Una patente per navigare in rete

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Le enormi possibilità che la tecnologia ci dischiude sono direttamente proporzionali al recupero del senso di responsabilità di ognuno di noi. Se per ottenere il permesso di guida di un’automobile bisogna aspettare il compimento del diciottesimo anno di età e conseguire un documento che attesti la nostra capacità di condurre un veicolo, se per dirigere un canale televisivo e limitare la potenziale carica violenta in uscita dal tubo catodico Popper propugnava il secolo scorso una patente per la tv, adesso che viviamo tempi interessanti in tema di nuove scoperte tecnologiche e comunicative, ci si chiede quale possa essere l’età giusta per navigare in rete. La domanda potrebbe apparire tautologica in quanto tutti sanno bene che immergersi nel mare magnum di internet non si ha nessun tipo di vincolo e limite alcuno.

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E allora riformuliamo la domanda: qual è l’età giusta affinché un ragazzino possa ottenere una immaginifica “patente” per muoversi in totale autonomia in rete? A questa domanda ha provato a rispondere il colosso della new economy Google stabilendo che l’età giusta possa essere 13 anni. Secondo il potente motore di ricerca californiano se i minorenni volessero (ri)prendere possesso del loro profilo, creato in precedenza dai genitori con l’applicazione Family Link, lo potrebbero fare a patto appunto di aver compiuto il tredicesimo anno di età.

cms_7150/3.jpgFamily Link, per ora in fase sperimentale negli Stati Uniti, permette di gestire a distanza il rapporto fra i piccoli utenti e il loro smartphone con sistema Android, come per esempio quali applicazioni possono scaricare, quali video possono vedere, dove si trovano in un preciso momento e quando devono spegnere il dispositivo. Un genitore può con controllo remoto su uno schermo, bloccare il download di un’app o mettere un sito nella lista nera, sino a quando il proprio ragazzo non ha compiuto la maggiore età. Il limite di età in cui, per la legge americana, si può aprire un account Google, ma anche un profilo Facebook o Instagram senza il consenso dei genitori è quello di 13 anni, a eccezione degli account Google creati con Family Link per i minori di 13 anni.

L’azienda californiana ha stabilito e addossato la responsabilità di staccarsi dal controllo parentale nelle mani dello stesso minore. Fissare un limite anagrafico in cui una persona possa accedere autonomamente ai contenuti della rete, è un tema da un certo punto di vista ambiguo oltre che di difficile soluzione.

cms_7150/4.jpegBruxelles, per esempio, ha fissato a 16 anni il limite per inibire l’iscrizione alle piattaforme, pur lasciando la libertà ai singoli Stati di rimanere nella forchetta 13-16. In Italia per la legge sul cyberbullismo si è indicato i 14 anni come l’età minima per chiedere la rimozione di un contenuto. Paese che vai limite che trovi, con un denominatore comune che rimane l’acquisizione della consapevolezza dei rischi che si possono correre in una navigazione spregiudicata e senza limiti, e dei relativi strumenti per difendersi da potenziali aggressori in rete. Ragionare su patenti, età, controlli è auspicabile e corretto, d’altra parte è altrettanto importante ridefinire contorni e comportamenti eticamente conformi a un agire nel rispetto dell’altro, sia virtuale che reale.

Andrea Alessandrino

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