata liquidità); 3) la emissione di moneta sovrana a corso legale nella sola Germania, cosa che già esiste e non sarebbe incompatibile con l’agonia dell’euro; 4) escluderei la Germania che immette direttamente euro, ma non ne sono tanto sicuro!

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La domanda che dobbiamo farci, pertanto, non riguarda tanto la fine dell’euro, ma quello che possiamo e dobbiamo fare a casa nostra, perché – in questa situazione (e non c’è solo il coronavirus!) – il vero malato in terapia intensiva è il debito; vale a dire la sua crescita – per un motivo o per l’altro – più sostenuta di quella dell’economia che, per varie ragioni, anche legate ai meccanismi di indebitamento, non cresce affatto.
Possiamo immettere moneta parallela a sola circolazione nazionale (ovviamente non per importare beni necessari, ma solo per sostenere la domanda interna).
Possiamo proporre una emissione non a debito della BCE per comperare in tutta l’eurolandia il 50% dei debiti pubblici e autorizzare un deficit sotto il 20% del PIL nei prossimi tre anni.
Diversamente, se non c’è collaborazione in questo senso o qualcosa del genere che serva a rompere o a interrompere la catena del debito, meglio prepararsi al piano B per fronteggiare le conseguenze del crollo dell’Impeuro”.

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Se vogliamo uscire vivi da questa crisi - spiega ancora Galloni - la strada da perseguire, non esclusiva comunque, è quella di immettere una valuta per il circuito nazionale in biglietti di Stato, stato-note e moneta elettronica, potremmo chiamarli ’euro-italiani’, da affiancare all’euro, anche metallici, ma di taglio diverso per evitare confusione". Famiglie imprese e Stati hanno bisogno di liquidità non di altro debito. L’era del debito è finita anche per i privati perché la redditività del 70% degli investimenti è negativa. Quindi avanti con la moneta non a debito come le statonote, basta con le alchimie della Disunione Europea, della politica attuale e della BCE.
Una formula "non contraria ai Trattati Ue, in quanto non menzionata", che andrebbe destinata al circuito produttivo e tornerebbe nelle casse dello Stato sotto forma di tasse, con benefici per il deficit che calerebbe. Prima emissione? "Pre-crisi sarebbero bastati 50 miliardi, alla luce del nuovo scenario neservirebbero, in base alle stime di calo del pil di Confindustria, 170 miliardi".

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Sul fronte dell’economia reale e del sostegno ai lavoratori colpiti dalle restrizioni dei provvedimenti anti-contagio, Galloni pensa inoltre ad "un reddito universale collegato ad attività di utilità sociale: dalla sanità alla consegna a domicilio o attività per il bene pubblico". Una sorta di "mobilitazione sociale, sulla scia di questo ritrovato spiraglio di solidarietà legato alla crisi e a compensazione della mancanza di democrazia dovuta alle limitazioni fisiche imposte dalle scelte delle autorità".

Una misura, conclude Galloni, "da indirizzare innanzitutto a tutta quella forza lavoro che non tornerà in tempi brevi alla sua vecchi occupazione: penso al settore del turismo, dei servizi ricreativi, del tempo libero in generale e dello sport di gruppo in particolare, della ristorazione".

Massimo Montinari

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